Appalti pubblici e presunti favori alla mafia: due arresti e perquisizioni nell’inchiesta della Procura di Palermo
Un sistema corruttivo che avrebbe consentito a un imprenditore già condannato per mafia di ottenere appalti pubblici grazie a presunti favori pagati a un dirigente regionale.È lo scenario delineato dalla Procura di Palermo nell’inchiesta che ha portato all’arresto di due persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altri soggetti, tra cui un manager della sanità.
In carcere sono finiti un dirigente regionale di 67 anni, in servizio al dipartimento Infrastrutture marittime e portuali, e un imprenditore trentanovenne originario dell’Agrigentino, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa e ritenuto in passato vicino alla cosca di Favara.
Secondo gli inquirenti, nonostante la precedente condanna per mafia, l’imprenditore sarebbe riuscito a ottenere incarichi e lavori pubblici versando tangenti al funzionario pubblico, che avrebbe agevolato l’assegnazione degli appalti. Le accuse contestate a vario titolo sono corruzione aggravata dall’aver favorito Cosa nostra e detenzione di armi.
L’operazione è il risultato di un’indagine condotta dallo Sco della Polizia di Stato, dalla Squadra Mobile di Palermo e dalla Direzione investigativa antimafia di Trapani, sotto il coordinamento della Procura del capoluogo guidata dal procuratore capo.
Nell’ambito della stessa inchiesta è indagato anche un dirigente della sanità originario dell’Agrigentino, recentemente nominato alla guida di un importante ospedale siciliano. Nei suoi confronti la Procura ipotizza il concorso esterno in associazione mafiosa e la corruzione aggravata. Su disposizione dei magistrati sono state eseguite perquisizioni nelle sue abitazioni e nei suoi uffici per acquisire documenti e altri elementi utili alle indagini.
Gli investigatori ritengono che il manager possa aver favorito l’imprenditore legato alla criminalità organizzata, circostanza che dovrà essere chiarita nel prosieguo dell’inchiesta.
L’attività investigativa ha inoltre coinvolto altri quattro indagati, per i quali è stata avanzata richiesta di misura cautelare. Il giudice per le indagini preliminari ha fissato gli interrogatori preventivi prima di decidere sull’eventuale arresto.
Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati circa 228 mila euro, ritenuti dagli inquirenti il possibile provento delle presunte attività corruttive.
L’indagine resta aperta e mira a ricostruire l’intera rete di rapporti che, secondo la Procura, avrebbe consentito a imprenditori vicini alla criminalità organizzata di inserirsi nel circuito degli appalti pubblici regionali.





