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Link building: la guida step by step del SEO Specialist Max Del Rosso

Chiunque voglia tentare a fare link building sa bene che dovrà scontrarsi con l’intelligente algoritmo di Google, che di anno in anno è sempre più bravo a riconoscere i collegamenti artificiosi e quelli naturali. Allo stesso tempo però, senza costruzione di backlinks, un sito non è facilmente posizionabile in SERP.

Oggigiorni vanno considerati diversi fattori che incideranno sul punteggio assegnato dal gigante di Mountain View: la pertinenza dei contenuti, la qualità e il trust di ogni pagina del sito web ospitante. In assenza di uno di tali parametri, sarebbe facile compromettere l’intero lavoro.

Diventa facilmente comprensibile la difficoltà di monitorare minuziosamente i link in entrata affinché il proprio sito web, non venga mal visto da Google. Questa guida è finalizzata a migliorare il lavoro di un link builder e comprendere come adocchiare ogni aspetto.

Studiamo l’anatomia di un link

Comprendere l’anatomia di un link, è estremamente per definire la propria strategia di costruzione dei cosiddetti collegamenti ipertestuali. Ebbene sì, perché il significato di hyperlink sta per catena, ipertesto o anche collegamento.

La struttura dei links si presenta in questo modo:

<a href=https://www.moneysite.it rel=”nofollow”>Vai su Money Site”<a>

A questo punto ti chiediamo di prendere appunti:

  • Anchor text: si tratta di tutto il testo che troverai all’interno dei tag <a></a>, che verrà reso cliccabile grazie alla stringa sopra elencata. Sulk’importanza del testo di ancoraggio vi rimandiamo a questo articolo sull’importanza dell’anchor text in ambito SEO per ottenere backlinks di qualità.
  • Href: al suo interno vi è l’URL di destinazione. Oltre ad una pagina HTML, si potrebbe trattare di una risorsa differente, immagine, video, PDF.
  • Rel: qualora fosse specificato, indicherà la relazione tra la pagina di origine e quella di destinazione.

L’attributo rel nella SEO identifica due tipologie di collegamenti, nofollow (quando viene espressamente specificato nella struttura di un link) e dofollow.

Il primo, chiede ai crawler di Google di non trasferire alcun valore “trust” alla pagina linkata (che sarà quella di destinazione). Spesso viene utilizzato sui collegamenti sponsorizzati, in affiliazione oppure i credits nella parte footer di un sito.

Al contrario di quanto scritto, il do follow attribuire un trust alla pagina di destinazione.

Se il link della pagina di destinazione fosse allo stesso sito internet, si chiamerà interno, viceversa, link esterno.

Link building: tutte le tipologie di collegamenti

Per evitare di far capire a Google che si tratta di link artificiali, i collegamenti durante una campagna di link building andrebbero variati. Ecco le diverse tipologie anatomiche costruibili:

  • Manipolativi;
  • Brandizzati (anche branded);
  • Navigazionali;
  • Sitewide;
  • Collegamenti dalle immagini;
  • Do Follow e No Follow;
  • Pagina senza indicizzazione;
  • Bassa e alta qualità;
  • Redirect;
  • iFrame.

In quali casi la link building può realmente funzionare?

La link building se fatta correttamente può far arrivare abbastanza traffico al sito web. Ma ottenere backlinks di qualità alle volte non basta, poiché grazie alle mappe XML di Google, il gigante sfrutta quest’ultima per identificare la struttura del blog o sito che sia.

Ad esempio, sia header che main content (le parti più in alto e in evidenza del sito), sono quelle che se otterranno linkeranno un determinato articolo o pagina del sito, il suo valore aumenterà vertiginosamente. Al contrario del footer, dove vengono messi i collegamenti ipertestuali meno importanti.

Pagerank e link juice stanno alla base di un’ottima campagna di costruzione link e soprattutto, per assegnare valore al motore di ricerca. Ciò significa, che un collegamento do follow dà autorevolezza ed importanza, alla pagina di destinazione. Quest’ultimo parametro è proprio il PageRank.

La sua sigla sta per PR, con questo algoritmo Google determinata un punteggio (per ogni singola pagina), da 1 a 10, determinato dai link in ingresso e dalla qualità di quest’ultimi. Il link juice invece, è il cosiddetto “succo”, che ogni pagina web ha potuto assimilare grazie ai collegamenti ottenuti.

Attenzione alle penalizzazioni di Google

Come abbiamo detto spesso, Google tende a penalizzare le clamorose azioni di spam e di link building evidentemente artificiose. Motivo per cui bisognerà pianificare minuziosamente la propria campagna di costruzione link, tenendo conto esclusivamente di quelli altamente qualitativi.

Non sempre però, un crosso può equivalere ad una penalizzazione di Big G. Ad esempio, se il sito avesse di base poco traffico, un crollo potrebbe significare un rapido cambio in SERP. In ogni caso, grazie alla Search Console si potranno avere le conferme di cui si necessita.

Professione link builder: quando si inizia una campagna di digital PR?

Uno dei problemi ricorrenti di chi sbaglia a fare link building, riguarda l’assenza di pianificazione. Partiamo dal presupposto che un link builder, in fase strategica di digital PR, dovrà comprendere innanzitutto, se la gente comincia a cercare il brand del sito che si vuol posizionare.

Quindi è indispensabile monitorare le citazioni del brand tramite dei tools di SEO appositi, come Google Alert o Majestic. Se ciò dovesse mancare, allora la soluzione più plausibile sarebbe quella di nutrire contenuti e strutturare una campagna marketing mirata alla notorietà del marchio.

L’importante è che un link builder non commetta mai l’errore di omettere tali parametri e pensare esclusivamente a ricevere più backlinks possibile, altrimenti si rischierebbe seriamente la penalizzazione.

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