Klangforum, il Mediterraneo e la Cultura dell’ascolto
Creare “relazioni e trasformazioni culturali” e “presentare a un pubblico vasto un programma di grande interesse a livello territoriale, ma anche nazionale e internazionale”.
Mi piace partire dal titolo del dossier e dalla motivazione della Giuria del Ministero della Cultura, che nel marzo del 2023, ha incoronato Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025, per parlare di uno degli eventi più interessanti che si sono svolti in questi ultimi mesi nella Città dei Templi.
210 partiture mai ascoltate prima, 25 musicisti provenienti da Australia, Austria, Bulgaria , Germania, Finlandia, Francia, Grecia, Italia, Portogallo, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti, 10 luoghi suggestivi, tre eventi. Sono questi i numeri del progetto La Cultura dell’Ascolto che ha visto ad Agrigento la straordinaria partecipazione dell’ensemble viennese Klangforum Wien. Stiamo parlando di uno tra i più autorevoli collettivi di musica contemporanea a livello internazionale.
Sono stati tre, dicevamo, gli eventi che hanno visto l’ensemble protagonista indiscussa di Agrigento 2025, trasportando metaforicamente la Capitale Italiana della Cultura 2025, in una dimensione Mitteleuropea.
La cultura dell’ascolto ha simbolizzato e, per certi versi, spiegato e giustificato, il senso profondo della motivazione della Giuria, presieduta da Davide Maria Desario, che recitava: “Il ricco patrimonio culturale del territorio è il volano con cui si valorizza la variegata offerta culturale proposta in un’ottica di innovazione, promozione e, di conseguenza, di un successivo sviluppo socio-economico, che trova ispirazione nei concept tecnologici più moderni. Il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni potrà promuovere la cultura come caposaldo della crescita individuale e comunitaria”.
La motivazione, dunque, che parla di Innovazione, Promozione e Ispirazione nei concept più moderni, ha raggiunto la sua più alta espressione ne “La Cultura dell’ascolto”, un progetto studiato per offrire agli agrigentini un’esperienza immersiva e profonda attraverso l’ascolto musicale e la sperimentazione sonora, incarnando alla perfezione l’intreccio di geografie fisiche, culturali ed immaginarie che caratterizzano, appunto, il dossier della Fondazione.
L’evento si è aperto lo scorso aprile con una prima assoluta al Teatro Pirandello, intitolata New Music – New Horizons.
Il concerto, che si è focalizzato su temi come la relazione con l’altro e con la natura, la prossimità, la mobilità e l’ospitalità, ha visto l’esecuzione delle opere di sette compositori, selezionati da una giuria composta da membri del Klangforum e della Fondazione Agrigento 2025.
Alla “chiamata” hanno risposto 210 candidati da 16 Paesi ed i prescelti sono stati: Maria Vittoria Agresti, Giovanni Damiani, Michele Foresi, Mirela Ivicevic, Cakludio Panariello, Emircan Pehlivan, Mikel Urquiza che, con le loro composizioni, hanno offerto una rinnovata lettura dell’identità attraverso il suono.
Al debutto, però, gli agrigentini hanno riservato una tiepidissima accoglienza.
Il Teatro Pirandello semivuoto, pubblico freddo, pochi applausi e spettatori che hanno lasciato la sala prima della fine del concerto.
“I” come innovazione: La musica, come sappiamo, deve suscita interpretazioni, contenuti, significati. Una volta posta questa prospettiva, diventa possibile conciliare le istanze contenutistiche dell’interpretazione musicale insieme con la sua descrizione formale e porre il confronto in termini produttivi ed innovativi.
A venirci in soccorso è Peter Paul Kainrath , direttore artistico e CEO dell’ensemble che spiega: “La cultura dell’ascolto ha a che fare con la nostra vita quotidiana, con il nostro comportamento verso la comprensione. La cultura dell’ascolto parte prima di aver capito; dopo, inizia un processo di comprensione profonda di quello che si ha ascoltato”.
Sotto questa prospettiva, allora, diventa possibile conciliare le istanze contenutistiche dell’interpretazione musicale, insieme con la sua descrizione formale e porre il confronto in termini produttivi: “La musica contemporanea – continua Kainrath – inizia con l’esporsi verso qualcosa che non è stata mai ascoltata. Tante persone hanno dimenticato che la 5 Sinfonia di Beethoven fu un fiasco totale e Beethoven era depresso”.
La tesi mi viene confermata all’uscita del Pirandello dal prof. Stefano Tesè, noto docente di musica, che mi ricorda che nel 1928 ci fu il debutto del Bolero di Ravel all’Opéra di Parigi: In quell’occasione il pubblico rimase ipnotizzato, ma le reazioni furono discordi. Alcuni lo definirono geniale, altri lo criticarono come un mero esercizio di orchestrazione: “Non sempre i nuovi codici musicali arrivano immediatamente”, afferma.
