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Cosa studiano e progettano i sociologi? Intervista al giornalista e docente di comunicazione Francesco Pira

Francesco Pira, 53 anni laurea in sociologia, è professore di comunicazione e giornalismo e Coordinatore Didattico del Master in Manager della Comunicazione Pubblica presso il Dipartimento di Civiltà antiche e Moderne all’Università di Messina.

Insegna  Comunicazione pubblica e d’impresa presso lo IUSVE, l’Università salesiana di Venezia e Verona con cui collabora da 10 anni. Svolge attività di ricerca nell’ambito della sociologia dei processi culturali e comunicativi. Saggista e giornalista è autore di numerosi articoli e pubblicazioni scientifiche.

Saggista e giornalista firma la Rubrica “PIRATERIE”, dedicata alle nuove tecnologie, nelle pagine culturali del quotidiano “La Sicilia”, la cui raccolta nel suo ultimo libro edito da Medinova. Columnist del quotidiano statunitense on line La Voce di New York, del primo quotidiano on line italiano Affari Italiani e del magazine Spot and Web, è Direttore Editoriale del giornale online Scrivo Libero. Scrive per riviste specializzate. È  Direttore Responsabile della Rivista Lions Sicilia del Distretto 108YB. E’ componente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale di PA Social e Istituto Piepoli ed è Vice Presidente con delega alla Comunicazione dell’Osservatorio Professioni e Imprese 4.0 di Confassociazioni.

Nel giugno 2008, per l’attività di ricerca e saggistica e giornalistica, è stato insignito dal Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e ha ricevuto numerosi Premi nazionali e Internazionali. Ha pubblicato  numerosi saggi e articoli scientifici in riviste scientifiche italiane ed estere.

Riportiamo l’interessante intervista di Giuseppe Maurizio Piscopo per SiciliaOnpress

Cosa studiano e progettano i sociologi dell’ultima generazione?

Confesso che in questi ultimi anni in convegni nazionali organizzati dall’Associazione Nazionale di Sociologia AIS, ci siamo interrogati su come è cambiata la professione del sociologo. Quali sono i nuovi campi di ricerca e soprattutto con che occhi guardare la società. Le nuove tecnologie hanno trasformato la nostra società e ci hanno dato nuove opportunità. Siamo costretti a studiare purtroppo l’uso non consapevole. Ma crisi economica e globalizzazione sono al centro dei nostri interessi così come fenomeni di nuovo interesse come le fake news o il cattivismo virtuale e reale.

Umberto Eco non è stato tenero con quelli che usano internet …

A mio parere ha compreso la potenza del mezzo e ha capito la velocità con cui poteva viaggiare il messaggio. Ha capito e cercato di spiegare il passaggio dalla comunicazione di massa all’autocomunicazione di massa. Prima uno parlava a tanti ora tutti possiamo parlare con tutti. Gli imbecilli ci sono sempre stati fuori e dentro la rete. Ho avuto il privilegio di conoscere e ascoltare Umberto Eco in un gruppo di lavoro. Una persona profonda e che sapeva cosa dire e come dirlo. E’ stato banalizzato un concetto importante: il mezzo non è il messaggio. Basta usare la rete in maniera consapevole e gli imbecilli resteranno isolati.

Cosa pensi dei leoni da tastiera?

Fenomeno preoccupante. Nasce dal principio assurdo che uno vale uno e che tutti possiamo fare tutto. Gli heaters anche nel nostro Paese sono tantissimi e pronti sempre a distruggere, diffamare, uccidere con le parole che viaggiano in maniera virale, o con immagini  persone e situazioni. Un fenomeno pericoloso e incontrollabile. Difficile da combattere. Parlano alla pancia delle persone e tirano fuori il peggio. Il nostro è un popolo che s’indigna facilmente quando la cosa non ci riguarda da vicino. Ma se siamo noi coinvolti ritrattiamo.

Qual è la situazione delle fake news in Italia?

