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Cattolica Eraclea, omicidio Miceli: la ricostruzione in aula del maresciallo dei Carabinieri

Nuova udienza alla Corte di Assise del Tribunale di Agrigento nell’ambito del processo sulla morte del marmista 67enne di Cattolica Eraclea Giuseppe Miceli, ucciso brutalmente nel suo laboratorio nel dicembre del 2015.

A deporre è stato il maresciallo del nucleo investigativo dei Carabinieri che ha ricostruito alcuni momenti salienti dell’attività di indagine condotta.

“Dalle immagini di videosorveglianza – ha affermato il maresciallo – abbiano notato la presenza di un uomo con una valigia e con un atteggiamento sospetto il giorno prima dell’omicidio. Dopo aver seguito il percorso dell’auto, abbiamo identificato la targa. Era quella di Sciortino che si vedeva anche in alcuni fotogrammi”.

Ad essere imputato, come si ricorderà, è il 54enne Gaetano Sciortino arrestato il 20 ottobre del 2017, ritenuto secondo l’accusa essere l’autore dell’omicidio. Dopo un lungo periodo di indagini condotte dai Carabinieri e dalla Procura della Repubblica di Agrigento, alcune telecamere di videosorveglianza avrebbero ripreso, il giorno dell’omicidio, il presunto autore dell’omicidio lasciare la propria auto nei pressi del laboratorio del marmista in via Crispi. Un dettaglio che, secondo l’accusa, si associa al presunto pedinamento di una Fiat Punto, di colore nero, ripreso dalle telecamere e durato circa tre ore con alcuni appostamenti. Dai dettagli, si sarebbe visto che l’indiziato, dopo avere lasciato la propria vettura, si sarebbe, a piedi, diretto verso il laboratorio di Miceli dal quale poi sarebbe uscito con una valigetta in mano. Una valigetta il cui contenuto potrebbe, secondo gli investigatori, aver contenuto alcune punte di trapano. Punte che – secondo gli investigatori – appartenevano alla vittima e che Sciortino insieme ai figli avrebbero tentato di incendiare in campagna.

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