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Agrigento, morte Chiara La Mendola: scontro in aula fra difesa e parti civili

Si è ieri mattina il processo d’appello nei confronti dei due dirigenti del Comune di Agrigento, condannati in primo grado per l’omicidio colposo stradale nel quale è deceduta la giovane Chiara La Mendola.

In apertura dell’udienza si è avuto un durissimo scontro tra gli avvocati degli imputati, Giuseppe Scozzari e Antonino Manto, e gli avvocati delle parti civili costituite, Giuseppe Arnone e Daniela Principato, che assistono i genitori e il fratello Marco della giovane morta nel sinistro stradale.

“In apertura dell’udienza – cita una nota dell’avvocatessa Daniela Principato – l’avvocato Giuseppe Scozzari e l’avvocato Antonino Manto hanno preso la parola per chiedere in via preliminare l’esclusione degli avvocati Giuseppe Arnone e Daniela Principato asserendo che i loro assistiti, ovvero i genitori e il fratello Marco, avevano implicitamente rinunziato alla costituzione di parte civile. Secondo gli avvocati Scozzari e Manto i genitori e il fratello Marco, per via, appunto, del pagamento della provvisionale da parte degli imputati, non erano più da considerarsi titolati a rimanere nel processo.  L’avvocato Scozzari ha anche prodotto documenti e memorie mettendo in rilievo che la quarta parte civile, il fratello Ignazio, aveva esplicitamente rinunziato, con accordo scritto e preciso sul punto, alla costituzione di parte civile”.

“A queste richieste – continua la nota – degli avvocati Scozzari e Manto hanno replicato in modo ampio, impegnando molti minuti dell’udienza, i legali delle parti civili: per l’appunto l’avvocato Arnone ha ribadito che l’accordo tra i genitori e il fratello Marco degli imputati riguardava solo ed esclusivamente il pagamento della provvisionale che questi ultimi erano obbligati a versare immediatamente per via della statuizione della sentenza di primo grado. E la richiesta in tal senso di non partecipare al processo d’appello, avanzata dagli avvocati Scozzari e Manto al momento del pagamento della provvisionale, nell’agosto del 2018, era stata respinta in modo deciso e netto dall’avvocato Arnone, che nella ricevuta di pagamento della provvisionale aveva espressamente scritto che le parti civili da lui difese, unitamente all’avvocatessa Principato, sarebbero state presenti anche in appello. Dopo questa prospettazione delle reciproche argomentazioni, finalizzate da parte dei legali Scozzari e Manto a mettere fuori dal processo gli avvocati Arnone e Principato, la Corte d’Appello ha preannunziato che dovrà studiare gli atti e decidere alla prossima udienza fissata per il prossimo 02 aprile 2020. Gli avvocati Arnone e Principato avranno tempo fino al 10 di marzo per depositare memorie e atti per confutare ulteriormente le argomentazioni dell’avvocato Scozzari. Nel suo intervento avanti alla Corte Arnone ha anche ricordato il suo impegno affinché la povera Chiara La Mendola ottenesse giustizia sin dalle primissime ore dopo la sua morte. Il giorno di Capodanno del 2014 l’avvocato Arnone era sui luoghi della buca a fare gli esperimenti col suo consulente in ordine all’urto e alle problematiche di guida che causava quella profonda buca a chi l’attraversava con un motorino. Come si ricorderà, l’incidente mortale è avvenuto la sera del 30 dicembre 2013”.

L’avvocatessa Daniela Principato ha commentato: “Questa mattina la Corte di è occupata soltanto del tentativo di mettere fuori dal processo noi avvocati di parte civile, e di conseguenza la Corte ha potuto maturare la convinzione di quanto sia importante ed incisiva la nostra presenza in questo processo. Non ho dubbi che la richiesta dei difensori Scozzari e Manto sarà rigettata perché totalmente infondata”.

Com’è noto, gli imputati in primo grado sono stati condannati ad un anno ciascuno di reclusione pena sospesa, al pagamento di una provvisionale di 25.000,00 euro per ciascuno dei genitori e di 10.000,00 euro per ciascuno dei fratelli, mentre il Tribunale di primo grado ha demandato al Giudice civile la quantificazione del danno effettivo al di là della provvisionale.

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