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Apertura Editoriali

Emergenza Coronavirus, siamo sicuri che sia una vera “Fase 2”?

Siamo sicuri che l’Italia si stia accingendo verso una vera “Fase 2“? La domanda sorge spontanea dopo le affermazioni del premier Giuseppe Conte di ieri sera che, nei fatti, sembrano aver avviato il Paese verso quella che potrebbe definirsi una “Fase 1 bis“.

Ripartire? Riaprire? Tornare a lavorare e a sperare? Chi si aspettava che il 4 maggio potesse essere la data di una vera “svolta” dopo le restrizioni sorte dall’emergenza Coronavirus, pare si sia sbagliato. Le dichiarazioni del premier Conte hanno, ancora una volta, detto tutto e detto nulla. Testimonianza di un governo che non dà certezze e garanzie e che manca di un grande piano di ricostruzione nazionale a partire dalle primarie necessità.

Quello che abbiamo assistito è l’ennesima mancanza di coraggio e ulteriori rinvii, quando gran parte di piccoli imprenditori, artigiani, parrucchieri e estetisti chiedevano certezze. Riapertura non vuol dire necessariamente “anarchia” o stabilire un “liberi tutti” che avrebbe messo a repentaglio la salute pubblica; sarebbero bastate regole chiare e certe, basando tutto sul semplice concetto del senso di responsabilità nazionale.

L’unica vera novità sarà infatti l’inserimento di una riga in più nell’autocertificazione dove, probabilmente, verrà inserita la voce della visita ai congiunti.

La vera novità è che ancora si brancola nel buio. Troppe incertezze, tanti punti interrogativi e nel frattempo le imprese, le aziende e l’intero settore produttivo del Paese destinate ad una lenta agonia.

Contraddizioni che non fanno altro che evidenziare un governo sempre più debole e con le idee poco chiare. Task force a lavoro da settimane e settimane per arrivare a non prendersi alcune responsabilità; così come di deresponsabilizzazione si può parlare anche della politica, incapace di decidere. Se stamani un po’ tutti i principali quotidiani affrontano il tema su ciò che è consentito e ciò che invece ci costringerà ancora a sacrifici, l’unica vera analisi, tra il serio e il faceto, è quella titolata da Lercio: “Fase 2, Giuseppe Conte chiarisce: Si potrà uscire ma restando a casa”.

Una genialità che nella sua ironia rispecchia quanto sta davvero accadendo e ciò che aspetta gli italiani dal prossimo 4 maggio. Insomma, se dovessimo riassumere il tutto con stile di “gattopardiana” memoria, potremmo dire: “cambia tutto, per non cambiare niente“.

Sì, perché dal 4 maggio, ed almeno per un altro mese, sembra che per le libertà individuali cambierà davvero poco; una nuova “fase” (non chiamiamola Fase 2, ma semmai 1 bis) che ha il sol scopo di cambiare veste ma che essenzialmente resta un vero lockdown: si mantiene (come è giusto che sia al momento) il distanziamento sociale, rimane l’autocertificazione per gli spostamenti che, sempre secondo i limiti fissati dal nuovo DPCM, saranno consentiti all’interno della stessa regione o, in casi particolari, fra regioni diverse. Qualche libertà in più invece sotto il tema dell’attività sportiva e motoria che non dovrà più avvenire solo ed esclusivamente nei pressi delle proprie abitazioni, ma che dovrà comunque essere svolta “individualmente” e con le distanze del caso.

La novità è dunque quella di un nuovo modulo di autocertificazione che dovrà indicare fra gli stati di necessità le visite ai congiunti (sarebbe stato più opportuno chiarire il concetto), che comunque non vuol dire organizzare raduni di famiglia e assembramenti vari.

Cosa ci aspetta? Almeno un altro mese di movimenti limitati e controllati. Per il resto rimane l’impressione di un governo che pare perdere la bussola.

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