Inchiesta antimafia sui clan di Villaseta e Porto Empedocle: 54 rinvii a giudizio per traffico di droga, estorsioni e armi
Un duro colpo è stato inferto alle famiglie mafiose di Agrigento, Villaseta e Porto Empedocle con una vasta operazione condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Agrigento. L’indagine, sviluppatasi in due fasi tra dicembre e gennaio scorsi – come si ricorderà – ha portato all’arresto di numerose persone e ora si avvia alla fase giudiziaria: la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per 54 soggetti. La prima udienza preliminare è fissata per il prossimo 15 settembre davanti al giudice del Tribunale di Palermo, Lorenzo Chiaramonte.
I reati contestati sono pesantissimi: associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, rapine, danneggiamenti ed estorsioni. Al centro dell’inchiesta ci sono le cosche mafiose di Agrigento/Villaseta e Porto Empedocle, due nuclei storicamente attivi nel territorio.
L’indagine ha preso avvio dal ritrovamento, tra dicembre 2021 e gennaio 2022, di due grossi carichi di cocaina nascosti all’interno di cassette di frutta. In entrambi i casi, la scoperta è stata fatta dal titolare della ditta, durante l’ispezione di partite di banane provenienti dal Sud America. Gli inquirenti hanno subito escluso il coinvolgimento dei commercianti, ma sono riusciti a risalire al legame tra un lavoratore del mercato e il clan di Porto Empedocle.
Un elemento chiave dell’operazione è stato il sequestro di un pericoloso arsenale appartenente alla cosca mafiosa, nascosto in un luogo insospettabile: la casa di un netturbino incensurato. Al suo interno, i militari hanno trovato pistole, una granata e un fucile mitragliatore, segno della capacità militare del clan e della sua intenzione di mantenere il controllo sul territorio anche con la forza.
L’inchiesta, portata avanti dai pubblici ministeri della Dda di Palermo, ha ricostruito una rete criminale ben radicata e ramificata, capace di gestire traffici illeciti su larga scala e di esercitare un controllo capillare sul territorio attraverso intimidazioni e violenze. L’ordinanza di custodia cautelare descrive nei dettagli l’organizzazione delle famiglie mafiose, il loro modus operandi e i legami tra le diverse articolazioni del sodalizio.
Con il rinvio a giudizio di 54 persone, si apre ora una nuova fase che porterà alla verifica processuale delle accuse. La comunità agrigentina, provata ma determinata, guarda con speranza a questo processo come a un segnale forte dello Stato contro la criminalità organizzata. Il lavoro svolto dalle forze dell’ordine e dalla magistratura rappresenta un importante passo avanti nel contrasto alle mafie e nella tutela della legalità.






