Grazie per questa domanda. Insieme al collega professor Andrea Altinier abbiamo studiato il fenomeno e svolto un lavoro di ricerca da cui è nato il mio penultimo libro “Giornalismi”. Non esiste un fenomeno italiano. Chi crea le fake news in tutto il mondo è potente e protetto. E’ un’industria del male che produce danni incredibili. Dobbiamo lavorare per creare una coscienza capace di distinguere il vero dal falso. Nelle scuole, nelle famiglie, nei gruppi, nelle associazioni. Questo è l’unico modo. Nessuna legge o algoritmo può fermare le fake news.

Mi puoi parlare del tuo libro Piraterie pubblicato con Medinova. So che ha avuto grande successo come tutte le cose che scrivi e che fai con amore e passione…

Ancora sto facendo tante presentazioni. Si è vero. Chi lo legge si diverte e riflette. Ho raccolto un anno di rubriche sul quotidiano La Sicilia e grazie alla prefazione del Direttore Responsabile Antonello Piraneo e di una docente e giornalista amica Cristina Graziano, che firmano la prefazione e la postfazione, e ad un editore eccellente e sensibile come Antonio Liotta ho potuto pubblicare questo piccolo libro con contenuti su cui pensare a lungo. Bella la copertina del Maestro Nicolo d’Alessandro. E poi il fine: raccogliere fondi per comprare vaccini per i bambini del Terzo Mondo grazie ad un programma del Lions Club International attraverso la Fondazione. Spero di farcela a donare una speranza a tanti bambini che aspettano un vaccino. E spero che i miei pensieri e le mie riflessioni servano a maturare pensieri e azioni positive.

Puoi commentare questa frase: “L’Italia è diventato un Paese senza Maestri”…

Beh non sono d’accordo. L’Italia è un Paese che ha avuto grandi Maestri in tutti i settori della vita sociale e grandi educatori anche a scuola o all’università. E’ vero che ha dei cattivi maestri. Dobbiamo combattere quelli. Ma il nostro è un grande paese, con una storia, una geografia, solidarietà e passione. Se stiamo peggio rispetto a 20 anni fa tiriamo fuori il peggio e questo sta avvenendo.

Tu sei diventato famosissimo dopo il matrimonio di Chiara Ferragni e Fedez, ti abbiamo visto spesso in Tv. Puoi spiegarci questo fenomeno nuovo?

No famosissimo si diventa se fai il Grande Fratello, Amici, X Factor o l’Isola dei Famosi e non ho speranza di andare. Ho solo cercato di spiegare un fenomeno dei nostri tempi e le capacità di una imprenditrice capace che sa usare la rete molto bene ed in particolare Instagram. Beh il meccanismo è simile a quello della tv. Cambia il mezzo. Ma bisogna dosare l’esposizione. Ci si può far male. Ricordo sempre le parole di un mio amico sacerdote, professore e filosofo Umberto Fontana. “Il Web ti può portare sull’altare o gettare nella polvere. Ma quando sei sull’altare portati l’aspirapolvere”.

Cosa è cambiato nella testa dei giovani dopo l’avvento dei social?

Sono cambiati i codici e i linguaggi. I giovani recitano la loro parte e noi adulti non benissimo la nostra. Abbiamo perso autorevolezza perché loro vivono i nuovi mezzi con disinvoltura. Noi dobbiamo imparare. Dobbiamo lavorare su una nuova pedagogia istituzionale ed educare i giovani al rispetto. Siamo noi che dobbiamo aiutarli a crescere. Dire è colpa delle tecnologie è troppo facile.

Da quando ci sono i cellulari la gente ha smesso di parlare ed ha iniziato a litigare. Tante storie d’amore finiscono con un messaggio Whatsapp. Con Whatsapp litigano i genitori dei bambini, i componenti del condominio di via Aquileia a Palermo… Insomma dove stiamo andando a parare di questo passo?

Non diamo la colpa agli smartphone. Velocizzano e aumentano le comunicazioni ma siamo noi che le alimentiamo. Gli avvocati matrimonialisti hanno detto che il 30% dei matrimoni falliscono per colpa delle tecnologie. Prima davamo la colpa alla suocera ora a Whatsapp. La colpa è della perdita dei valori di riferimento. Se dico Ti amo con un messaggio audio conta il sentimento non come lo dico. E’ un modo nuovo. Ma se faccio le corna non è colpa del web ma della nostra indole…

La notizia brutta schiaccia quella buona. E’ sempre così con i giornali e la tv che fanno la cresta e indagano, processano, sparano a zero, condannano senza prove e senza appello?

