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Apertura Editoriali

Crollo in Piazza Cavour… non può finire così!

Quei blocchi e quei massi che seppelliscono la vetrina del Bar Sajeva, costituiscono un colpo troppo forte per non suscitare stridule emozioni.

Non c’è agrigentino che non abbia ricordi dentro quel gazebo, oppure all’ombra degli alberi situati sotto il palazzo liberty da cui negli ultimi giorni sono venuti giù due cornicioni. Aneddoti, appuntamenti, storie, momenti di svago oppure anche una semplice “passiata”: sotto quei blocchi è seppellita una parte di vita di Agrigento e degli agrigentini.

Vedere piazza Cavour ed il viale della Vittoria violati dalle macerie, dona a tutto il contesto un aspetto surreale. Da anni Agrigento combatte contro il degrado nel centro storico e quando vengono giù, nel 2011, il palazzo Schifano ed il palazzo Lojacono in qualche modo la città se lo aspetta, purtroppo. L’ignavia e l’inoperatività di amministratori, tecnici e della stessa opinione pubblica suonano come condanna a morte sia per quelle strutture, veri gioielli ereditati dal passato, sia per quella parte storica della nostra città.

Ed anche quando, poco distante da piazza Cavour, nel 2015 viene giù una porzione della collina retrostante i cosiddetti “palazzi Crea”, si può parlare di episodio annunciato: da anni quel costone tra Via Giovanni XXIII e Viale della Vittoria mostra segni inequivocabili di cedimento. Ma nessuno, proprio nessuno, si aspetta un crollo all’ombra di uno dei palazzi liberty più belli e caratteristici della nostra passeggiata, del nostro viale. Un crollo dovuto poi a non si sa bene che cosa: si sa solo che, da un giorno all’altro, da quella facciata coperta da un normalissimo ponteggio issato per opere di manutenzione, in ben due occasioni si staccano dei massi che solo per miracolo non colpiscono passanti o residenti.

E così l’incredulità prende il sopravvento, mentre i titolari delle attività commerciali e gli abitanti del palazzo interessato guardano sgomenti a quanto accaduto. Ma di certo non può finire, ancora una volta, così. Non può morire un altro pezzo, fino alla settimana scorsa ancora vivo, di città.

Non si può accettare che dei lavori di manutenzione si trasformino in chimere in grado di uccidere un’altra parte storica di Agrigento. Doveroso esprimere solidarietà alla famiglia Sajeva, che da anni porta avanti uno dei locali più caratteristici del nostro territorio, così come alle famiglie che vivono grazie alle attività commerciali oggi chiuse ed a coloro che adesso temono di aspettare tempi lunghi per rientrare a casa. Ma è altrettanto doveroso non accettare come normale questa situazione e non abituarsi a convivere con il viale cicatrizzato da decine di transenne: Agrigento non può perdere anche questo pezzo di vita e di storia.

Assolutamente no, non può proprio finire così.

Mauro Indelicato – Infoagrigento.it

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