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Inchieste Salute

E’ allarme medici all’Ospedale di Agrigento: carenza di specialisti nei reparti

ospedale agrigentoLunghe attese, servizi quasi inesistenti e a farne le spese sono sempre i più deboli. Il biglietto da visita con cui si presenta l’OspedaleSan Giovanni di Dio” di Agrigento sembra essere sempre lo stesso.

Da anni numerose sono le lamentale da parte di cittadini che hanno più volte denunciato pubblicamente situazioni al limite della tollerabilità. Incuria, sporcizia e mancanza di assistenza a chi, purtroppo, si trova a dover convivere con uno stato di emergenza.

Un caso su tutti è l’oramai “famoso” Pronto Soccorso. Nel corso degli anni abbiamo assistito, ed assistiamo, quasi impotenti alla gestione di un nosocomio non certo efficiente nella organizzazione. Ian McEwan diceva che “lavorare al Pronto Soccorso è come prendere lezioni di misantropia”. Ed in effetti lo scenario cui giornalmente si assiste in quel luogo non può far altro che alimentare un forte senso d’odio nei confronti del genere umano. Sì, perché gran parte dei disservizi sono causati dalla “mala gestio” che da fin troppo tempo ha portato ad una situazione ospedaliera al limite della normalità.

camici-mediciQuello cui, ad esempio, si assiste ultimamente è il problema della mancanza di medici. Organici in “sofferenza” nei reparti del nosocomio agrigentino che non riescono quasi più a gestire una situazione oramai divenuta intollerabile. Medici, infermieri, pazienti e familiari che non possono far altro che vivere una drammatica condizione di totale soggiogazione verso un sistema oramai “consuetudinario” cui sembra esserci tristemente abituati.

Reparti come il citato Pronto Soccorso, urologia, rianimazione e uno dei “fiori all’occhiello” dell’Ospedale di Agrigento, l’U.O. di nefrologia e dialisi, sembrano “abbandonati” ad un triste destino senza alcuna soluzione. Il “disastro” del Pronto Soccorso causato dalla carenza di medici (facile a volte trovare un solo medico al mattino e due nel pomeriggio per una mole di accessi indefinita ndr) è infatti solo la punta di un “iceberg” spesso celata dalla sofferenza di tanti pazienti che si recano in alcuni reparti per visite specialistiche.

Nefrologia ad esempio, è divenuta in questi ultimi anni, un vero motivo di vanto della sanità agrigentina; la gestione dei pazienti e i brillanti risultati ottenuti che hanno anche portato ad avere una mobilità attiva (merito dei pochi medici presenti) prima inesistente, si è tradotta in una “economia” che, conti alla mano, fanno risparmiare alla sanità siciliana milioni di euro. Sì, stiamo parlando di milioni e milioni di euro risparmiati grazie ad un solo reparto che purtroppo viene lasciato non solo sprovvisto di medici, ma anche di un reparto dedicato alla cura dei numerosi pazienti da ricoverare e di quelli che giornalmente “riempiono” la piccola stanza dedicata che deve far fronte anche alle numerose emergenze provenienti dal pronto soccorso.

Negli ultimi anni, grazie ai dati ufficiali forniti dal Centro Regionale Trapianti Sicilia e dall’Assessorato alla Salute, l’incidenza di pazienti finiti in trattamento dialitico nella struttura ospedaliera di Agrigento ha subito una drastica riduzione. Un paziente dializzato, si stima, ha un costo di circa 50 mila euro l’anno esclusi i costi annessi, quali ad esempio il trasporto e i farmaci. Si tratta di spese che Agrigento ha ridotto nel suo impatto sociale grazie alla presenza di medici preparati (gli stessi che oggi hanno trovato ‘collocazione’ altrove) che hanno garantito una migliore prospettiva di vita per i pazienti e fatto della prevenzione un’arma a loro favore. “Economie” che potrebbero essere reinvestite nel territorio, creando reparti, strutture e soprattutto una presenza adeguata in un organico che oggi vede solo la presenza di due medici. Uno specialista la mattina, ed uno il pomeriggio per una dotazione che dovrebbe essere di almeno sette medici. Una vera e propria “emergenza” per un reparto d’eccellenza lasciato al triste abbandono.

E se i medici mancano non è sempre colpa di chi preferisce non partecipare ai bandi per i contratti a tempo determinato. Le mancate assunzioni a tempo indeterminato non fanno altro che creare infatti ulteriore caos al caos. I medici che a volte partecipano e assumono l’incarico “a tempo” hanno infatti bisogno di una formazione iniziale che, terminata, coincide con il mancato rinnovo dell’incarico. E se mancano i concorsi, il triste destino affiderà negli anni a venire medici probabilmente poco preparati poiché i “migliori” preferiranno lavorare in strutture ospedaliere più idonee, accoglienti e con la sicurezza di un futuro professionale dove poter investire e affermarsi.

È il tipico esempio del cane che si morde la coda; una grave crisi che porta ad arginare continue emergenze e a causare uno stress lavorativo che, soprattutto in ambiente sanitario, sarebbe meglio evitare.

E come disse Luigi Pirandello: “Così è (se vi pare)”!!!

Francescochristian Schembri
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