Dopo il successo di Sisters Academy per Agrigento Capitale Italiana della Cultura, Sisters Hope inaugura tre mostre in Danimarca. Poi Sisters Sensing in Georgia e India
Continua la scalata internazionale di Sisters Hope. Dopo il successo di Sisters Academy per Agrigento Capitale Italiana della Cultura, Sisters Hope inaugura tre mostre in Danimarca, poi Sisters Sensing in Georgia e India
Il collettivo performativo di Copenaghen, premiato a livello internazionale e considerato una delle realtà più innovative nel panorama artistico contemporaneo, recentemente ospitato ad Aragona(AG) con Sisters Academy (all’interno del programma artistico di Agrigento Capitale italiana della cultura 2025), la performance – training basata sul “the Sisters Performance Method – Sensuous Learning developed” by Gry Worre Hallberg, diretta artisticamente ed ideata da Gry Worre Hallberg (The Sister), assistente alla regia e performer training, Ingrid Långström Einarsson (The Timer), continua ad ottenere successi internazionali. Sisters Hope, infatti, ha recentemente inaugurato al Kunsten Museum of Modern Art di Aalborg, la performance immersiva “Flowing Inhabitation”, in cui Kunsten e Sisters Hope invitano i visitatori a trasferirsi e abitare una Sensuous Society all’interno della mostra, appunto, “Sisters Hope & Kunsten al Kunsten Museum of Modern Art”. La performance rimanda ai concetti di “filosofici ed artistici rappresentati magistralmente e con successo di critica e di pubblico al Palazzo Principe di Aragona (AG). Anche al Kusten, infatti, i partecipanti, chiamati abitanti, sono invitati a vivere un’esperienza condivisa che si svolge nell’arco di un ciclo di quasi 24 ore, per esplorare i livelli poetici dell’essere umano e dello stare insieme in un possibile mondo futuro in cui la sensualità e la poesia sono premesse sociali fondamentali.
L’abitazione (Inhabitation) prende le mosse dalle attuali crisi ecologiche, economiche e biologiche – la policrisi – e immagina un cambiamento di paradigma verso un modo di vivere più sensuale e interconnesso. Attraverso rituali, esercizi performativi e vita domestica condivisa, Flowing Inhabitation offre uno spazio per indagare come l’abitare il poetico e il sensuale possa essere vissuto, sentito e compreso collettivamente.
Radicata nella pratica performativa e nella ricerca artistica di Sisters Hope, la performance esplora come l’abitare sensuale e poetico possa evocare un’esperienza profonda e incarnata di connessione ecologica, dove tutto è interconnesso e dove la presenza, la lentezza e l’attenzione diventano modi centrali di essere nel mondo. In pochi mesi Sisters Hope ha inaugurato tre diverse mostre in Danimarca, una al Kunsten, una nel cuore di Copenaghen e la terza a Stubbekøbing. Infine, la prossima edizione della manifestazione performativa globale unica di Sisters Sensing (The World), si terrà in Georgia e poi in India. Sisters Sensing si sviluppa come una serie di camminate performative in paesi di tutti i continenti. Il progetto è concepito come una collaborazione strategica a lungo termine tra Sisters Hope e il Danish Cultural Institute con l’intento di esplorare una potenziale Società Sensuale in vari contesti, ascoltare ad alta voce e ricercare e manifestare la connettività oltre i confini. La prima camminata si è svolta in Cina nel 2024 e la seconda in Brasile nel 2025. Ora, dunque, il progetto continua in Georgia e in India.
Gry Worre Hallberg è il cuore creativo di Sisters Hope, avendo ideato il manifesto The Sensuous Society nel 2008 e sviluppato il metodo performativo e l’universo poetico del gruppo. Con un dottorato di ricerca in Sensuous Society, presso l’Università di Copenaghen, Hallberg è una speaker di rilievo internazionale, mentore e autrice di articoli accademici. Ha tenuto due TEDxTalks e ricevuto riconoscimenti, tra cui l’Artists Appreciation Award (2024) e la targa del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, per Agrigento Capitale della Cultura 2025.
Infine, l’Università di Lund il prossimo 29 maggio conferirà alla fondatrice e direttrice artistica di Sisters Hope, Gry Worre Hallberg, un Dottorato Honoris Causa.
In attesa del ritorno in Sicilia di Sisters Hope, mi piace riproporre l’intervista che ha rilasciato Gry, ad Aragona, nell’ottobre del 2025.
Intervista esclusiva a Gry Worre Hallberg ( scrivolibero, ottobre 2025)
Quando è nato il progetto Sisters Hope?
