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Alla Valle dei Templi le rappresentazioni teatrali “Lysistrata” di Aristofane e “Troiane” di Euripide

parco1Il Parco Archeologico della Valle dei Templi, in collaborazione con la Compagnia BANNED THEATRE Sabato 22 Luglio, presenta l’adattamento della commedia di Aristofane di Valentina Ferrante con Giovanna Criscuolo, Micaela De Grandi, Valentina Ferrante, Federico Fiorenza, Massimiliano Geraci, Giovanni Rizzuti e la REGIA di Valentina Ferrante & Micaela De Grandi. MUSICHE di Luca Mauceri.

La commedia è stata rappresentata per la prima volta ad Atene alle Lenee del 411 a.C L’opera non fu messa in scena dall’autore, ma da un certo Callistrato (che alcuni studiosi ritengono però un semplice pseudonimo di Aristofane).

Il sesso fa muovere il mondo! Lysistrata lo sa, ne è convinta e mette in atto uno stratagemma creativo e surreale: tutte le donne greche dovranno astenersi dall’avere rapporti sessuali con i mariti finché la guerra del Peloponneso non sarà cessata. Il cast di Banned Theatre propone un divertente adattamento della famosa commedia ed affronta con impegno il tema attualissimo ed universale della guerra.

“In realtà la guerra è più un affare da donne, perché esse ne sopportano il peso due volte: partoriscono i figli con dolore, li allevano con tanto amore e poi li vedono andare via a fare i soldati!”.
Non trascuriamo un punto importante: le donne sono naturalmente e semplicemente MADRI.
Le madri portano la vita dentro e dunque ne comprendono appieno il valore. Nell’atmosfera giocosa della Lysistrata si toccheranno dunque temi salienti, ma si evidenzierà soprattutto l’aspetto comico del testo di Aristofane, offrendo uno spettacolo al contempo divertente e riflessivo.

Aparco2ttraverso l’uso delle maschere e coadiuvati dalle efficaci musiche originali di Luca Mauceri, i sei attori in scena esploreranno il caleidoscopio dei tipi umani con esilaranti capovolgimenti dei generi maschile e femminile.

Domenica 23 Luglio, invece, si continua con la rielaborazione drammaturgica da Troiane di Euripide e Iliade di Omero, di Nicola Alberto Orofino, realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale Compagnia Teatrale La Bottega del Pane. In scena Egle Doria, Silvio Laviano, Luana Toscano, Alessandra Barbagallo, Lucia Portale, Marta Cirello, Valeria La Bua.

L’opera fu presentata per la prima volta nel 415 a.C. durante la guerra del Peloponneso e faceva parte di una trilogia ambientata durante la guerra di Troia, assieme a due tragedie, Alessandro e Palamede, di cui rimangono solo frammenti.
Nelle TROIANE di Euripide donne vittime di guerra attendono la loro assegnazione come schiave ai vincitori. Un’attesa carica di ansia e affanno che si trasforma in dolore concreto e straziante, perché incapace di trovare conforto, quando l’acheo Taltibio annuncia le destinazioni delle rifugiate (troppo meschine).

Quel dolore di ieri rivive oggi e sempre. E’ il dolore di chi non ha più niente. E’ il dolore di chi ha perso la dignità. E’ il dolore di chi ha perso gli affetti. E’ il dolore di chi ha perso la propria terra. Quella terra che non esiste più, il cui nome è stato rimosso, è svanito. Troiane, come donne e uomini di oggi, che devono ricostruire tutto, con quella debole forza di chi è stato cancellato.

Tutto è finito in TROIANE, non c’è più rimedio. Si può solo aspettare l’ultimo degli eventi, l’incendio della città. L’evento finale, terrore ed eccitazione, sensazioni che solo il fuoco può farti sentire con intensità massima. Poi l’incendio finisce. Rimane il suono del silenzio, lo spazio del vuoto, un buco nero disperato…

“Non c’è parola in nessun linguaggio umano, capace di consolare le cavie che non sanno il perché della loro morte”
In quanto artisti che hanno il dovere di leggere e interpretare con una visione alta, sincera e autonoma il mondo in cui viviamo, gli attori in scena intendono dare attraverso TROIANE, CANTO DI FEMMINE MIGRANTI, il loro contributo, sulla base delle riflessioni sopra enunciate. Un contributo che non intende in alcun modo fornire risposte o soluzioni, ma accendere la miccia della consapevolezza, della critica, del ragionamento attorno un tema che ci tocca tutti nella nostra dignità di esseri umani. Perché parlare di guerra, emigrazione, dolore, vuoto, consolazione, significa interrogarsi su qual è il senso del nostro stare in questo mondo, provare a raccontare quali sono i meccanismi della convivenza e delle relazioni, quali i valori che sottostanno alla base dei rapporti fra gli uomini. L’arte del teatro sembra la più legittimata a riflettere su tutto ciò, perché è arte della contemporaneità fra chi produce relazioni e chi usufruisce di quel rapporto.

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