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Cronaca

Caso “catene spezzate”: si passano al setaccio le morti sospette avvenute anni addietro

carabinieriDopo aver reso noto a tutti l’orrore in cui erano costretti a vivere gli ospiti del centro “Suami” di Licata, dopo le misure cautelari disposte per alcuni degli indagati indagati, ecco che gli inquirenti passano al setaccio tutti gli avvenimenti che si sono susseguiti negli anni, in quella che fino a qualche giorno fa, poteva essere considerata a torto, un’oasi felice per i disabili.

Da quanto si apprende dal quotidiano on line “Grandangolo”, nell’ambito dell’operazione “catene spezzate” si starebbe facendo luce sulle morti avvenute anni addietro che oggi appaiono, sotto questa nuova luce, come sospette.

Non irrilevante la circostanza che nei confronti di Caterina Federico in data 16.01.2011 sia stata sporta querela da Gaetana Campagna, madre di Martin Leonforte, per presunte omissioni nelle cure prestate al figlio, ospite della comunità “Suami” di Licata deceduto in data 15.01.2011 per cause naturali” Spiegano gli inquirenti “Meritevoli di rilettura anche i fatti occorsi nell’ottobre 2014 all’interno della comunità “Suami” – sede operativa di Villaggio Mosè: il 09.10.2014 Francesco Di Rosa veniva trovato nel suo letto in stato di incoscienza, trasportato prima all’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento e successivamente all’Ospedale “Villa Sofia – Cervello” di Palermo dove, dopo qualche giorno (20.10.2014), decedeva per “emorragia cerebrale di probabile natura traumatica”; gli accertamenti preliminari espletati dalla locale Stazione dei Carabinieri consentivano di appurare che la mattina del 09.10.2014 l’operatrice Maria Balsamo, dopo aver dato il cambio a Domenico Savio Federico che non rappresentava particolari criticità intervenute nella notte, verificava che Francesco Di Rosa si trovava in stato di incoscienza sul proprio letto; la donna, sentita dai militari, riferiva di non aver notato sul corpo del Di Rosa ecchimosi e/o segni riconducibili ad un’aggressione; tuttavia, malgrado quanto riferito dagli operatori della Comunità Suami, sul corpo di Francesco Di Rosa erano presenti lividi, ematomi, ecchimosi, come attestato dal referto stilato dal medico di guardia dell’Ospedale “Villa Sofia – Cervello” di Palermo (“Il paziente però presenta vasto ematoma localizzato all’anca che si estende alla coscia sinistra ed ematoma al braccio sinistro. Inoltre è stato sottoposto ad intervento neurochirurgico per la sopradetta emorragia cerebrale che a parere dei neurochirurghi è di probabile natura traumatica …”).

Nulla insomma verrà lasciato al caso, per questo verranno aperte le indagini per dare un senso a tutto ciò che era stato archiviato.

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