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Agrigento, al carcere Petrusa operazione “prevenzione”

“Con riferimento ad alcune notizie apparse su alcune testate giornalistiche “on line” (locale e Nazionale) e su carta stampata e al fine di far luce sulla vicenda nonché riportare un clima di accettabile pacatezza e serenità sia fra gli operatori interni che in seno alla comunità cittadina esterna, l’Amministrazione Penitenziaria Locale intende opportunamente rappresentare l’assoluta verità dei fatti nonché puntualizzare alcuni aspetti e/o punti che in alcune pubblicazioni non appaiono conformi all’oggettiva ricostruzione storica degli accadimenti”.

A parlare è il direttore della struttura penitenziaria di Agrigento, Valerio Pappalardo.

“Si precisa già a monte e “in primis” che l’ Organo direttivo periferico non era a conoscenza, durante la permanenza del detenuto interessato presso questa sede, della presenza di alcuna patologia specifica di natura infettiva, tant’è che la stessa è stata diagnosticata all’interno di altra struttura carceraria, e dopo il suo trasferimento da questo Istituto Penitenziario, e ne è stata data debitamente notizia a questo organo di vertice locale il quale con assoluta immediatezza ha investito della relativa problematica tutte le specifiche figure professionali di competenza (Referente Azienda Sanitaria Provinciale di riferimento – Medico Competente ex T.U./2008 e Responsabile interno Servizio Prevenzione e Protezione) onde principiare ogni afferente e dovuta procedura di profilassi e/o misura sanitaria necessaria. Alla luce di quanto sopra, ogni affermazione che sottolineasse un approccio metodologico alla tematica pressapochista o approssimativo o, “peius”, omissivo o coprente, è del tutto difforme dalla reale ed oggettiva veridicità di quanto concretamente accaduto nonché palesemente infondata cosi come totalmente inesatta e fuorviante è stata l’esternazione riportata da una testata giornalistica affermante che i test di controllo sarebbero stati eseguiti solo dopo delle attività di protesta nonché il richiamo al mancato coinvolgimento dei familiari nelle attività di controllo da porre in essere all’interno della struttura che non è statuito dalle linee guida sanitarie operative, fermo restando l’obbligo di avvertenza a tutti gli operatori che interagiscono con la popolazione reclusa a vario legittimo titolo.
Allo stato dunque, come da ultima e recentissima certificazione sanitaria sulla problematica clinica del Medico Referente A.S.P. non esiste presso questo Istituto Penitenziario alcuna forma attiva di infezione tubercolare, puntualizzandosi che comunque stanno ad oggi proseguendo i relativi percorsi di accertamento diagnostico per tutti gli interessati.
Stante quanto sopra delineante l’attuale “status quo”, tanto si trasmette la presente per la dovuta e relativa attività di rettifica correttiva delle notizie eventualmente difformi o imprecise riportate nelle testate sull’argomento, secondo le vigenti norme disciplinanti la materia, e restando in attesa della connessa e nuova pubblicazione mediatica nonchè adeguata e utile divulgazione”.

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