False promesse di assunzioni alle Poste: chiesti otto anni per un riberese accusato di truffa
Otto anni di reclusione. È questa la pena richiesta dal pubblico ministero della Procura di Sciacca nei confronti di un 48enne di Ribera, ritenuto il promotore di una associazione a delinquere dedita a truffe legate a false promesse di assunzioni alle Poste Italiane in cambio di denaro.
Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe organizzato un sistema ben rodato capace di ingannare diverse persone con la promessa di un impiego sicuro. Le indagini, avviate quattro anni fa, hanno permesso di scoprire un meccanismo di raggiri che in poco più di tre mesi ha portato la banda a truffare sei persone, tutte originarie della provincia di Palermo, per un ammontare complessivo di 45 mila euro.
Molte delle vittime, fidandosi delle offerte, si sarebbero addirittura indebitate pur di ottenere il presunto posto di lavoro. Durante il blitz, i carabinieri hanno sequestrato falsi contratti di assunzione con tanto di sigla sindacale riconducibile a una sede di Ribera, oltre a carte PostePay dove venivano accreditate le somme versate dai malcapitati.
Oltre al principale imputato, il magistrato ha chiesto un anno e sei mesi di reclusione per una 52enne di Castelvetrano, accusata di aver collaborato con l’organizzazione. Nel frattempo, altri due imputati, giudicati con il rito abbreviato, sono già stati condannati rispettivamente a un anno e sei mesi e un anno e otto mesi di carcere.
I difensori degli imputati hanno chiesto l’assoluzione, sostenendo la mancanza di prove certe sul coinvolgimento diretto dei loro assistiti.
La sentenza è attesa per il prossimo 26 febbraio, quando il giudice deciderà sulle richieste avanzate dalla Procura.





















