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“Il Sud Vola. Viaggio tra startup e giovani innovatori”. L’innovazione in Sicilia raccontata da Alessandro Cacciato – INTERVISTA

alessandro cacciato 1Agrigentino d’adozione, ma “siciliano” nell’animo. È Alessandro Cacciato (in foto) il giovane autore del nuovo libro che in soli pochi giorni sta riscuotendo un enorme successo.

Si intitola “Il Sud Vola. Viaggio tra startup e giovani innovatori. E la pubblica amministrazione?” (Medinova Editore) l’opera che racconta, in lungo e in largo, l’esperienza vissuta da Alessandro in cerca di quelle realtà nei settori dell’innovazione. Tecnologie in vari ambiti, dall’agricoltura al sociale, passando dall’artigianato e non solo. Buone pratiche di giovani siciliani che hanno voluto investire nella propria terra, andando in controtendenza rispetto all’emigrazione in massa delle giovani intelligenze dell’isola.

L’autore racconta uno “spaccato” di Sicilia produttiva. Un libro, che sembra destinato agli amministratori della Sicilia, a volte, veri ostacoli al naturale sviluppo territoriale.
Alessandro Cacciato è un profondo conoscitore del mondo dell’innovazione in Sicilia; è infatti delegato della Digital Champions per il comune di Favara e autore del programma “Edicola dell’Innovazione” (www.edicolainnovazione.it) in onda su Radio Vela.

Alessandro, sei un siciliano d’adozione, ma forse più “siciliano” di tanti altri. Hai a cuore questo territorio, tanto da averne evidenziato gli aspetti più produttivi. Cosa ti ha spinto in questo intento?

La spinta è arrivata frequentando Farm Cultural Park di Favara (Ag), un posto molto stimolante che dal 2010 ha finalmente rotto quelle antiche tradizioni, tutte meridionali, di mortificare l’iniziativa personale. Proprio così mortificare: in generale, per decenni, ci siamo sentiti dire da amministratori locali, imprenditori, ma anche dai nostri genitori che le nostre idee erano carta straccia e che ci dovevamo concentrare su altri obiettivi, che saranno stati sicuramente qualificanti, ma che non ci hanno permesso di entrare nel mondo del lavoro. Quando Andrea Bartoli e Florinda Saieva hanno creato Farm e l’hanno aperta alle idee, si è generato invece un meccanismo tipico delle grandi città europee dove esiste uno scambio continuo di informazioni, conoscenza di culture, arti e professioni che generano altre idee sia artistiche che imprenditoriali ed oggi, dopo cinque anni dalla fondazione sono molti gli esempi di successo che sono partiti da Favara e da tutti quei posti esistenti frequentati da persone che hanno deciso di aprirsi al nuovo, senza paura di mettersi in gioco.

Un’altra spinta è arrivata dalla lettura di due libri: quello di Enrico Moretti “La nuova geografia del lavoro” (Mondadori Editore) e “Cambiamo Tutto” (Laterza) di Riccardo Luna. Quest’ultimo l’ho conosciuto proprio a Favara nel corso della presentazione del suo libro e con il quale oggi collaboro sia all’interno dell’Associazione Nazionale Digital Champion sia per la testata “Startup Italia”.

Sono letture, ambienti e persone stimolanti che mi hanno trasmesso la curiosità di viaggiare in lungo e largo, nel mio caso nel Mezzogiorno, alla ricerca di realtà innovative ed ho trovato un Sud assolutamente vivo e produttivo che è totalmente slegato dalle vecchie pratiche e mentalità dei decenni passati.

Parlo di questo mondo non solo nel mio libro “Il Sud Vola” (Medinova Editore) ma anche all’interno del programma “Edicola dell’Innovazione” (www.edicolainnovazione.it) che conduco su Radio Vela, dal lunedì al venerdì dalle ore 19 alle 20, dove intervisto i protagonisti di questa stagione dell’innovazione.

Buone pratiche innovative, soprattutto realizzate grazie al contributo di tanti giovani siciliani che hanno preferito investire nei luoghi in cui sono nati, piuttosto che, come spesso accade, emigrare al Nord Italia o addirittura all’Estero. Follia o solo lucida lungimiranza?

