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“Appalti truccati” nell’Agrigentino: scoperto un presunto sistema di corruzione, ecco i dettagli

Un terremoto giudiziario ha scosso l’intera provincia di Agrigento e parte della Sicilia, facendo emergere un presunto sistema articolato e ramificato di corruzione, turbative d’asta, subappalti illeciti e vere e proprie associazioni a delinquere finalizzate alla distrazione di fondi pubblici. Il Decreto di perquisizione e sequestro, emesso dalla Procura della Repubblica di Agrigento delinea uno scenario inquietante in cui pubblici funzionari, imprenditori e società di costruzioni avrebbero sistematicamente truccato gare d’appalto per favorire soggetti compiacenti in cambio di tangenti e altre utilità.

Sono tredici le persone indagate, tra cui spiccano i nomi di imprenditori e funzionari pubblici.

Il fulcro dell’indagine ruota attorno a una serie di appalti milionari per opere pubbliche: dalla manutenzione delle strade provinciali nel Trapanese alla riqualificazione dello stadio comunale “Dino Liotta” di Licata, fino alla realizzazione di un impianto per il trattamento dei rifiuti a Ravanusa e il rifacimento della rete idrica di Agrigento.

IL SISTEMA: UN MOSAICO DI MAZZETTE E FAVORI
Secondo quanto emerso dalle indagini – basate su intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche – gli indagati avrebbero operato attraverso una rete di relazioni personali e professionali consolidate nel tempo. I pubblici ufficiali sarebbero stati il perno attraverso cui gli imprenditori ottenevano presunti vantaggi indebiti.

Uno degli episodi più gravi riguarda la gara da 2,37 milioni di euro per i lavori sulla SP 19, dove uno degli indagati avrebbe ricevuto tangenti tramite intermediari.

Nel caso dei lavori allo stadio di Licata, uno dei funzionari coinvolti avrebbe addirittura ricevuto due rotoli di erba sintetica direttamente a casa di una amica, come pagamento in natura per la “regolarizzazione” del subappalto già avviato.

UNA MACCHINA AMMINISTRATIVA PIEGATA A INTERESSI PRIVATI
Il punto più allarmante del provvedimento giudiziario è l’accusa, documentata in modo dettagliato, di un asserito sistema corruttivo stabile e organizzato, orientato a “controllare in modo stabile e perdurante ogni risorsa economica pubblica che arrivi sul territorio agrigentino e non solo”, anche attraverso fondi europei.

Gli indagati, secondo la Procura, avrebbero esercitato pressioni sistematiche su progettisti, tecnici, dirigenti e funzionari pubblici, spartendosi appalti, incarichi tecnici e consulenze. Si parla di un vero e proprio “cartello del malaffare”, radicato e coordinato.

Particolarmente grave è il caso di una presunta manipolazione di una gara da oltre 37 milioni di euro per la ristrutturazione della rete idrica del Comune di Agrigento. Infatti, secondo l’accusa, sarebbe stata presentata un’offerta anomala senza possedere né i requisiti né l’organizzazione per gestire i lavori, rifiutandosi inoltre di fornire la documentazione richiesta e predisponendo subappalti illeciti in attesa dei fondi.

UN QUADRO D’INSIEME PREOCCUPANTE
La Procura, nel decreto, evidenzia come le irregolarità siano avvenute in modo sistematico e spesso prima, durante e dopo le procedure di gara, segno di una struttura parallela all’amministrazione pubblica. I reati si sarebbero consumati anche in contesti amministrativi molto diversi, ma con lo stesso schema: infiltrazione, manipolazione e spartizione.

Il sequestro di denaro contante, la perquisizione di abitazioni, uffici pubblici, sedi aziendali e dispositivi elettronici è stato disposto per impedire l’occultamento di prove e dati sensibili. Il decreto della Procura sottolinea l’utilizzo di canali alternativi di comunicazione da parte degli indagati per eludere le intercettazioni.