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Editoriali

Agrigento, Stato di Diritto? Quella verità che speriamo venga a galla

occhiCucchi, Aldrovandi, Ferrulli, sono solo alcuni degli esempi più lampanti di come a volte agenti delle Forze dell’Ordine si trovano al centro di fatti di cronaca che li vedono presunti autori di abusi che in primo luogo “infangano” il nome delle Istituzioni.

Chi viene preso a manganellate, chi viene sparato ad altezza d’uomo e chi invece è vittima di semplici abusi “quotidiani” che restano nel silenzio più assoluto. Una responsabilità che a volte vede complice anche il silenzio della stampa e dei mass media, rei di non dare “voce” a quelle storie e a quei “fatti” di cronaca che alimentano i “potenti” di turno, liberi di spadroneggiare come nel Far West.

Agrigento, lo si sa è terra di pirandelliana memoria, terra che porta in sé tutte le ambiguità del caso; una terra che qualcuno definisce “dannata”, ma pur sempre una città d’Italia dove vigono, almeno si spera, quelle regole di uno Stato di Diritto che dovrebbero salvaguardare il rispetto dei diritti e delle libertà dell’uomo.
Diritti, che a volte sembrano però svanire anche nei codici e nelle leggi di questo Stato. Diritti negati, abusi e soprusi che nessuno ha il coraggio di denunciare.

Su tutti un “fatto” sul quale, senza voler entrare nel merito, occorre riflettere e fare, ognuno nella sua intimità, una profonda riflessione su ciò che può facilmente incorrere un comune cittadino di questa terra. Per carità, non siamo dinnanzi, fortunatamente, ad eclatanti fatti di cronaca che raccontano vittime o gravi abusi come quelli narrati nelle recenti cronache nazionali, nè vogliamo essere “colpevolisti”. Per questo siamo sicuri che la “verità” verrà a galla, mettendo in luce l’esatta vicenda che stiamo per raccontare esclusivamente tenendo in considerazione le riprese video rese note. Ma andiamo con ordine.

Sono oramai mesi che assistiamo ad una accesa presa di posizione del noto avvocato agrigentino Giuseppe Arnone contro la Procura della Repubblica di Agrigento. Una “guerra” che l’avvocato Arnone ha condotto su specifici “fatti” accusando con toni accessi la gestione della Procura agrigentina.
Abbiamo infatti assistito più volte all’esposizione dallo studio legale dell’avvocato, sito proprio dinnanzi il Tribunale di Agrigento, di striscioni “denuncia” con i quali venivano esposte alcune delle “battaglie” portate avanti da Arnone.
Nessun cenno da parte della Procura, se non le presenze costanti di uomini delle Forze dell’Ordine che hanno più o meno avuto modo di placare le “sfuriate” dell’avvocato.
Tutto oramai sembrava essere un copione che si ripeteva: Arnone denunciava con i suoi striscioni, e le Forze dell’Ordine intervenivano. Tutto fino ad oggi, ovvero fino alla pubblicazione di un video, reso visibile sul profilo YouTube di Arnone, nel quale si porta a conoscenza il “modus” da parte degli uomini delle Forze dell’Ordine che tentavano di “placare” Arnone, inscenando ciò che mai nessuno si sarebbe aspettato. Le immagini ovviamente raccontano la storia di una vicenda che dovrebbe far riflettere ogni cittadino. In uno Stato di Diritto, in uno Stato basato sul rispetto e sulla fiducia delle Istituzioni, può mai accadere ciò che è successo?
Una domanda su tutte: se si ravvisano dei reati o delle illegalità perché non procedere secondo quelle che sono le leggi e le regole poste a fondamento di uno Stato di Diritto?
Su questo e su altre vicende si spera che qualcuno possa intervenire affinchè vi sia il rispetto delle regole e delle leggi.
Ed è bene ricordare che la ricerca della verità oramai si scontra con una sorta di omertà diffusa; ma sarebbe opportuno rompere quel muro di omertà!!!

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