“L’infinito irrompe nel finito”, al via ad Aragona la personale di pittura del maestro Salvatore Bellanca
“L’infinito irrompe nel finito” è il titolo della personale di pittura del maestro Salvatore Bellanca, in mostra al Complesso Monumentale del Purgatorio, in Piazza Umberto I, ad Aragona.

Pittore autodidatta, Bellanca ha alle spalle un percorso lungo sessant’anni. Realizza, infatti, la prima mostra all’età di 13 anni. Attraverso un maturato artistico esistenziale, l’artista si ispira alla action – paiting e allo stile espressionistico astratto americano. Le sue opere sono delle “Star gate” per accedere alla quarta dimensione, la dimensione senza tempo.
La sua pittura è intesa come vitalità intrinseca del gesto, come manipolazione del colore, gesto dirompente che disintegra la realtà e la ricostruisce. Egli, manipolando la tela, scatena una tempesta creativa in cui è il colore a giocare le sue mosse.
L’artista, così, grazie alla forte energia creativa, scompone il segno andando oltre la semplice rappresentazione. Bellanca indaga la condizione umana attraverso il fare pittorico in cui il significante ha lo stesso valore del significato che non è immediatamente visibile.
Un’indagine, dunque, che parte dallo spirito e porta con se significati profondi che trovano in universi, non immediatamente leggibili, la loro forma rappresentativa più potente.
Nel suo “studio atelier” , che sorge nel cuore del centro storico di Aragona, Salvatore Bellanca ha realizzato una mostra permanente. la mostra è stata inserita dalla Delegazione FAI Agrigento (FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano) nel circuito delle visite in occasione delle Giornate FAI d’Autunno.
-Maestro qual è il significato profondo della mostra?
“L’infinito è la quarta dimensione, la dimensione senza tempo. Noi abitiamo nel tempo, nello spazio e nella materia. L’infinito è il luogo senza tempo, il luogo di trascendenza per eccellenza, la dimora di Dio. Quindi quando io dipingo, veicolo la rivelazione nell’intuito spirituale; lo spirito, con la S maiuscola, mi suggerisce ed io vado ad impostare una tela, la giro, la rigiro, faccio scorrere il colore, imposto diciamo delle cromature, senza sapere qual è il sopra o il sotto. Ma alla fine il dipinto prende una connotazione. Infine, darò un titolo che ha a che fare con la mia preparazione interiore.”
-Parla di espressionismo astratto intuitivo, vuole spiegarci meglio?
“La pittura può essere impressionista, e siamo in presenza dei grandi pittori dell’impressionismo, Gauguin, Cézanne, Renoir, Monet, lo stesso Van Gogh. Gli impressionisti guardavano qualcosa e poi la ritraevano con i colori che loro volevano usare. L’espressionismo non guarda all’esterno, ma pone in essere creando ciò che suggerisce l’intuito, che è una componente dello Spirito. Ricevendo queste sollecitazioni li riporto su tela, ovvero le espressioni che l’intuizione spirituale mi suggerisce. Vorrei citare Sant’Agostino e Benedetto Croce. Sant’Agostino affermava che l’arte, la pittura, è bellezza. L’arte è principio gnoseologico oltre che metafisico della bellezza. Quindi Dio è principio gnoseologico oltre che metafisico della bellezza. Benedetto Croce, invece, sosteneva che l’arte è intuizione. L’intuizione non è percezione, non è sensazione e non è concetto. Percezione, sensazione e concetto sono funzioni dell’anima e non dello spirito. Quindi se noi coniughiamo questi due modi di vedere, per Sant’Agostino, l’arte derivare da Dio. Ma Dio come comunica con gli uomini? Attraverso l’intuizione, dunque Benedetto Croce. Quindi quando io ho un’ispirazione nel mio spirito, attribuisco a Dio questo suo intervento nella mia vita e io dipingo e porto su tela quello che lo spirito mi suggerisce”
-Come si è evoluta in questi anni la sua pittura?
“Io dipingo da sempre. Già alla scuola media ho realizzato qualche piccola mostra. Inizialmente portavo avanti lo stile il figurativo, il paesaggio. Per tanti anni ho dipinto paesaggi con palme, crepuscoli, tramonti. Nel 2014 inizio con la pittura d’azione. Ancora non capivo bene quello che stava accadendo in me. Comincia così il periodo dell’espressionismo astratto. Quello che è venuto fuori è una composizione di colori, di tratti e di linee che sicuramente hanno una loro energia in quanto emanazione dell’intuizione spirituale. Tanto che i miei quadri li chiamo Star gate, cioè, porta delle stelle, dove il significato è uguale al significante. Ossia, quello che io penso è uguale a quello che è nella tela, anche se non risulta immediatamente leggibile all’osservatore; ma se si rimane davanti alla tela da osservare, sicuramente si troveranno spazi dove entrare, dove poter comunicare. I miei quadri sono delle fonte di energia e di significato che vanno oltre il tempo, lo spazio e la materia”.
-Dopo tutti questi anni dove è approdata la sua pittura?
“La pittura è un modo di comunicare. In questi anni sto portando avanti un cammino di approfondimento e di conoscenza della Parola di Dio, degli approfondimenti biblici, vengo invogliato a realizzare le mie tele e cerco di imprimere, attraverso questo suggerimento dell’intuito spirituale, quella forza, quel significato, come dicevo prima, che è significato uguale al significante. Quindi per me dipingere significa sfruttare questa forza, mettere in azione questa energia che è la pittura d’azione”.
La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20. Per visite guidate è possibile contattare il maestro Bellanca al tel. 333 587 3983























