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Cronaca Regioni ed Enti Locali Spalla

Agrigento, l’avvocato Giuseppe Arnone torna in carcere

Nella giornata di ieri l’avvocato Giuseppe Arnone è stato nuovamente arrestato su ordine del Tribunale di Sorveglianza, per avere violato le prescrizioni cui era sottoposto per il regime di semilibertà, che gli impedivano ogni tipo di comunicazione attraverso l’uso di pec, mail, social, ecc.ecc.. Mentre si trovava presso il suo studio legale di Agrigento in via Minerva – recita una nota -, è stato prelevato dagli Agenti di Polizia Penitenziaria e condotto presso il Carcere della Petrusa di Agrigento“.

Nell’Ordinanza notificata i giudici hanno revocato la misura alternativa della semilibertà, rigettando ogni richiesta dell’Avvocato Arnone e dei suoi difensori, gli Avvocati Menallo e Principato, che avevano fatto Istanza di differimento della pena per presentazione della Domanda di Grazia. L’avvocato Arnone stava scontando in regime di semilibertà una condanna per “diffamazione”, reato che sulla base di numerose direttive CEDU nonché dell’Ordinanza 132/2020 della Corte Costituzionale, non potrà essere più sanzionato con la pena della detenzione.

L’Avvocatessa Principato ritiene che, “l’Avvocato Arnone sia ormai rimasto l’unico in Italia e forse anche in Europa a scontare una pena detentiva intramuraria per il “reato di diffamazione”, se si considera che nell’Udienza Pubblica di giorno 22 giugno lo stesso reato verrà sicuramente modificato con l’abrogazione tout cout della pena detentiva, qualora il Parlamento non abbia provveduto in tal senso, sempre eliminando la pena detentiva con una legge ad hoc.
A seguito di questo grave fatto accaduto, l’avvocato “Peppe Arnone” ha comunicato nei brevissimi minuti precedenti l’arresto, che già da domani comincerà lo Sciopero della Fame, in quanto la libertà di espressione è un diritto Costituzionalmente garantito non solo dalla Costituzione della Repubblica Italiana ma dalle Carte Costituzionali di tutti i paesi civili e anche dall’Atto Costitutivo dell’Unione Europea. Non a caso la Corte di Strasburgo ha più volte sanzionato l’Italia per non essersi allineata a quelle che sono state da parecchio tempo le sue direttive in tema di Pene detentive relative al reato di diffamazione, reato che non può essere più sanzionato con la reclusione in carcere“.

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