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L’abbraccio di Agrigento a Marco Chiaramonti: lutto cittadino per l’istruttore di tennis morto in un incidente stradale

Agrigento si è fermata ieri per dare l’ultimo saluto a Marco Chiaramonti, il cinquantenne istruttore di tennis morto tragicamente lo scorso 20 settembre in un incidente sul viale Emporium. L’uomo, a bordo del suo scooter, ha perso il controllo del mezzo – per cause ancora in corso di accertamento – andando a impattare contro la base di un albero.

Il Sindaco della città dei templi ha proclamato il lutto cittadino, un segno tangibile di vicinanza a una famiglia già segnata dal dolore: dieci anni fa, infatti, la madre di Marco aveva perso un altro figlio, Gabriele, anch’egli vittima di un incidente stradale.

Le esequie si sono svolte nella basilica dell’Immacolata, gremita al di là della sua capienza. Centinaia di persone hanno voluto partecipare al rito, celebrato dal vice parroco don Giuseppe Lentini, per testimoniare l’affetto e la stima nei confronti di un uomo molto conosciuto e apprezzato in città, sia per l’attività sportiva che per la sua disponibilità umana.

Un momento di grande commozione è arrivato al termine della celebrazione, quando la moglie di Marco ha preso la parola in chiesa leggendo un messaggio di addio. Le sue parole, cariche di dolore e amore, si sono concluse con un brano musicale scelto insieme al marito il giorno delle nozze.

La scomparsa di Marco Chiaramonti lascia un vuoto profondo non solo nella sua famiglia, ma in tutta Agrigento, che oggi lo piange stringendosi attorno ai suoi cari.

Questo il testo integrale dell’omelia di don Giuseppe Lentini:

Nel Vangelo di Luca (7,11-17) troviamo Gesù che si trova a Nain e incontra un corteo funebre, viene portato alla sepoltura «un figlio unico di madre vedova». Quella donna aveva già pianto il marito, adesso quel dolore la fa soffrire ancora di più. Gesù al vedere quel dolore si commuove, piange anche lui, ha compassione per quella madre.

Anche oggi Cristo piange con noi, partecipa al nostro dolore per la prematura morte di Marco.

È innaturale che una madre veda morire il proprio figlio, a maggior ragione vederne morire due, gli unici. Come Gesù si fece vicino a quella madre, oggi si fa vicino a voi: Virginia, Paola e Sofia. Si ferma e risana, Gesù. Sta accanto a chi soffre. Sta accanto a chi muore.

La domanda che sorge spontanea in questi tragici incidenti è: dove era Dio? Non poteva evitarlo? Perché ha permesso questo?

La risposta è difficile, come lo è la comprensione di questo lutto così drammatico. Dove era Dio? Dio era lì, con Marco, non lo ha abbandonato un solo istante, come non abbandona mai nessun uomo.

Perché lo ha permesso? Perché Dio ci ha creato liberi, non ci tratta come servi, come pedine di una scacchiera, ma come figli ci ha donato la libertà e non ci costringe a far nulla. È la fragilità della condizione umana e le contingenze della vita che ci portano alla sofferenza e alla morte.

Dio come un padre ci ama. Ama Marco, che adesso è passato da questo mondo all’eternità. Ama noi, che quaggiù lo ricordiamo con affetto e piangiamo la sua prematura dipartita, come quella del fratello Gabriele.

Chi può consolare questo dolore? Chi p colmare il vuoto lasciato dalla sua perdita?

Carissime, Virginia, Paola e Sofia, solo il Signore, solo la fede può sorreggervi in questo momento.

Nella prima lettura l’apostolo Paolo scrivendo ai Romani(8, 14-23) ci ricorda come la nostra vita, innestata in Cristo nel Battesimo, diventa vita di figli, che possono rivolgersi a Dio con il dolce nome di Padre, Abbà. E come figli, essendo eredi del suo regno, dobbiamo ricordarci che «le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura», quella gloria che attende tutti noi, alla fine di questo pellegrinaggio terreno, come Gesù ci ha promesso nel Vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato (14, 1-6): «Vado a prepararvi un posto».

Il Signore prepara per ciascuno di noi un posto nel suo Regno, meritiamoci di raggiungerlo, stando uniti a lui: «ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io». E alla domanda di Tommaso che gli dice: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Gesù ci ricorda che Lui è la via che ci conduce al Padre, è lui la Verità che dobbiamo conoscere per raggiungere il Regno di Dio, è lui la Vita, la vita vera, la vita eterna che ci attende alla fine di questo pellegrinaggio terreno, per questo dice: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

Il nostro fratello Marco ci ha preceduti nell’eternità, lo affidiamo all’infinita misericordia di Dio, affinché, come ci ricorda la liturgia, «assolto da ogni colpa» possa giungere alla beatitudine.

Ma oggi vogliamo affermare con forza una delle verità della nostra fede. Marco continua a vivere in Dio, la sua vita non si chiude in questa tomba. Lui è morto a questo mondo, ma la sua esistenza continua nell’eternità. Ci ricorda la liturgia nel prefazio I dei defunti: «Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo». 

Allora preghiamo per lui, sentiamolo vicino. I vincoli di amore non vengono distrutti dalla morte, perché, terminata la nostra esistenza terrena, rincontreremo nel regno dei cieli il nostro fratello Marco e i nostri cari defunti. Questa speranza ci consola. Ma ancor di più ci consola che, risorti con Cristo, insieme loderemo Dio per l’eternità.

Esempio di sofferenza più grande nel Vangelo è quello di Maria. Lei, addolorata sotto la croce, vede il suo Figlio, flagellato, schernito e crocifisso. Il suo dolore è il nostro dolore e il nostro dolore diventa il suo dolore. Che Maria, Madre di Dio e della Chiesa, aiuti soprattutto voi Virginia, Paola e Sofia a superare questo tragico momento della vostra vita.

Affidiamoci e affidiamo Marco nel passaggio da questo mondo al Padre, a Maria, che, quale madre misericordiosa, per i suoi meriti e la sua intercessione, possa aiutarci a comprendere questo dolore e condurre Marco «alla gloria eterna nel regno dei cieli». Amen.