Abusi su minori e minacce di rimpatrio: chiesta condanna pesante per un 39enne
Li avrebbe ridotti al silenzio con una minaccia precisa e ripetuta: parlare significava essere rimandati nel Paese d’origine. È su questo presunto meccanismo di paura che si fonda l’accusa nei confronti di un 39enne di origine bengalese, residente ad Agrigento, per il quale la Procura ha chiesto una condanna a 12 anni e 4 mesi di reclusione.
L’uomo è imputato per violenza sessuale aggravata e minacce ai danni di cinque minorenni connazionali arrivati in Italia senza familiari. Il processo si sta celebrando con rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Agrigento. La prossima udienza è fissata per il 22 maggio, quando prenderà la parola la difesa.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile, l’indagato avrebbe instaurato un rapporto di fiducia con i giovani, per poi condurli in luoghi appartati o nella propria abitazione, dove sarebbero avvenuti gli abusi. Un contesto reso ancora più grave dalla condizione di vulnerabilità delle presunte vittime, tutte prive di riferimenti familiari in Italia.
A impedire per lungo tempo ogni denuncia sarebbe stato il timore di essere rimpatriati: una prospettiva che, secondo l’accusa, l’uomo avrebbe utilizzato come strumento di pressione psicologica.
A far emergere la vicenda è stata la segnalazione di un operatore della struttura che accoglieva i minori. Le successive audizioni, condotte con il supporto di specialisti, avrebbero confermato i racconti dei ragazzi, fornendo elementi ritenuti coerenti dagli inquirenti.
L’imputato, arrestato nei mesi scorsi, resta detenuto in carcere in attesa della conclusione del procedimento giudiziario.




















