Duplice femminicidio a Naro: ergastolo per un 25enne, uccise due donne con ferocia
Ergastolo con isolamento diurno per tre anni: questa la pesantissima condanna inflitta dai giudici della Corte d’Assise di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara, ad un 25enne, cittadino rumeno, riconosciuto colpevole del brutale duplice omicidio di Maria Rus, 54 anni, e Delia Zanescu, 58 anni, entrambe sue connazionali.
I fatti risalgono alla notte tra il 4 e il 5 gennaio del 2024. Le due donne vennero massacrate nelle loro abitazioni, distanti appena 150 metri l’una dall’altra, nel centro storico di Naro. Secondo la ricostruzione accolta dalla Corte, il giovane avrebbe agito con inaudita crudeltà dopo che le vittime avevano respinto alcune sue avances durante una cena.
Una violenza gratuita e prolungata
Il pubblico ministero nella sua requisitoria ha sottolineato la ferocia degli atti compiuti dall’imputato, parlando di una sofferenza gratuita inflitta alle vittime, alle quali si è accanito con pugni, una lametta e altri oggetti contundenti trovati in casa.
In particolare, la 54enne Maria Rus sarebbe stata colpita per quasi 50 minuti, prima che il 25enne desse fuoco al suo corpo. Subito dopo si sarebbe recato a casa di Delia Zanescu, forzando il portone e aggredendola in modo simile: colpi al volto e al torace, tagli con una lametta, e un’aggressione sistematica con qualsiasi oggetto a portata di mano.
Condanna piena: nessun vizio di mente
Determinante, per la sentenza, è stata la perizia psichiatrica disposta dalla Corte, che ha escluso qualsiasi vizio di mente. La difesa, affidata all’avvocato Diego Giarratana, aveva cercato di dimostrare che l’imputato soffrisse di un disturbo della personalità “borderline”, tentando di ottenere il riconoscimento di una capacità gravemente scemata. Tesi respinta dai giudici.
L’imputato, che aveva anche provato a depistare le indagini telefonando ai carabinieri, è stato arrestato poche ore dopo, grazie alle testimonianze fondamentali della madre e della fidanzata. Alla ragazza aveva chiesto di confermare un falso alibi, poi smentito anche dal titolare di un pub. La madre, invece, ha consegnato i vestiti insanguinati. Le immagini di videosorveglianza hanno fatto il resto, immortalando il 25enne mentre si allontanava dall’abitazione di una delle vittime.
Il risarcimento ai familiari
Oltre al carcere a vita, l’imputato è stato condannato a risarcire i familiari delle vittime, costituiti parte civile. La Corte ha stabilito il pagamento immediato di una provvisionale fino a 50 mila euro.






















