Biblioteca Lucchesiana: grande partecipazione e coinvolgimento al convegno su Livatino
Alla presenza delle massime autorità civili militari e religiose si è svolto, ieri pomeriggio, alla biblioteca Lucchesiana di Agrigento, il convegno promosso dal direttore della Lucchesiana don Angelo Chillura e dal direttore del Parco Archeologico arch. Roberto Sciarratta, dal titolo: “Il profumo dell’onestà. Il beato Rosario Angelo Livatino: un uomo cristianamente realizzato”. Al convegno hanno, tra gli altri, partecipato, il Prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, la Presidente della Fondazione Agrigento Capitale della Cultura, Maria Teresa Cucinotta, il Presidente del Tribunale, Giuseppe Melisenda Giambertoni , il Comandante provinciale Guardia di Finanza, Gabriele Baron, e il sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo. Dopo la presentazione del direttore don Angelo Chillura, il convegno ha registrato gli autorevoli interventi di mons. Alessandro Damiano, Arcivescovo di Agrigento “La santità è la normalità del bene”, di mons. Vincenzo Bertolone, vescovo emerito di Catanzaro-Squillace, “Il profumo dell’onestà”, di Luigi D’Angelo, presidente emerito del Tribunale di Agrigento: “Il coraggio della libertà”.
“L’incontro di questa sera vuole segnare un’altra tappa del percorso della Lucchesiana sulla giustizia e legalità, ponendo attenzione al fenomeno mafioso”, ha detto don Angelo Chillura. Infine, aggiunge : “Livatino MARTIRE (non eroe): un uomo fedele a Dio, alla sua coscienza, alla professione per il bene della società. È consapevole che la sua morte è stata decisa. Sono tanti i segnali … Ma non si tira indietro: avrebbe potuto chiedere di essere trasferito in altro ufficio, in altra sede, di avere assegnato un altro procedimento. Ma non lo fa. È consapevole del rischio che si corre nell’indagare uomini di mafia. Si rende conto che la sua vita si concluderà con l’assassinio. Per questo chiede di ricevere il sacramento della Cresima-Confermazione al’età di 36 anni, due anni prima di venire ucciso: vuole mettere il suo lavoro sotto la tutela di Dio, e vivere la professione come testimonianza che scaturisce dalla fede. Offre se stesso in OLOCAUSTO (sacrificio offerto a Dio in cui la vittima viene interamente arsa) per risparmiare la vita degli altri: genitori, agenti di una probabile scorta, colleghi magistrati …”.
Dal pensiero di Luigi D’Angelo: La vita di Rosario ed il suo consapevole sacrificio configurano una forma di santità che rispecchia pienamente le radici autentiche del Cristianesimo compiutamente espresse nei Vangeli. Rosario Livatino è riuscito a toccare la sensibilità di ambiti sociali e culturali estremamente vasti e talvolta distanti dal cristianesimo, che sentono di doversi confrontare e dialogare con quel modello davvero cattolico e cioè universale. Tali fondamenta trovano evidente riscontro nei diari di Livatino, dove telegrafici appunti documentano chiaramente il rifiuto di ogni pressione finalizzata a condizionarne il lavoro, l’assunzione su di se di ogni rischio fino al “Dio mi indicherà la strada” con l’accettazione consapevole del martirio. Nell’ambito lavorativo egli non ha ceduto ad alcun protagonismo, non ha mai concesso interviste e mai ha dato spazio ad attività eccedenti alla giustizia o finalizzate a carrierismo ed ancor meno a blandire i potenti.





