La cecità politica di Miccichè e l’ingiustizia verso Ciulla
C’è un confine sottile tra la fisiologia dei rimpasti e l’autolesionismo politico. E il sindaco di Agrigento, Francesco Miccichè, lo ha superato senza esitazioni con la revoca dell’assessore Costantino Ciulla. Una decisione improvvisa, assunta senza alcuna interlocuzione con il diretto interessato né con i vertici locali e regionali di Fratelli d’Italia, il partito che più di ogni altro ha garantito stabilità e sostegno a questa traballante amministrazione.
Eppure, non parliamo di un assessore qualsiasi. Ciulla è stato fra i protagonisti del più importante risultato degli ultimi decenni per la città: la designazione di Agrigento a Capitale italiana della Cultura 2025. Non un’etichetta effimera, ma un riconoscimento che avrebbe proiettato Agrigento sulla scena nazionale e internazionale, portando visibilità, prestigio e soprattutto la prospettiva di finanziamenti strategici. Non solo: durante il suo mandato sono arrivati fondi concreti, progetti avviati, iniziative che hanno ridato linfa a un tessuto culturale e turistico da tempo in sofferenza.
Revocare un assessore con questo curriculum significa calpestare non solo la persona, ma l’intera comunità che ha beneficiato del suo lavoro. Significa infliggere un colpo mortale all’immagine della città, ancora una volta ostaggio delle lotte intestine e dei personalismi del Palazzo.
Miccichè ringrazia a parole, ma cancella nei fatti. Ringrazia per il “prezioso contributo”, ma priva Agrigento di una delle poche figure capaci di produrre risultati tangibili in un contesto amministrativo che, altrimenti, naviga a vista. La scelta del Sindaco è incomprensibile sul piano politico e imperdonabile su quello istituzionale.
Fratelli d’Italia, con cinque consiglieri su ventiquattro, è la colonna portante della maggioranza. Ignorarne il peso e la rappresentanza è un gesto di arroganza che rischia di aprire una crisi irreversibile. Non basta evocare l’unità del centrodestra: bisogna praticarla con il rispetto degli alleati, non con colpi di mano che puzzano di vendetta o di calcoli di piccolo cabotaggio.
Ciulla, dal canto suo, ha già chiarito che non intende abbandonare la politica. E fa bene: sarebbe un delitto disperdere competenze, relazioni e passione che hanno dato lustro a una città troppo spesso piegata dallo sfascio e dall’immobilismo.
Oggi, più che mai, Agrigento ha bisogno di persone come lui. E molto meno di sindaci che, invece di costruire, distruggono.