Dietro le quinte incontriamo Peter P. Kainrath che aggiunge:
“Noi non sappiamo che forma in futuro prenderà questa musica. Oggi deve essere ascoltata e capita. Stiamo vivendo qualcosa che nessun altro ha sentito, ascoltato, vissuto. Tutto questo è un grande privilegio!” esclama. Kainrath che ci esorta ad “aprirci a nuovi orizzonti di ascolto”: “Questa musica non va capita, bisogna esporsi ad ascoltare l’inascoltato… l’inaudito. In questo modo cambierà qualcosa dentro di noi”.
Al debutto sono poi seguiti altri due eventi che, al contrario, hanno suscitato grande interesse e partecipazione. Mi riferisco a Urban interaction, una giornata di musica in movimento, per aiutare a riscopre la città attraverso i suoni in spazi di ascolto e relazione.
“P” di Promozione: Le Urban interactiones hanno animato la città con una serie di esibizioni musicali che si sono snodate in alcuni dei luoghi più significativi e iconici di Agrigento, Santa Maria dei Greci , Circolo Empedocleo, Biblioteca Lucchesiana, Monastero di Santo Spirito, Sant’Alfonso, Cappella di Santa Sofia, Teatro della Posta Vecchia, Chiostro di San Francesco.

Chi c’è stato ne parla come qualcosa che ha lasciato un segno nel territorio, come l’avvocato Giuseppe Taibi che ad Agrigento ricopre la carica di Capo Delegazione FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano: “Ho partecipato alle interazioni urbane ed è stato entusiasmante vedere questi musicisti, peraltro bravissimi, muoversi all’interno dell’intero centro storico e, in occasione del Primo Maggio, avvicinare tanti turisti che, trovando i negozi chiusi, potevano ben godere di questa musica dal vivo. Ritengo che questa musica potrebbe essere quella che in futuro meglio rappresenterà il difficile momento che, a livello internazionale, stiamo vivendo. Questo, secondo me, è stato, fino ad oggi, uno degli eventi più belli di Agrigento Capitale Cultura 2025. La Città ha bisogno di confrontarsi con un mondo internazionale, ha bisogno di uscire da quell’isolamento, che non è solo geografico ma è principalmente culturale. Agrigento 2025 rappresenta per me questa sfida: ripartire dalla Cultura, specie dopo la pandemia…
“la Cultura dell’Ascolto ci chiama alla necessità di ascoltare l’altro, di aprirci alle novità e di non fermarci a quello che già conosciamo, alle nostre abitudini, perché fuori c’è un mondo completamente nuovo, come questa musica contemporanea che si sviluppa principalmente dopo le due guerre mondiali . È possibile che oggi non la comprendiamo, ma domani potrebbe essere quella che meglio avrà rappresentato quello che abbiamo sentito dentro, le nostre inquietudini, i suoni della natura e della vita accanto a noi e che oggi non riusciamo bene a decifrare e a esprimere”, conclude Taibi.
“R” come Relazione: Il progetto si è chiuso il 3 maggio con un gran finale al Teatro dell’Efebo. Il Symposion , con una straordinaria e bella simposiarca: la bravissima attrice, produttrice e conduttrice, Barbara Capucci.
Symposion si è sviluppato come un viaggio sensoriale che ha ripercorso le fasi dell’ebrezza, dall’invito iniziale al brindisi, passando per l’euforia, la disorientazione e la ripetizione ossessiva , fino alla calma finale simile al sonno vigile. Vino e musica sono diventati strumenti di accesso a livelli profondi della coscienza. L’orchestra , diretta da Jack Frederick Sheen, si è incastonata perfettamente nel tufo arenario del Teatro dell’Efebo.

Ritorno, per completezza, alla motivazione del Ministero della Cultura che sottolinea il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni: “Agrigento assume come centro del proprio dossier di candidatura la relazione fra l’individuo, il prossimo e la natura, coinvolgendo l’isola di Lampedusa e i comuni della provincia e ponendo come fulcro il tema dell’accoglienza e della mobilità…Il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni potrà promuovere la cultura come caposaldo della crescita individuale e comunitaria ”.
Nell’antica cavea di Akragas, l’antico ed il moderno si sono incontrati per dare forma alla musica: l’antichità diventa contemporaneità per un progetto che l’ensemble, composta, appunto, da tanti giovani musicisti internazionali, ha portato in giro per il mondo, ma mai
“in un teatro che ha una sua voce, una sua luce e dove la luce diventa voce. Colori che hanno aiutato ad ascoltare la musica che diventa: “mezzo per indagare il Mediterraneo e quanto polifonico sia il Mediterraneo, punto nevralgico del nostro Continente, porta e forza d’Europa ”, parola di Peter Paul Kainrath.
foto e testo di Luigi Mula, email [email protected]





























