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Apertura Editoriali

La politica agrigentina che “corre” oramai solo sui social

“Parlerei con quel consigliere, ma mi ha bloccato su Whatsapp”. Durante una conversazione con alcuni rappresentanti politici locali, può succedere di ascoltare anche una frase del genere.

Corre oramai sul web il dibattito politico agrigentino. Non più bar, piazze, anticamere di sale consiliari od uffici di segreterie di partito: tutto si svolge, come gran parte della vita quotidiana, in modo virtuale. Se prima c’erano le fatidiche “voci di corridoio”, adesso invece le indiscrezioni corrono sui social: “L’ho letto in un gruppo Whatsapp”, spesso ci si sente rispondere quando magari si chiedono informazioni su una notizia appena trapelata.

E sulla chat più usata al mondo, che oramai da almeno un lustro ha soppiantato i “vecchi” sms, si prendono anche alcune delle più importanti decisioni politiche. Ad Agrigento c’è un’estesa ragnatela virtuale fatta di gruppi Whatsapp di ogni tipo, in cui si svolge la vita politica cittadina. Si va dai gruppi più o meno “ufficiali”, in cui vengono inseriti i contatti di appartenenti ad associazioni, partiti o dove anche viene organizzato il lavoro in vista di riunioni od incontri, a quelli invece più “ufficiosi”. “Da quando sono qui dentro – mormora un consigliere indicando Aula Sollano – Mi hanno iscritto in quasi 50 gruppi”. Gran parte della “trama” corre tra smartphone e telefonini, all’interno di gruppi dove circolano commenti, pareri, richieste e dove non mancano i litigi, forse resi anche più facili dal fatto che gli interlocutori hanno davanti solo uno schermo.

Un divorzio politico od una presa di distanze potrebbe essere portata a conoscenza grazie alla fuoriuscita da un gruppo Whatsapp prima ancora che da un comunicato stampa. Prima di una seduta consiliare, oppure di un convegno politico, nelle anticamere c’era sempre un gran fermento: era lì che si approvavano interventi, era lì che si mettevano a punto gli ultimi dettagli prima di essere “a favore di telecamera”. Adesso invece i ritmi sembrano più lenti e meno frenetici, non c’è più il “brusio” classico delle riunioni. Ma i protagonisti parlano altrove: forse sono ancora a casa, forse sono altrove oppure anche fuori Agrigento, si parla allora sui gruppi nelle varie chat, i più impazienti usano messaggi vocali per rimarcare concetti o ribadire proprie posizioni.

Non solo Whatsapp, ma anche Facebook. Il social di Mark Zuckerberg oramai è stato elevato al rango di reale piazza di dibattito: tutto ciò che viene scritto lì, diventa ufficiale. Capita spesso oramai, ad Agrigento, così come in molti comuni della provincia, di vedere comunicazioni e comunicati stampa pubblicati sui profili o sulle pagine di amministratori od associazioni. Politici e cittadini oramai danno più importanza a Facebook che alle sedi istituzionali, ciò che accade sulla varie bacheche è propedeutico a quanto succede nel dibattito reale e non viceversa. Può anche capitare di vedere due persone a braccetto in via Atenea e, dopo due ore, non salutarsi nemmeno a causa di un litigio su Facebook. Nelle scorse ore il cosiddetto “pizzagate”, ossia l’errata comunicazione dei mesi scorsi circa il conferimento del cartone della pizza nella differenziata, ha prodotto “effetti importanti” sui social: ne è nata un’ironia diventata virale, che ha dato vita a reazioni anche di esponenti istituzionali. L’assessore Nello Hamel ad esempio, ha ritenuto poco opportuna una vignetta sulla differenziata apparsa sul profilo di Alfonso Cartannilica, gestore della pagina “Satira Agrigentina“. “Qualcuno gli dica che non ho alcun rancore – è stata la risposta del diretto interessato – Perchè mi ha bloccato su Facebook”.

Anche alle nostre latitudini dunque, la politica riflette i cambiamenti avvenuti in società: cambiano le abitudini, cambiano le sedi, ora virtuali, cambia il modo di comunicare. E, in tal senso, le nuove pratiche rendono la gestione dei rapporti tra i politici locali non molto diverse da quelle che avvengono tra comuni cittadini. Una discussione su Whatsapp potrebbe “degenerare” fino a portare al blocco dell’interlocutore, oppure alla fuoriuscita da un gruppo, oppure ancora a messaggi vocali alterati od anche alla nascita di “sottogruppi” volti ad emarginare un soggetto con cui è nato il battibecco. Nulla di diverso da quello che accade tra gruppi di adolescenti o di compagni di classe. Non mancano poi coloro che, nel tentativo di avviare quotidiane conversazioni, riempiono gruppi di associazioni o di partiti con immancabili immagini di caffè mattutini con tanto di scritta “buongiorno”.

Il “sottobosco” della vita politica agrigentina scorre dunque via chat. È lì che, tra virtuale e surreale, si prendono decisioni o si comunicano novità. Se si potesse fare una cernita di tutti i gruppi Whatsapp che coinvolgono politici agrigentini, spunterebbe fuori una lista infinita dove non mancherebbero sorprese: gruppi pro e gruppi contro questo o quel personaggio politico, gruppi di associazioni, gruppi “misti” di politici e di persone vicine ai politici, si potrebbero scovare anche gruppi dove già si discutono alleanze in vista delle non tanto lontane comunali del 2020.

Cambiano sedi di confronto ed abitudini, ma a non cambiare è però la sostanza: essa continua ad essere fatta di confusione, schermaglie e conseguente inconcludenza della proposta politica.

Mauro Indelicato – Direttore Responsabile InfoAgrigento.it

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