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Agrigento, riapre il viadotto Petrusa: siamo sicuro che c’è da festeggiare?

Come annunciato, stamani la nostra testata giornalistica non ha voluto partecipare all’evento inaugurale dell’apertura al traffico del nuovo Viadotto Petrusa.

Al taglio del nastro erano presenti il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Giancarlo Cancelleri e le alcune autorità che non sono volute mancare alla riapertura al traffico del tanto attesto tratto stradale dopo tre anni dalla sua chiusura.

Un vero e proprio “evento” quando, teniamo a sottolineare ancora una volta, di evento non c’è nulla se non il ritorno ad una normalità attesa e sperata; anni in cui agrigentini e non solo hanno dovuto far sentire la propria voce per accelerare procedure e cantieri.

Poco importa se da Agrigento per arrivare a Palermo lungo la statale 189 ci si impiega circa 2 ore e 30 minuti; poco importa se il “nostro” Viadotto Morandi resta uno squallido serpentone; poco importa se ancora non si conclude la statale 640… poco importa, oggi tutti i riflettori sono su un “ponticello” che ripristina (e ci teniamo a sottolinearlo, ripristina) la viabilità fra la città capoluogo e Favara.

Insomma, tutto come da copione con le massime autorità che si dicono pronte a tagliare nuovi nastri e nuovi “successi” per quelli che passano per veri e propri traguardi raggiunti, ma che per noi resta la semplice e pura “normalità”.

La nuova struttura presenta un’estensione complessiva pari a 120 metri per tre campate di uguale lunghezza di 40 metri ciascuna.

La massa complessiva della carpenteria metallica è di 374 tonnellate e la larghezza della piattaforma stradale è pari a 13,2 metri, con due corsie da 3,5 metri per senso di marcia, oltre a banchine laterali pavimentate di un metro e marciapiedi di 2,10 metri per lato.

L’opera ha comportato un investimento complessivo di oltre 3 milioni e 700 mila euro e, come noto, sostituisce la vecchia struttura per la quale nel 2017 furono condotte approfondite verifiche tecniche in esito alle quali risultò che le condizioni strutturali non ne consentivano ulteriormente l’utilizzo in sicurezza.

L’analisi costi/benefici, finalizzata a valutare la migliore soluzione possibile tra messa in sicurezza della preesistente struttura e demolizione dell’opera e successiva ricostruzione, fece propendere per la seconda ipotesi.

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