“Sisters Hope è un gruppo di performance e un movimento. Abbiamo iniziato nel 2007, io e la mia sorella gemella poetica, con l’obiettivo di democratizzare l’estetica, non solo nelle arti, ma dentro ogni individuo. Non volevamo che fosse solo un pensiero, un’idea, ma volevamo viverla. Era importante vivere l’idea. Dopo il crollo finanziario del 2008, il mondo è diventato sempre più insostenibile, con una conseguente crisi ecologica, sociale, discriminazione, guerre e pandemia. Quindi in questo periodo di poli-crisi, mimi-crisi, abbiamo scritto subito un manifesto che suggerisce un nuovo mondo per cercare di superare la razionalità economica come principio guida. C’è un ricercatore di miti e rituali chiamato Joseph Campbell che affermava che l’edificio più alto di una città simboleggia ciò che quella società valorizza di più. Ad esempio, l’edificio più alto di una città medievale era forse una cattedrale, che rappresentava l’attenzione spirituale, mentre l’edificio più alto di una città moderna è spesso un grattacielo che riflette il predominio del commercio. Campbell vedeva questo come una progressione storica nella civiltà occidentale, passando dai centri di potere religiosi a quelli politici e poi economici. Dei quattro pilastri della società, economia, religione, politica e arte, l’arte non è ancora stato il principio governante. L’arte non è mai stata la torre più alta.”
Vogliamo entrare più nello specifico?
“Noi parliamo di trasformazione sociale attraverso la trasformazione umana; dunque una trasformazione più lenta. Non è come una rivoluzione in cui c’è un’ideologia contro un’altra. È un intervento nelle persone. Ritengo che sia un modo più sostenibile per trasformare la società. Perché tutte le rivoluzioni finiscono in un bagno di sangue…”
Parliamo del Manifesto Sensuous Society
“Il Manifesto della Società Sensuale chiede come sarebbe il mondo se l’arte fosse il principio governante e tutto fosse orchestrato o definito dalle arti e della sensibilità. E l’arte ha la sensibilità e il critico al suo cuore. Crediamo che l’estetica possa essere una medicina per curare questa crisi in cui ci troviamo. Quella società, i politici, non stanno esplorando a fondo quanto l’arte possa essere terapeutica sia per la persona, sia per l’ambiente sociale e per l’ambiente verde. Quindi vogliamo mettere in evidenza il potere dell’arte, il potere della sensibilità e della critica per superare questa crisi vivendo in una società sensibile. E non la creiamo solo come scenario, la viviamo. Quindi doniamo i nostri corpi a questa idea di abitare una società sensibile e invitiamo gli altri a farne parte. Nella società non abbiamo mai dato così tanta importanza all’arte.”
L’arte può essere dunque una medicina?
“Sì! L’arte può essere vista come medicina, non solo per una persona, ma per il collettivo, per l’ecologia, perché si guardano le cose con più amore, con più sensibilità. E questo può essere una medicina, può anche salvare i rapporti con la terra, con le persone. E quando facciamo manifestazioni, il nostro progetto, lo viviamo e lo facciamo con grande intensità affinché altri ospiti, studenti, vengano e ne facciano parte per stabilire in una connessione tra la terra e l’uomo.”
Lei ha anche realizzato un dottorato di ricerca, ce ne vuole parlare?
“Nel mio dottorato parlo dell’intersezione tra estetica ed ecologia. Quando leggo una poesia, in me evoca qualcos’altro, sperimento il mondo attraverso i sensi. È così che uso la parola estetica come esperienza sensuale. L’ecologia la intendo come un’esperienza di connessione.”
Kant afferma che l’estetica è anche etica….
“Sono consapevole del modo kantiano e lo comprendo. Penso che in una società sensuale, l’esperienza sensuale del mondo, attraverso i sensi, sia un portale per l’universo, un portale per il cosmo. L’etica naturalmente serve a questo, perché quando entri in sintonia con l’universo, sarai naturalmente, istintivamente in sintonia con le leggi dell’etica. L’arte può fare questo, perché quando apriamo i nostri sensi, questo accade. Ci connettiamo, sentiamo la connessione ecologica, e ci impegniamo naturalmente nel mondo in sintonia con la legge della vita.”
Nella società odierna tutto questo è ancora possibile?
“C’è una società che si muove sempre più velocemente, secondo la logica finanziaria. Ma c’è anche un altro flusso di cui facciamo parte, che dice che è possibile vivere in un altro modo. E tutti quelli che incontriamo, come te, diventano semi o ramificazioni nei loro ambienti, così si creano cerchi e bolle. E ogni volta che manifestiamo, sperimentiamo che si può vivere in modo diverso. Le forze della società si muovono in un’altra direzione, ma noi possiamo essere un contro flusso. Sappiamo che è possibile. Quando realizziamo il nostro progetto, seminiamo l’idea di vivere l’essenza della società e funziona come uno strumento.”
Articolo, foto ed intervista di Luigi Mula






















