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La situazione della Mafia in provincia di Agrigento: il fenomeno analizzato nella relazione della DIA – VIDEO

mafia-agrigentoUna mafia forte ed economicamente aggressiva. Potrebbe riassumersi così la presenza in provincia di Agrigento del fenomeno mafioso che ancora una volta mostra particolare interesse per questa parte di territorio siciliano.

Il comandante della Direzione Investigativa Antimafia di Agrigento, Roberto Cilona (in foto), nel corso di una conferenza stampa ha illustrato i dettagli della relazione del secondo semestre dell’anno 2016 presentata dal Ministero dell’Interno al Parlamento.
Un lavoro meticoloso che ha visto protagonista anche la Dia di Agrigento che durante questi anni si è occupata, e continua ad occuparsi incessantemente, al contrasto del fenomeno mafioso in tutti i suoi aspetti, compresi quelli di analisi e di previsione degli andamenti del fenomeno stesso.

In Sicilia la criminalità organizzata manifesta ancora una significativa resilienza rispetto alla efficace e sistematica azione di contrasto svolta da Forze di Polizia e dalla Magistratura. Gli spunti di analisi offerti dalle più recenti acquisizioni investigative mostrano come cosa nostra mantenga un’architettura interna imperniata sulle famiglie mafiose, interpretata in maniera più flessibile rispetto al passato, ma tale da preservare, nel rapporto con il territorio, “il proprio atavico e ramificato potere illegale…”.

Un fenomeno, quello della mafia, che si inserisce in un tessuto economico dove Cosa Nostra “penetra” come una criminalità economica organizzata, che individua i mercati dove la domanda è difficile che fletta, al fine acquisire una posizione monopolistica.

La provincia di Agrigento – si legge nella relazione semestrale – continua a caratterizzarsi per la pervasività delle associazioni criminali di matrice mafiosa che, facendo leva sulla limitata presenza di iniziative imprenditoriali e sulla generale crisi economica, trovano ancora terreno fertile nella possibilità di reclutamento di nuova manodopera. In base agli elementi informativi raccolti, Cosa Nostra riveste tuttora un ruolo di supremazia nel panorama criminale agrigentino, avendo mantenuto, nei suoi profili essenziali, un’organizzazione verticistica, strutturata e complessivamente unitaria, basata su precisi codici comportamentali, nonché pienamente operativa, oltre che in diretto collegamento con famiglie mafiose palermitane, trapanesi e nissene. Sarebbe attualmente organizzata nel territorio della provincia su 7 mandamenti e 41 famiglie”.

La stidda, peraltro, pur rivestendo un ruolo marginale, conserva posizioni di rilievo nel contesto agrigentino. Costituita da una confederazione di clan scissionisti, inizialmente contrapposti a cosa nostra, oggi è presente soprattutto a Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Naro, Favara, Canicattì, Campobello di Licata, Camastra e Bivona, senza più porsi in atteggiamento conflittuale con le famiglie mafiose”.

Dall’analisi emerge come in provincia di Agrigento, Cosa Nostra viva una continua fase di riassetto degli equilibri interni, con disegni di scomposizioni e ricomposizioni di famiglie e di mandamenti, derivanti anche dalle scarcerazioni di alcuni importanti sodali, i quali, tornati in libertà, manifestano interesse a riconquistare posizioni sospese.

In particolare, nel secondo semestre 2016, l’operazione “Opuntia” ha interessato la zona occidentale della provincia, ed in particolare le famiglie di Menfi e di Sciacca, individuandone, il vertice, e rivelandone le attività illecite. Sono stati documentati incontri riservati tra gli indagati all’interno di autovetture e casolari nella loro disponibilità nonché di esercizi commerciali, cui partecipavano anche esponenti di vertice di cosa nostra a livello provinciale. L’attività investigativa ha registrato come gli indagati si riunissero principalmente con lo scopo di riorganizzare il gruppo criminale nel territorio di Menfi (delineando un nuovo assetto), di conciliare dissidi interni all’organizzazione, nonché di programmare le attività intimidatorie al fine di ottenere assoggettamento ed omertà.

Altra importante operazione, quella denominata “Vultur”, che ha interessato la zona orientale della provincia, ed in particolare le famiglie di Naro e di Canicattì e che ha fatto luce sulla realtà criminale di Camastra, individuando una serie di condotte criminose poste in essere (associazione per delinquere di tipo mafioso pluriaggravata, estorsioni, detenzione e porto illegale di armi, illecita concorrenza aggravata dai metodi mafiosi, danneggiamenti a mezzo incendio. Le investigazioni, inoltre, hanno dato ulteriore conferma della cessata contrapposizione tra Cosa Nostra e Stidda.

Infine, l’operazione “Icaro 3”, che rappresenta la terza fase del medesimo filone investigativo, ha portato all’arresto di 3 soggetti ritenuti ai vertici delle famiglie di Santa Margherita di Belice, Cianciana e Montallegro.

roberto-cilona1In questa provincia – afferma il comandante della DIA di Agrigento, Roberto Cilonal’organizzazione mafiosa, approfittando della perdurante crisi economico-finanziaria e di disponibilità di capitali, si pone l’obiettivo di inserirsi nell’economia legale, depauperando sempre più il tessuto produttivo sano”.

Oggi, Agrigento ha un tessuto economico imprenditoriale in strutturale crisi. Nelle maglie di questo tessuto economico – continua Cilona – si inserisce la mafia con Cosa Nostra, e in minima parte anche la Stidda che svolge una attività del tutto parallela o sostitutiva dei vuoti lasciati sul territorio da Cosa Nostra, che ha il valore aggiunto della capacità organizzativa”. “Si tratta di una criminalità strutturata che consente di avere il controllo del territorio che è marcato nei luoghi dove la mafia è molto tradizionale e quindi rappresenta una struttura assai insidiosa che diventa criminalità economica organizzata”.

L’aspetto economico-finanziaro è quello che oggi ci interessa particolarmente. In provincia le ultime operazioni delle Forze dell’Ordine mostrano questo importante aspetto che fa emergere la forza economica della mafia che risulta sempre legata ad un controllo del territorio anche grazie ad attività classiche come quella delle estorsioni e del pizzo”.

Un crimine organizzato dunque che tende a colpire quei settori dell’economia dove la domanda che è difficile che possa flettersi; è lì che la criminalità concentra le sue forze, non disdegnando le attività illecite come il pizzo e le richieste estorsive, o il traffico di droga e la prostituzione. Una mafia dunque “forte” che è anche orientata ad una economia “lecita” per ottenere facile liquidità. 

(Guarda la videointervista)

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