Più che altro è stata una presa di coscienza. La crisi cominciata nel 2007/2008 ha devastato la nostra economia nazionale e molti giovani, dopo aver vissuto esperienze professionali al Nord o all’estero sono dovuti tornare a casa, mentre i nuovi laureati non hanno avuto la possibilità di trovare un lavoro sicuro altrove. Tutte queste intelligenze però non si sono rassegnate, non hanno cercato il contributo statale ed alcuni non hanno nemmeno partecipato ai bandi europei ma invece si sono ingegnati ed hanno approfittato delle numerose opportunità derivare dalla sharing economy, hanno sfruttato i social network per promuoversi o per promuovere i propri prodotti e si sono organizzati in piccole comunità che in questi ultimi tre/quattro anni sono cresciute, hanno fatto rete costruendo, da zero e senza l’ausilio di nessuno, un vero e proprio ecosistema dell’innovazione che molto spesso è collegato con altre comunità sparse in giro per il mondo.
Attraverso il web oggi è molto semplice entrare in contatto con diverse realtà e multinazionali, a patto che ci si presenti con serietà e con idee valide.
Attenzione però, non è tutto rose e fiori. Questi ecosistemi sono ancora molto fragili, registrano molti successi sicuramente, ma non tutti i giovani hanno capito le grandi opportunità esistenti e non tutti partecipano, infatti il numero dei NEET è ancora drasticamente alto. La classe dirigente non partecipa pienamente a questa nuova stagione e la Pubblica Amministrazione dovrebbe agevolare questa effervescenza ma, purtroppo, ancora oggi funge più da ostacolo che da facilitatore.

La Sicilia sembra rinascere grazie alle esperienze che tu hai narrato nel tuo libro. La politica sembra invece “affossare” l’economia e lo spirito imprenditoriale di tanti giovani. Una dicotomia che sembra essere incolmabile, ma che è stata superata grazie alla tenacia di tantissimi giovani. Vuoi raccontarci cosa hanno in comune le realtà che hai avuto il piacere di visitare?

La classe politica ancora non ha piena conoscenza dei nuovi ecosistemi che sono nati e che si stanno moltiplicando nelle nostre città; i giovani che cominciano a guadagnare dalle loro startup o attività innovative sono persone che si affrancano dalle squallide logiche della clientela politica e cominciano a votare (se votano) con maggiore cognizione di causa, anche perché c’è una maggiore informazione su tutto. Le Pubbliche Amministrazioni sono obbligate, per legge, a rendere pubblici tutti i loro dati; è un evento storico che aumenterà ancor di più la consapevolezza del lavoro dei nostri rappresentanti politici i quali saranno chiamati sempre più sesso alle loro responsabilità.
Le realtà che ho conosciuto hanno degli elementi in comune: il saper ascoltare, l’apertura e la condivisione. Nelle comunità di imprenditori, startupper, o gruppi specializzati su determinati temi, la condivisione delle idee è un elemento portante che permette di sviluppare nuove idee e soluzioni per spingere a migliorare i propri prodotti ed assecondare la velocità dei mercati. È un sistema assolutamente meritocratico poiché non vanno avanti “gli amici degli amici” ma coloro i quali riescono a conquistare la fiducia dei clienti, fornitori e dei collaboratori.

“Il Sud vola, Viaggio tra startup e giovani innovatori. E la Pubblica Amministrazione?”. Una domanda che giriamo a te. Pensi che la politica e gli enti istituzionali promuovano in Sicilia l’innovazione?

