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Editoriali

Il Valzer delle classifiche e delle Iene: Agrigento cerca un riscatto

templi agrigentoAgrigento non aveva certo bisogno di un numero in classifica per annoverarla fra le province più disastrate d’Italia. Anni di “scandali” e “mala amministrazione” hanno relegato la città dei Templi ad un profondo baratro che oggi vede solo la “certificazione” su quanto lavoro c’è ancora da fare.

Nessuno scandalo e soprattutto nessuna “sorpresa”; solo la constatazione più semplice di ciò che è. Essere contemplati fra gli ultimi posti in classifica non è altro che lo specchio di ciò che Agrigento ha vissuto in questi ultimi anni. 

Solo ieri, la classifica pubblicata da “Italia Oggi” che segue di una settimana quella de “Il Sole 24 Ore”. Due specchi, solo in parte contrastanti, ma che relegano comunque Agrigento e la sua provincia agli ultimi posti in classifica. Posti “recuperati” e posti “persi” in classifica non sono certo quello che contano, ma ad Agrigento, anche queste piccoli dati vengono presi come pretesto per “esaltare” o “criticare” ciò che si è fatto per questa povera città, icona solo un tempo della “più bella città fra i mortali“.

Un semplice dato sulla qualità di vita, che al di là di facili e sterili polemiche su ciò che è oggi, vede una duplice analisi: da un lato la “politica” pronta a festeggiare ogni piccolo passo avanti; dall’altro i critici “oppositori” pronti, come iene, ad azzannare e a puntare il dito contro una “mala gestio” di cui, forse, anche loro sono stati responsabili.

Quasi due facce della stessa medaglia che di certo non possono far bene alla città e alla sua provincia. Disquisire su questo o sul quel dato, su un posto in classifica piuttosto che su un altro, quale beneficio può portare alla città? Una domanda che forse, fin troppo spesso, sembra essere non al centro della “vessata quaestio” su ciò che è giusto fare per Agrigento.

Oggi, la nuova amministrazione comunale ha un solo compito: quello di lavorare e rompere con il passato. Un auspicio che sembra essere nelle intenzioni del sindaco Lillo Firetto e della sua giunta. Se in sei mesi di amministrazione Agrigento sembra avere la parvenza di una città “normale” lo si deve soprattutto ad un concetto di gestione pubblica diversa e al passo coi tempi. Aver coinvolto i privati nel processo di modernizzazione della città ha sicuramente un vantaggio: cambiare le cose subito senza le lungaggini burocratiche della pubblica amministrazione. Un investimento che, senza ombra di dubbio, è per se stessi e per il bene comune, ma che con poco tenta di far cambiare vesti ad una Agrigento che ancora “arranca”.

Sono ancora molti i problemi di questa “dannata” terra, ma la rivoluzione di Agrigento passa attraverso ognuno di noi. Solo allora potremo esultare vedendo la città nei posti in classifica che contano. Senza questa “maturazione” interna non potremo che “piangere” e “criticare”.

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