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Apertura Cronaca

Inchiesta “Icaro”, arrivano le condanne in Appello per tredici imputati

Tredici condanne e un’assoluzione. E’ questo il verdetto della Corte di Appello di Palermo nell’ambito del processo scaturito dall’inchiesta antimafia denominata “Icaro” che ha sgominato presunte famiglie mafiose dell’agrigentino.

Confermata, quasi per intero, la sentenza di primo grado emessa dal gup di Palermo. Nella fattispecie per undici imputati non è cambiata la condanna; in particolare quattordici anni di reclusione, in continuazione con una precedente sentenza, sono stati inflitti per il 66enne Pietro Campo di Santa Margherita Belice, ritenuto “esponente di vertice dell’organizzazione criminale nel territorio; condanna a 14 anni e otto mesi, sempre in continuazione, anche per Antonino Iacono, 64 anni; per Francesco Messina, 61 anni, cugino del padre del boss Gerlandino Messina, condanna a 14 anni e 8 mesi di reclusione con l’accusa di essere stato il nuovo capo della cosca di Porto Empedocle; Francesco Capizzi, 50 anni, di Porto Empedocle condanna a 10 anni; Francesco Tarantino inteso “Paolo”, 29 anni, di Agrigento condanna a 10 anni; Mauro Capizzi, 47enne di Ribera condanna a 10 anni e 8 mesi; Santo Interrante, 34 anni, di Santa Margherita Belice condanna a 10 anni; Giacomo La Sala, 47 anni, di Santa Margherita Belice condanna a 10 anni e 4 mesi; Rocco D’Aloisio, 46 anni, di Sambuca di Sicilia condanna a 10 anni; Tommaso Baroncelli, 40 anni, di Santa Margherita Belice condanna a 8 anni e 8 mesi; Emanuele Riggio, 45 anni, di Monreale condanna a 3 anni e 4 mesi.

Gli altri imputati si sono visti ridurre la pena: Diego Grassadonia, 54 anni, di Cianciana la condanna a 10 anni di reclusione è stata ridotta a 9 anni per effetto dell’esclusione dell’aggravante di essere stato un capo promotore; Giuseppe Lo Pilato, 47 anni, di Giardina Gallotti, frazione di Agrigento, assolto in primo grado è stata decisa la condanna a 9 anni di reclusione per l’accusa di associazione mafiosa.

Confermata invece l’assoluzione del 41enne Leonardo Marrella, nei cui confronti il procuratore generale Emanuele Ravaglioli aveva chiesto la condanna a 8 anni.

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