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Editoriali Spalla

Il pericolo corre in rete con il “gioco” di Jonathan Galindo: parola al sociologo Francesco Pira – VIDEO

Nella chat delle mamme, anche a Messina, come in tutta Italia è allarme rosso. La paura corre sui social. Il pericolo, come accadde per Blue Whale, si chiama Jonathan Galindo.
Più volte in questi mesi mi sono occupato del fenomeno delle Challenge, soprattutto di quelle più assurde e pericolose. L’episodio apparso in cronaca nera, in questi ultimi giorni, è davvero incredibile e doloroso: un bambino di 11 anni, pochi giorni fa, si è ucciso lanciandosi dal balcone di casa, al decimo piano di un palazzo di Napoli.

La madre ha trovato sul cellulare un messaggio che il figlio le ha inviato prima di suicidarsi in cui si fa riferimento un “uomo nero” o a un “uomo col cappuccio”. Il particolare ha spinto la Procura di Napoli ad avviare una indagine col supporto della Polizia Postale. Il piccolo, figlio di noti professionisti, non avrebbe dato nessun segno di preoccupazioni negli ultimi giorni ed era perfettamente integrato con gli amici.

Tra le ipotesi, anche quella che sia stato coinvolto in una challenge mortale, una sorta di perverso gioco su Internet in cui la vittima è chiamata a superare una serie di prove che prevedono atti di autolesionismo e, alla fine, anche la morte; in realtà l’esistenza stessa di queste challenge è in forte dubbio: si tratta di una CreepyPasta, ovvero una leggenda metropolitana a tema horror diffusa sul wev, su cui fino ad ora non ci sono riscontri. Questo non esclude che qualcuno possa essersi spacciato per il protagonista delle storie e che abbia contattato il ragazzino, terrorizzandolo.

Jonathan Galindo è un fenomeno molto conosciuto negli Stati Uniti, arrivato in Europa prima in Spagna e Germania e poi approdato in Italia. I ragazzi che vengono contattati sono solitamente molto giovani e gli viene proposto di affrontare una serie di prove che arrivano anche all’autolesionismo. Tra le prove ci sono incisioni sulla pancia con una lama affilata. Jonathan Galindo sta crescendo e sta diventando una nuova pericolosa moda tra ragazzi, una challange che potrebbe aver già fatto la sua prima vittima in Italia.

Ma chi è Jonathan Galindo? Tutto nasce da Samuel Catnipnik, un produttore di effetti speciali cinematografici che nel 2012 ha realizzato questa particolare maschera, una sorta di versione spaventosa di Pippo della Disney, creata per scherzo. In realtà si è trattato di uno dei suoi primi tentativi di realizzazione di effetti speciali tramite il make up. Era stato fatto tutto per suo gusto personale, senza intenzione di spaventare nessuno. Qualcuno però ha rubato questa immagine e l’ha poi usata per creare la challange che si rivolge in modo particolare a giovanissimi. Molti i profili col nome Jonathan Galindo, che si muoverebbe invece su TikTok, ovvero il social più in voga al momento tra gli under 13.

Tantissime le Challenge che in questi ultimi anni hanno portato alla morte di giovani adolescenti basti pensare: Blue Whale, la Balena Blu (un “gioco”, che dilagava sui social e in particolare su Facebook, nel quale i ragazzi si sarebbero sfidati fino al suicidio); Blackout game (una sfida, che consisteva nel avvolgersi la testa in un cellophane per comprimere la carotide, per poi perdere i sensi e provare l’ebbrezza del risveglio, ma che spesso non c’è stato.

Mi sono domandato cosa spinga i giovani a provare queste insensate Challenge forse la voglia di dimostrare il loro enorme coraggio o, ancor peggio, per avere qualche minuto di notorietà, attraverso numerosi like e condivisioni.

Vorrei che leggessimo il disagio tra le righe, senza avere il timore di parlare di argomenti forti con i ragazzi. Apriamo con loro il dialogo e rispettiamo i loro spazi, ma soprattutto, basta dire “non so, non sapevo, non conosco”. Dobbiamo essere presenti nei momenti della loro vita in cui il limite viene superato.

Comprendere il disagio delle nuove generazioni è fondamentale per evitare che i nostri figli, i nostri giovani, rovinino la loro vita o addirittura la perdano per una stupida sfida frutto della fragilità del nostro tempo.

Francesco Pira per Gazzetta del Sud

(Guarda il video)

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