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Cultura Spalla

Dopo il successo di Villa Malgiocondo la Fondazione Teatro Pirandello si prepara al debutto di “Ombre”: intervista a Gaetano Aronica

“Teatro d’Arte per Tutti”, era lo slogan che accompagnava il Piccolo Teatro di Milano fondato nel 1947 da Giorgio Strehler, Paolo Grassi e Nina Vinchi. Vogliamo partire proprio da Milano, per parlare di Agrigento, del rilancio del Teatro Pirandello e, soprattutto, dell’attore e regista agrigentino Gaetano Aronica, presidente della Fondazione Teatro Luigi Pirandello. 

L’idea sostenuta da Aronica, fin dal suo insediamento in Fondazione,  è stata quella di offrire un pubblico servizio necessario al benessere dei cittadini e portare in scena spettacoli di qualità indirizzati ad un pubblico più ampio possibile: “La gente – spiega Aronica –  si aspetta da me un teatro diverso. Ho realizzato  quello che mi prefiggevo  fin dall’inizio del mio mandato – sottolinea – ossia, dare un segno personale al Teatro  Pirandello che mi sembrava vivesse un momento di crisi. Avevo la sensazione che la gente, al di là delle presenze in teatro, nutrisse un disamore, un oblio nei confronti della massima istituzione teatrale agrigentina”.

Il noto attore e regista, inoltre, è reduce del successo di “Villa Malgiocondo”. Lo spettacolo, andato recentemente in scena al Museo Archeologico regionale di Agrigento, ha coinvolto un cast di attori agrigentini di straordinaria bravura, con in testa lo stesso Aronica ed Andrea Tidona.

La piece, scritta e diretta a quattro mani con Giovanni Volpe, è  l’ultima scommessa vinta dalla Fondazione Pirandello che ad aprile porta in scena una nuova produzione teatrale, Ombre, scritta da Gaetano Aronica e Adriana Sabbatini.

Al presidente della Fondazione abbiamo chiesto:

Possiamo affermare che gli agrigentini sono sempre più innamorati del Teatro?

“Si! La prova l’ho avuta a dicembre scorso con Villa Malgiocondo , quando ho visto gli spettatori intrattenersi, per più di un’ora, sullo spazio scenico a parlare dello spettacolo. La gente è contenta di andare in teatro, un luogo dove ritrovarsi, scambiare due chiacchiere, parlare di cultura, di arte, commentare lo spettacolo. Oppure, prendere un caffè o un aperitivo nei bar di Girgenti. Insomma, simposio romano  o  agorà dei greci, questo è il senso ultimo del teatro”.

Villa Malgiocondo al Museo. Come mai questa scelta? 

“Il mio intento è stato sempre quello di far uscire il teatro fuori da se stesso. Siamo in un periodo di forti cambiamenti nel mondo. Vedo intorno a me tantissimi eventi di una superficialità inquietante. Una semplice rappresentazione di sorrisi. Il teatro, invece, deve precorrere i tempi ed indicare con coraggio delle strade diverse  da intraprendere.  Se la Sicilia non prende parte a questo processo di trasformazione culturale è chiaro che tutto rimarrà immutato”

La genesi di Villa Malgiocondo? 

“Dodici giorni e dodici notti passati insieme a Giovanni Volpe a inventarci questo spettacolo. L’idea di partenza, diceva Wim Wenders, è fondamentale. Nel nostro caso è stata quella di ambientare un Pirandello visionario, contemporaneo, moderno e persino futurista, in una casa di cura. Io da molti anni ho esperienza di casa di cura, per motivi familiari e lavorativi. E’ stata una intuizione geniale che non ha un retro pensiero. Mi sembrava giusto superare il Pirandello macchinoso, il pirandellismo dei ragionamenti ed affrontare il tema della follia calandoci in prima persona nel testo. Seriamente,  non prendendo in giro la gente.  Dunque, la drammaturgia è frutto di un grande lavoro di confronto con Giovanni Volpe. Abbiamo unito la nostra sensibilità che ha in comune un grande amore per il teatro e un grande senso civico di responsabilità nel considerare l’arte messaggio universale. Nel  confronto serrato sui testi ci siamo accorti che stava nascendo una storia, quasi una creatura. La narrazione, così, ha preso il sopravvento”.

