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Cultura

Arte: nella sua casa ad Aragona, Giuseppe Rizzo reinventa gli spazi

Dall’arte: un nuovo allestimento, dentro le mura domestiche, dell’artista che ama rappresentare volti moderni, temi attuali contestualizzandoli in ambienti asettici, poco inclini a decori ridondanti, minimalisti ma senza dimenticare la mitologia classica.
Arriva il Lockdown con la monotonia dei giorni e la mancanza di stimoli esterni. Il tempo si dilata. Si interrompono gli incontri e l’artista decide di vivere con la sua arte.
Così il progetto di ristrutturazione diviene esso stesso impulso: atto creativo.
Nella sua casa ad Aragona Rizzo reinventa gli spazi.
“Continuo a credere che gli spazi fisici e gli incontri siano un valore aggiunto per le comunità. Oggi si trascorre più tempo in casa, per questo ho cercato di renderla più ospitale per tele ed amici”.
Tra amici, artisti e non, Giuseppe Rizzo, in arte Crizzo , sabato scorso ha aperto le porte della sua “art house”, così mi piace chiamarla, un luogo familiare che si nasconde abilmente dietro la facciata incontaminata del bianco assoluto e di poche ma strabilianti tele d’autore.
Non era la prima volta che vedevo quell’opera, di una bellezza profonda: una grande quercia.
L’albero è solo un frammento di un unico lavoro: il polittico intitolato “Di soccorso e di cura”.

Ogni volta che osserviamo qualcosa, tendiamo a centrare nello sguardo l’oggetto del nostro interesse. Così nelle immagini se una cosa occupa il mezzo ci sta dicendo che quello è ciò di cui si parla! Può sembrare ovvia, ma è una scelta che comporta una serie di assunti culturalmente articolati. Il centro di uno spazio, non è in realtà un fatto naturale, ma una invenzione precisa che compare in un certo momento sulla tela. Il centro in questo caso sfocato è in contrasto con il resto. Ad incorniciarlo e a margine uno sfondo rosso saturo, ghiande nella parte superiore e cipolle nella parte inferiore.
Come un abile fotografo Crizzo ha volutamente spostato la “messa a fuoco” sul dettaglio marginale anziché sul soggetto centrale. Così il grande albero si collega nello spazio ed idealmente a Zeus (rappresentato sull’altra tela della stessa stanza, nella parete di fronte). Nell’arte del pittore aragonese oltre alla mitologia, stratagemma per rappresentare i caratteri universali del genere umano e della natura, c’è di più… Chiaramente il vissuto, le emozioni, gioie e dolori dell’artista.
Egli definisce il “discorso ecologico” analizzando le interazioni tra ambiente e organismi.
“Siamo tutti interconnessi”, dice l’artista, le cipolle cedono il bianco agli altri protagonisti della tela e le mele, su un’altra tela della stanza adiacente, il loro giallo e così via..

È indubbio che il centro, esercita un potere senza uguali. Ma se il centro comunica un certo tipo di valori, qual è il suo contrario?
Nell’area prossima al bordo tutto diviene decorativo, di un realismo disarmante. Se ci distanziamo dalle tele, quello che salta agli occhi incredibilmente, è che, in quasi tutti i casi, la periferia dei quadri è un luogo vivo popolato da animali: lumache o lucertola, sassi e minerali della precedente produzione; ortaggi..
In Crizzo la periferia seduce e dà senso all’intera rappresentazione. L’artista disegna in libertà: realtà inventate, dando sagome, volumi, linee, attinte dalla fantasia ancora prima che dallo sguardo. Plasma con l’argilla preziose statuine, elabora miniature che egli stesso chiama “prove di colore” e poi lavora le grandi tele con pazienza e dedizione.
Uno stile unico, riconoscibile quello del nostro Crizzo, che ringraziamo per averci ospitato e concesso questa breve intervista, nell’attesa di vedere altre sue prossime creazioni.

Elisa Carlisi
DdS

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