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La mafia in provincia di Agrigento, Cilona (Dia): “Cosa Nostra vive un momento di criticità, ma è in continua evoluzione” – VIDEO

febbraio 13th, 2018 | by Redazione Scrivo Libero

relazione-dia1Cosa Nostra vive un momento di criticità, ma è alla ricerca di una continua evoluzione“.

Lo ha affermato il comandante della Dia, la Direzione Investigativa Antimafia, di Agrigento Roberto Cilona (in foto) a margine della conferenza stampa di presentazione dell’ultima relazione semestrale sulla situazione della mafia in provincia.

Gli adepti – ha sottolineato il comandante della DIA – sono tanti, si prestano a servire o a iniziare questo loro percorso criminale all’interno dell’organizzazione, ma questo non significa che siano in grado di gestire la governance a livello decisionale. Un punto di criticità fortissimo che oggi sta vivendo Cosa Nostra e tutte le organizzazioni criminali della provincia“.

La classica divisione fra Cosa Nostra e Stiddra, oggi diventa quanto più evanescente, nel senso che il crimine organizzato ha la necessità di individuare camere di regia in grado di mantenere una determinata capacità operativa e conseguentemente si allea. Nel caso specifico l’entità più forte tende ad assorbire le altre. Questi fenomeni li stiamo vivendo e sicuramente oggi Cosa Nostra è la organizzazione più forte, riducendo così differenze storicamente più significative che erano basate su elementi della tradizione“.

La relazione semestrale evidenzia anche una differenza sul territorio di Agrigento del modus operandi del crimine organizzato tra centro e periferia, volendo fare una divisione schematica. Un entroterra molto più legato alla tradizione, molto più legato a business tradizionali e invece un centro dove si cerca di sperimentare l’individuazione di business criminali più appetibili“. Questo, ha più volte sottolineato il comandante della Dia di Agrigento, diventa necessario per la sopravvivenza dell’organizzazione che necessità così di quante più risorse finanziarie possibili. Business derivanti da vari settori in crescita, come ad esempio quello legato all’accoglienza dei migranti. Forme di economia “classiche” legate a nuovi canali nei quali la criminalità organizzata cerca di trovare nuove fonti.

Da un punto di vista operativo – si legge nell’ultima relazione –, l’articolazione agrigentina, in diretto collegamento con le consorterie palermitane, trapanesi e nissene, risulta quella maggiormente ancorata alle regole mafiose tradizionali, tanto da rendersi difficilmente permeabile dall’esterno. Proprio la vicinanza con la provincia trapanese, e la saldatura tra componenti locali e soggetti contigui al latitante Matteo Messina Denaro, concorrono a rendere fluida la generale situazione di governance. A ciò, si aggiunga la continua fase di riassetto degli equilibri mafiosi interni della provincia, quale conseguenza dei numerosi arresti, nonché dei decessi e delle scarcerazioni di uomini d’onore. Ad ogni modo, le più recenti evidenze info-investigative, confermano un’articolazione territoriale di cosa nostra basata su 7 mandamenti e 41 famiglie“. “Si continua, inoltre, a registrare, sebbene con ruoli marginali, la presenza di organizzazioni stiddare – non più in conflitto con le famiglie di cosa nostra – nei comuni di Bivona, Camastra, Campobello di Licata, Canicattì, Naro, Palma di Montechiaro, Favara e Porto Empedocle. In tale contesto, le consorterie mafiose, approfittando della tradizionale scarsa presenza di iniziative produttive, della perdurante crisi economica e della conseguente diffusa situazione di disagio sociale, trovano l’humus ideale per reclutare manovalanza criminale e per depauperare, allo stesso tempo, il tessuto produttivo sano“. “Cosa nostra agrigentina ha dimostrato, infatti, in più occasioni, di saper lucrare, oltre che sulle opere pubbliche, anche sulla filiera agroalimentare, sulle fonti energetiche alternative, sullo stato di emergenza ambientale e sui finanziamenti pubblici alle imprese, reinvestendo sovente i capitali illecitamente accumulati nelle strutture ricettive locali, attraverso prestanome e intermediari compiacenti. Tale circolo vizioso lascia spazio, comunque, alla possibilità di intessere relazioni criminali strutturate anche oltre l’ambito provinciale, finanche all’estero“.

(Guarda la videointervista)

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