Siamo nell’era della disintermediazione. I giornalisti spettacolarizzano perché il pubblico vuole sempre di più. Confondiamo l’intrattenimento con l’informazione. Il giornalismo deve trovare nuove strade ma noi siamo diventati più guardoni, più gossippari, più legati alla forma che alla sostanza. Diamo la colpa alla tv, alla radio, ai giornali al web. Ma noi di cosa di nutriamo? Se Barbara d’Urso fa 5 milioni  o Uomini e Donne 3 milioni di telespettatori è colpa del format?

Cosa non sta funzionando nella scuola, dove i genitori per un rimprovero ai loro figli aspettano le maestre per menarle di brutto e mandarle al pronto soccorso come se le maestre fossero le vere “nemiche” dei loro figli?

Quello che ho detto prima. Manca la pedagogia istituzionale. Il rispetto dell’altro. L’idea che ci sia relazionalità consapevole. Che si rispetti l’identità e il ruolo dell’altro. Tutto si è mischiato e tutti possono parlare di tutto. Vanno sui gruppi di whatsapp delle mamme e decidono loro quali sono i programmi che i figli devono studiare. E se poi non sanno picchiano i docenti. I figli sono perfetti e li educano ad essere vincenti. Ma si può perdere e imparare tanto da una sconfitta.

Le strade in Sicilia sono una vera tragedia. Non si arriva mai, non c’è segnaletica, cantieri aperti “a parole”, ma nessuno ci lavora. Fanno pochi metri e tagliano il nastro alla presenza del ministro e della tv di stato. Il giorno dopo crolla il ponte e non c’è nessuno tranne i feriti e qualche morto. Lo scrive  qualche giornale, la tv minimizza e tutto resta come prima, come sempre…

Giro tanto la Sicilia. E’ bellissima la nostra terra. Ogni centimetro ti insegna e ti spiega qualcosa. Non capisco perché una Regione come la nostra che ormai vive principalmente di turismo non ha capito che le comunicazioni viarie sono l’essenza della proposta turistica. Andrebbe fatta una grande battaglia. Ma abbiamo perso anche la voglia di combattere. Paghiamo autostrade piene di buche attraversiamo strade di grande collegamento che non hanno nemmeno le strisce per terra. Un grande disastro. Però contiamo i morti e ci indigniamo.

Dove sono finiti gli intellettuali in Italia che non si indignano più per niente. Da che parte stanno?

In una società liquida come la chiama Zygmunt Bauman definire una persona intellettuale non è facile. Davvero. E’ quasi impossibile.

La scuola nell’era del web aiuta i giovani o li condiziona maggiormente alle logiche dei social che considerano gli utenti come merce e vendono a caro prezzo tutte le informazioni che riescono a “rubare” con il consenso della gente.

La scuola fa quel che può fare per sopravvivere schiacciata tra logiche dei numeri e delle prestazioni. Non è facile educare pensando a quanti studenti devi avere per sopravvivere.

Greta Thunberg  la ragazza svedese di  16 anni  che sta lottando per il clima,  ci ricorda che ogni giorno vengono consumati oltre  100 milioni di barili di petrolio, che il gas serra sta intrappolando  l’ecosistema e che siamo nel mezzo della sesta estinzione di massa e che  ogni giorno si estinguono 200 specie viventi. Nel libro appena uscito dal titolo: La nostra casa in fiamme ha scritto: “I giovani sono stati traditi dalle istituzioni e non c’è più tempo per salvare il pianeta”. Il mondo alla fine sarà salvato dai ragazzini come ha scritto Elsa Morante?

E’ la nostra speranza. Greta ha spiegato ai grandi del mondo che il potere è del popolo. Ma mi chiedo se il popolo è populista? Se finisce la solidarietà? Se abbiamo mille paure come possiamo cambiare il mondo. Greta ha saputo comunicare e mobilitare. Vediamo cosa accade.

Tu hai ricevuto premi molto importanti. A quale premio ti senti più legato?

