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Cultura

Licata, in una poesia la tristezza del poeta Lorenzo Peritore per la decadenza della sua città

L’ha scritta di getto e l’ha pubblicata sul suo profilo Facebook Lorenzo Peritore, illustre poeta dialettale licatese, sottolineando che basta “il titolo della poesia e il suo contenuto per esprimere tutto il rammarico e la delusione”.

In pochi versi, ha descritto le condizioni di decadenza sociale e culturale della sua amata città Licata e lo ha fatto con tutto l’amore che sa usare un figlio. Amore e rabbia si alternano in questa poesia che ha scatenato numerosi commenti, condivisioni e molti like. L’ha accompagnata con una foto del Palazzo di Citta di Licata opera di Ernesto Basile.

Lorenzo Peritore, 72 anni è autore di due libri di poesie “Rimaniamo in rima” (Bonanno Editore) e “Rime di Speranza” (Vitali Editore) ha vinto numerosi premi di poesia con componimenti sia in dialetto che in italiano. E’ sicuramente un interprete attento e scrupoloso attraverso le sue poesie dei cambiamenti della società. Ha partecipato come opinionista a trasmissioni televisive locali ed è stato ospite fisso alla rassegne letterarie licatesi “Autori in Piazzetta” e “LicatAutori” che si sono svolte a Licata. Docente presso i corsi del CUSCA, ha collaborato con il mensile licatese “La Vedetta” e con il quindicinale “La Campana”. E’ stato Dirigente dell’Associazione Culturale “La Campana”.

Tantissimi i riconoscimenti ricevuti sia a livello regionale che nazionale e internazionale. Ha svolto numerose testimonianze negli istituti scolastici di ogni ordine e grado ed è stato componente della Giuria di Premi. La sua poesia è apprezzata per la capacità di narrare storie e personaggi, in maniera autentica. Cultore delle tradizioni e del dialetto è riuscito a raccogliere oltre 500 soprannomi di licatesi.

Un suo testo, molto toccante, è diventato una canzone grazie al cantautore Armando Sorce leader del gruppo “Gli Iricanti”. Ha iniziato a pubblicare le poesie da adulto ma fin da piccolo raccoglieva pensieri e rime. Ha già in cantiere il terzo libro di poesie che pubblicherà nei prossimi mesi.
Ecco il testo integrale della poesia:

STU PAISI MI FA RABBIA

Mi fa rabbia stu paisi
a cui sugnu affezionatu
di vidirlu tutti i iorna
arridduttu ni stu statu
U commercio sta murennu,
di travagliu c’è carenza,
aumenta tutti i iorna
malavita e dilinquenza
Tutti i strati cini i fossa
ca ni fannu dispirari
e a munnizza intra u paisi
ca va sempri ad aumintari
I servizi fannu schifu,
d’acqua avemmu caristia,
na discarica abusiva
è oramai a periferia.
Un paisi surdu e mutu
quasi senza appartinenza
ca para cunnannatu
a scuntari a pinitenza
Pinitenza di na curpa
ca è di tutti licatisi,
e di co è c’amministratu
e amministra stu paisi
A Licata sta vivennu
nu disastru ca na storia
hava picca precedenti
ni ricordi da memoria
Assistennu a stu disatru
cummintu un mi cci fazzu
e mi sforzu di capiri
chi succeda nu palazzu
Un palazzu unni si recita
na farsa surreali
quasi un fussimu o Cumuni
ma o Teatru Cumunali
E mentri nu palazzu
è chiara a sensazioni
ca sta farsa vena fatta
p’amuri di poltroni,
Fora di stu palazzu
co hava tanti guai
recita na tragedia
ca fini unn’hava mai
E u licatisi agliutta
senza diri mancu ciu
pirchì forsi sta aspittannu
nu miraculu di Diu
Ma Diu di sti miracula
mi sa ca un nni po fari,
se un cangiammu i licatisi
a Licata un po cangiari.

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