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Agrigento, ricordata la figura di Ezio D’Errico

Alla conferenza da me tenuta il 17 settembre nella corte dell’Accademia di Belle Arti di Agrigento per ricordare Ezio D’Errico, il più grande scrittore nato ad Agrigento dopo Luigi Pirandello, isolato in vita e trascurato da morto, hanno partecipato insieme ad alcuni esponenti del mondo della cultura anche numerosi artisti ed operatori del mondo teatrale. La loro presenza ha dimostrato un interesse autentico ed una sensibilità comune che tracciano una direzione chiara e condivisa nel processo avanzato dell’impegno culturale per Agrigento. Sono intervenuti al dibattito, avanzando le loro proposte sul tema, tra gli altri, Gaetano Aronica (Presidente della Fondazione Teatro Pirandello), Giovanni Moscato (Fondatore e Direttore Artistico del Teatro della Posta Vecchia), Antonio Liotta (Edizioni Medinova), e gli autori e registi Giovanni Volpe e Salvo Di Salvo.

Appare chiaro che proprio da Ezio D’Errico, questo genio rinascimentale nato in terra di Agrigento, bisogna ripartire non potendo più dire di non conoscerlo. Ripartenze teoriche, ma anche concrete. La città deve conoscere il grande scrittore di romanzi gialli degli anni ’30 che alla fine della sua vita si configura come il padre del teatro dell’assurdo in Italia, un drammaturgo visionario che racconta sulla scena l’insensatezza del mondo dando vita alla cosiddetta categoria del “teatro della solitudine”.

Si è convenuti sulla necessità che D’Errico – che, per una folle sorte, non è mai stato rappresentato in Italia – torni sulle scene, e proprio da Agrigento riparta la diffusione dei suoi lavori per il teatro, e le sue opere vengano rieditate e finalmente lette. Rassicurazioni e impegni concreti sono stati concordati per questo fine, e intanto per il 2021, anno nel quale saranno celebrati i 2600 dalla fondazione di Akragas, mi impegno alla organizzazione di una giornata di studio sull’autore, con presenze del mondo accademico e culturale, e alla fondazione di un premio annuale di drammaturgia intitolato a Ezio D’Errico che abbia respiro nazionale e possa configurarsi come un momento di celebrazione del contributo enorme che gli scrittori di Agrigento hanno dato al teatro moderno.

Beniamino Biondi

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