Esiste una classe politica che promuove l’innovazione imprenditoriale e sociale in Sicilia; sono rappresentanti politici che hanno capito che le politiche top/down non hanno portato a grandi risultati e dunque sperimentano soluzioni bottom/up ed esistono ottimi esempi, come il progetto “Boom Polmoni Urbani” promosso dal Movimento Cinque Stelle che prevede il finanziamento di idee per rigenerare aree urbane degradate. A prescindere dai colori politici “fotografiamo” un fatto storico: per la prima volta un gruppo di onorevoli dell’Assemblea Regionale Siciliana restituisce una parte dello stipendio per finanziare le idee provenienti dal “basso”. È un’azione totalmente opposta rispetto a certe dinamiche che da decenni hanno alimentato la clientela politica.
Al Sud esiste una Pubblica Amministrazione efficiente che segue le stesse dinamiche appena esposte. Mi riferisco, per esempio, alla Regione Puglia con il programma “Bollenti Spiriti” realizzato dall’Assessorato alle Politiche Giovanili. Nelle loro azioni hanno cambiato la prospettiva di approccio verso i problemi ovvero hanno visto i giovani disoccupati non come problematica ma al contrario come risorsa, attingendo a piene mani dalle idee che quei giovani chiedevano di sviluppare, costruendo attorno ad esse i bandi per il loro finanziamento. Questo è solo un esempio rispetto ad altre realtà meridionali. Per fare ciò però, gli amministratori dovrebbero tornare a studiare, dovrebbero uscire dai loro uffici per conoscere tutte le dinamiche che caratterizzano queste realtà e collaborare con esse per tornare ad essere facilitatori ed abili arbitri e non fungere da ostacolo.
È giunto il momento di riscrivere molte regole per agevolare questo mondo legato alle innovazioni.

Da agrigentino pensi che nel nostro territorio manchi qualcosa di “innovativo” rispetto a quello che hai vissuto in altre belle realtà?

Agrigento, nel campo delle innovazioni, ha a disposizione gli stessi identici mezzi che hanno a disposizione le amministrazioni ed i cittadini di qualunque altra città italiana, europea o mondiale. Il web, gli open e big data, le comunità innovative sono facilmente reperibili e raggiungibili. Ad esempio si possono sfruttare gli edifici comunali non utilizzati prevedendo un nuovo utilizzo aperto alle migliori menti del territorio. Il tutto è realizzabile da subito, utilizzando le risorse esistenti, senza impegnare grandi somme, spesso anche a costo zero. Altro esempio: con l’istituzione di semplici aree di coworking comunali si potrebbero avviare iniziative che spingano alla produttività quelle persone che hanno delle buone idee ma non hanno le risorse per cominciare. In questo modo l’amministrazione comunale potrebbe essere un valido alleato per lo sviluppo di nuove forme di imprenditoria o di azioni rivolte al sociale.
Ma le domande su cui rifletto sono: l’Amministrazione, i cittadini o i nostri rappresentanti politici, hanno una visione (meglio se condivisa) a 5/10 anni sullo sviluppo della nostra città? Questa visione è adeguata a come sarà la nostra vita tra 10 anni in tema di mobilità, connessioni, accesso ai dati, flussi turistici, viabilità, etc? La nostra università cittadina deve rimanere sempre uguale al passato? Gli amministratori sono in grado di studiare (con l’ausilio degli esperti presenti all’interno dei nostri atenei), richiedere e attivare nuovi percorsi di studi che possano formare verso le alle professioni del futuro migliorando l’accesso al mondo del lavoro? Mi riferisco, ad esempio, ai rifiuti agricoli, l’agricoltura è un asset molto importante nell’economia provinciale e come dicono al CNR di Palermo, gli scarti di questo settore diventano materia prima in molti nella cosmesi, farmaceutica, le energie rinnovabili, edilizia, etc.
Per essere breve (anche se servirebbero approfondimenti, alcuni comunque presenti nel “Il Sud Vola” e nel sito www.edicolainnovazione.it) serve adeguare l’esistente alle prossime sfide del futuro, che diverranno presente sempre più velocemente.
In conclusione, in queste righe, ho esposto il mio semplice punto di vista dopo oltre due anni di approfondimenti e conoscenza diretta di startupper, studenti, imprenditori, esperti e professori illuminati.
Il fine del mio impegno in questo settore non è quello di dettare sentenze o assolute verità, ma stimolare una proficua e collaborativa riflessione e chiamata all’azione, supportata però da esempi, concreti e di successo, che diventano sempre più replicabili. La quarta rivoluzione industriale è cominciata ed esistono mezzi e conoscenze per poterla affrontare ad armi pari con le economie del nord.

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