Crollo del costone al viale della Vittoria, al via le difese: contestato il nesso con i dissesti del 2011
Prosegue verso la fase decisiva il processo sul crollo del costone del viale della Vittoria ad Agrigento, avvenuto il 5 marzo 2014, un evento che segnò profondamente la città con evacuazioni e disagi protratti per anni.
Dopo la requisitoria del pubblico ministero, che ha chiesto cinque anni di reclusione per tutti e cinque gli imputati — l’ex sindaco Marco Zambuto, l’ex dirigente dell’ufficio tecnico Giuseppe Principato e i proprietari dei terreni Maria Isabella Sollano e i figli Valentina Carmina e Oreste Carmina — il procedimento è entrato nella fase delle arringhe difensive davanti al giudice monocratico Manfredi Coffari.
Nell’udienza del 27 aprile hanno preso il via le discussioni della difesa. Tra i primi interventi, quello dell’avvocato Silvio Miceli, che insieme al collega Antonino Gaziano assiste l’ex sindaco Zambuto. Il legale ha concentrato la propria argomentazione sugli esiti delle consulenze tecniche, sostenendo che il crollo del costone tufaceo del 2014 non sarebbe riconducibile ai precedenti fenomeni di colamento di terriccio registrati nel 2011.
Secondo la difesa, quei movimenti franosi minori avevano portato all’emissione di un’ordinanza contingibile e urgente — con cui si intimava ai proprietari del pendio a valle di via Giovanni XXIII di realizzare opere di regimentazione delle acque piovane — ma non costituirebbero un antecedente diretto del successivo e ben più grave dissesto del 2014.
Le arringhe difensive proseguiranno nelle prossime udienze: interverranno l’avvocata Rosa Salvago per i proprietari dei terreni, i legali Nicola Grillo e Manto per l’ingegnere Principato, oltre allo stesso Gaziano che completerà la difesa di Zambuto.
Il processo è stato aggiornato al 18 maggio, data in cui si prevede la prosecuzione e possibile conclusione delle discussioni difensive.





















