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Le “Vie dei Tesori” torna ad Agrigento con 17 luoghi

Per conoscere Agrigento bisogna partire dalle sue viscere, da quegli ipogei che raccontano più di un libro di storia: e quando si ritorna alla luce, ci si deve perdere tra le chiese monumentali e quelle più recondite, per poi incamminarsi verso la Valle, imponente, magnifica, per rivedere i templi che sono lì a guardia da centinaia di anni.

Le Vie dei Tesori, il Festival che da dodici anni apre e racconta decine e decine di siti inediti a Palermo, l’anno scorso è sbarcato ad Agrigento – con Caltanissetta, Messina, Siracusa – che ha risposto in maniera straordinaria: in due weekend (anche se il secondo funestato dal maltempo) ha raccolto 4500 visitatori, spalmati tra chiese monumentali, ipogei, musei, biblioteche e siti archeologici.

Quest’anno si replica: tre week end, dal 14 al 30 settembre, 17 luoghi (tutti ad 1 euro) molte sorprese, anche di livello nazionale, sempre con il supporto del Comune. Tra tutte, la bellissima scala elicoidale che verrà mostrata a San Domenico o la famosa “lettera del duavolo” che verrà esposta nella sacrestia di san Gerlando.

“Questa iniziativa può colpire nel segno se ha l’apporto di tutti e ognuno cede qualcosa per il bene comune”, ha spiegato Marcello Barbaro, vicepresidente dell’associazione Vie dei Tesori, intervenuto alla conferenza stampa al Museo Diocesano, condotta da padre Giuseppe Pontillo, con l’assessore comunale al Centro Storico Antonino Amato, la soprintendente Gabriella Costantino, e il direttore del Parco della Valle dei Templi, Giuseppe Parello: tutti fermamente convinti che la cultura può essere una delle risorse spendibili di questa terra che tenta sempre di risorgere.

Partire dalle viscere, dunque, dall’Ipogeo dell’Acqua amara, vivo sotto il Teatro Pirandello. E proprio seguendo le tracce del drammaturgo, ecco che si scopre un crocifisso ligneo detto del “Signore della Nave” da cui prese il nome la celebre Sagra del dramma omonimo; mentre la novella “La madonnina” è ambientata nella chiesetta di san Pietro, tornata alla vita dopo 50 anni di abbandono. Agrigento sta nella memoria del Rabato, il quartiere arabo – qui è la chiesa di Santa Caterina -, mentre per ritrovare la cinta medievale bisogna raggiungere Santa Maria dei Greci dove sarà eccezionalmente visitabile il crepidoma (la piattaforma a gradini) appena scoperta, con la cripta e il colatoio.

Si potranno cercare le tracce delle monache cistercensi alla Badia Grande o ricordare la storia del Palazzo della Provincia. Agrigento barocca è di una bellezza senza fine: a partire dalla nascosta Biblioteca Lucchesiana che accoglie i suoi 60mila preziosi volumi (manoscritti, incunaboli, testi arabi e codici miniati) tra le volute del Marvuglia. Poi la “concattedrale” di San Domenico o San Lorenzo, che è un tripudio di stucchi: guardate a vista da San Gerlando, fragile gigante e tesoro ferito. Non può mancare la Valle dei Templi: ma con un occhio particolare, visto che sarà possibile visitare per la prima volta in assoluto le terme romane, scoperte nel quartiere ellenistico; senza dimenticare gli scavi al Teatro Ellenistico, aperto sul mare, che di giorno in giorno riserva nuove sorprese e non solo per gli archeologi che hanno portato alla luce i primi gradoni.

Il dettaglio del programma, scaricabile in pdf, con l’elenco dei luoghi e la possibilità di acquistare i coupon per le visite sono on line su http://leviedeitesori.com/agrigento/

fonte leviedeitesori news

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