Sono grato per chi ha voluto riconoscere il mio impegno, la mia passione, il mio lavoro quotidiano. Non è facile rispondere. Anche il riconoscimento più piccolo regala una gioia speciale. Sono particolarmente legato all’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica. Lo era anche mio nonno. Quando ero piccolo indicavo il quadro e gli chiedevo cosa era. Lui maresciallo della Polizia mi rispondeva: “Tu non lo diventerai tranquillo. E’ una cosa molto importante, ti fa sentire orgoglioso di essere italiano”. Ma non ha azzeccato le previsioni. E magari dal cielo ride come un matto…. Mi ha insegnato tanto e sapeva stimolarmi. Del resto mia madre Tonia, sua figlia, che ha ritirato la pergamena al Prefetto che si complimentava con lei per i miei meriti ha sussurrato: “anche mio padre era Cavaliere, hanno fatto il loro dovere di cittadini”. Adoravo i miei nonni materni e adoro mia madre”.

In questi giorni hai ricevuto il Premio Internazionale Città Solidale a Soverato (Catanzaro) insieme a giornalisti, studiosi e artisti di primo piano. Una bella emozione?

Bellissima lo confesso. Sono grato ad un grande uomo di Chiesa e di solidarietà Padre Piero Puglisi per aver voluto attribuire questo Premio a me per la ricerca e l’attività seminariale e convegnistica sul rapporto media e migrazione in Italia e all’Estero. Ho pianto sentendo quella mattina del 13 aprile le storie di migrazioni. Ho provato gioia a dividere il riconoscimento con fotoreporter del calibro di Antonio Parrinello, giornalisti come gli inviati di Repubblica Francesco Viviano e Alessandra Ziniti, o la giornalista marocchina di Mediaset e La Stampa Karima Moual e l’artista internazionale Letizia Menazzi Moretti. Ma soprattutto ho pianto sentendo le storie dei giovanissimi migranti che hanno recitato e cantato le loro vite difficili.

La Sicilia è una terra nella quale si potrebbe vivere meglio. Ma cosa dovremmo fare per raggiungere questo obiettivo?

Credere in noi stessi e lamentarci meno.

Nelle altre città il problema dei rifiuti è una risorsa mi viene in mente Trento. Da noi è una condanna a vita?

Dietro la raccolta e lo smaltimento ci sono interessi molto precisi e molto poco legali. Va estirpato questo male. Abbiamo diritto di vivere una vita migliore e di avere un servizio che paghiamo profumatamente.

 I tre consigli del sociologo ai bambini della scuola elementare per crescere meglio…

Siate voi stessi e non vetrinizzatevi, rispettate gli altri e non perdete mai la speranza di cambiare il mondo.

Un libro ed un film da consigliare alle nostre lettrici.

C’è un film che adoro. Dove si ride e si piange: “Voglia di Tenerezza”. Il libro che amo di più è “Oceano Mare” di Alessandro Baricco che ho avuto l’onore di conoscere in Thailandia.

Una ragione per continuare a sperare in un mondo migliore…

Ce ne sono tante. Tantissime. Una persona che stimo tanto mi ha detto che bisogna da tutto e anche dalle persone prendere il meglio e far finta che il peggio non esiste. E’ una buona filosofia per sopravvivere in un mondo cattivo dominato dagli algoritmi e dai soldi.

In questa nostra società la chiesa è in prima linea per salvare le vite dei migranti mentre il nuovo Vangelo li condanna e li abbandona in mare aperto?

E’ un discorso lungo. Cito sempre la frase di un sacerdote cristiano caldeo che ho intervistato nel 1992 a Bagdad quando stavo realizzando un reportage per Video Music. Dietro la sua piccola scrivania nella sua povera sacrestia c’era una scritta: “Il potere è fare le cose per gli altri”. Mi ha sempre guidato questa frase.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto lavorando con dei colleghi di vari paesi ad un progetto di ricerca sulle fake news. A giugno inizierò a scrivere un nuovo libro, ma non voglio anticipare nulla. Nel senso che spero di farcela. Voglio anche fare delle belle nuotate nel mio mare a Licata. E continuare la mia battaglia contro il cyberbullismo, le fake news e il sexting. E poi vorrei dormire un po’ di più…

Giuseppe Maurizio Piscopo per SiciliaOnpress

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