In scena tanti attori. Come mai questa scelta?

“In occasione delle celebrazioni per i 2600 anni di storia – Agrigento 2020, ho voluto coinvolgere diversi artisti agrigentini, per dare un segno  grande e far capire che abbiamo delle risorse umane e delle energie nel territorio che possono concorrere ed imprimere la loro personalità negli eventi che verranno”

E’ stato complesso per lei e Volpe dirigerli in così pochi giorni?

“È stata una sorpresa positiva. Prove molto dure, hanno sofferto molto. Cercavamo di far capire loro che il momento dei sorrisi, dell’auto – referenzialità, del compiacimento e dello stare in scena tanto per starci, erano stati d’animo totalmente fuori da questo spettacolo. Dovevano mettere in gioco la loro stessa anima, i loro sentimenti più veri. Perché, solo partendo da queste emozioni avrebbero potuto capire come entrare nella parte. Per cui c’è stato un grande lavoro di regia da parte mia e di Giovanni e di psicologia, introspezione e immedesimazione da parte degli attori”

Ad aprile andrà in scena Ombre. Di cosa parla?  

“Ombre sarà una grossa novità. Stiamo coinvolgendo ancora una volta gli attori del territorio, la protagonista sarà una diva del cinema nazionale ed internazionale: Selene Caramazza. L’attrice debutterà per la prima volta in teatro. Selene, che è originaria di Favara, ha voluto che questo “battessimo” si facesse proprio al Pirandello.  Ha rifiutato tante altre scritture, ha  letto il testo ed il personaggio le è piaciuto moltissimo. Selene si troverà al centro di una compagnia con attori molto importanti. Ombre è una storia tutta siciliana che diventa metafora del mondo. Una storia sul destino, sul confronto generazionale , una Sliding Doors ,  un thriller dell’anima che si svela soltanto nelle ultime battute”.

Rispetto alle altre produzioni del Pirandello, quale sarà la novità?

La novità sta proprio nel titolo Ombre, Shadows in inglese; nello spettacolo, infatti, i personaggi si materializzano  davanti al pubblico e, come nel cinema d’autore, racconteranno una storia originalissima. Ci saranno molti giovani e anche questa volta sarà una novità per il Teatro Pirandello. E’ importante valorizzare i giovani, saranno in tanti ed avrò il piacere di “svezzarli “ e portarli su un palcoscenico importante. Lo spettacolo è stato scritto da me e da Adriana Sabbatini, art director del cinema italiano. Abbiamo scritto in un anno questo testo, siamo alla sperimentazione pura, un linguaggio nuovo. Uno spettacolo di coraggio avanguardistico e sperimentale; un’altra sperimentazione rispetto a Villa Malgiocondo, ma di portata altrettanto forte ed innovativa.   Sono alla fine del mio mandato per cui devo dare un segno preciso di quello che è stato il percorso della Fondazione Teatro Luigi Pirandello. Sia io che il direttore generale Calogero Tirinnocchi”.

Cosa augura ai suoi concittadini in questo nuovo anno?  

“Questo 2020 assume un’importanza capitale per questa Città. Siamo tutti coinvolti nel celebrare la memoria dei suoi  2600 anni di storia. Auguro , dunque, che sia un anno di rifondazione delle coscienze, nel quale la gente sappia distinguere la qualità, l’originalità e l’autenticità delle cose. Auguro , inoltre, ai miei concittadini di riflettere sul valore di questa Città  e sul processo di trasformazione culturale che c’è stato negli ultimi quattro anni ad Agrigento. Non facciamo l’errore di tornare ad un passato fatto di compromessi, di clientelismo. Andiamo avanti, crediamo nella cultura come motore di questa terra, perché è la risorsa più importante che ci invidiano tutti. La storia, il paesaggio e l’archeologia,  sono le ricchezze che hanno dentro gli agrigentini”.

Luigi Mula

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