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Mafia agrigentina, “soggetti vicini al latitante Matteo Messina Denaro”: per la DIA “notevole potenzialità criminale”

“Per quanto concerne l’articolazione delle strutture criminali, nella provincia di Agrigento, Cosa nostra riveste sempre un ruolo di assoluta preminenza, nel “sistema mafioso” siciliano, confermandosi tra le strutture provinciali più solide e ancorate alle tradizionali regole mafiose”.

A scriverlo è la Direzione Investigativa Antimafia nella seconda relazione semestrale del 2018 che ha lo scopo di fare un “quadro” sulla situazione criminale nel nostro territorio.

Per la provincia di Agrigento “l’area soffre di una diffusa situazione di disagio, legata ad un contesto ambientale che in molti casi non incoraggia il cambiamento in senso propositivo ed attivo. Esemplificativo, in tal senso, il fatto che, sebbene sia presente sul territorio un sito archeologico di particolare significatività, quale la “Valle dei Templi”, la provincia abbia fatto registrare una variazione leggermente negativa degli arrivi e delle presenze turistiche tra il 2016 e il 2017. Sussistono carenze strutturali ed organizzative (anche con riferimento alle inefficienze nei servizi pubblici essenziali, quali quelli dell’erogazione dell’acqua e della gestione dei rifiuti)”.

“A ciò – continua la relazione della Dia – si unisce l’azione invasiva dei sodalizi mafiosi, i quali incidono sulla crescita e sulle possibilità di valorizzare il territorio. La presenza del fenomeno mafioso determina infatti, tra l’altro, condizioni di monopolio in alcuni settori imprenditoriali, il controllo illecito della manodopera ed in generale la distorsione delle regole della concorrenza”.

Come sempre, la mafia agrigentina “rimasta nei profili essenziali unitaria e verticistica, si conferma suddivisa nella tradizionale ripartizione in mandamenti e famiglie”. Nel panorama mafioso agrigentino è poi presente la Stidda, in origine nata per scissione da Cosa nostra e alla quale si contrapponeva. Attualmente, invece, coesistono ed esercita la sua influenza nelle aree di Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Naro, Favara, Canicattì, Campobello di Licata, Camastra e Bivona.

Entrando più nel dettaglio Cosa nostra agrigentina, con un’articolazione capillare e radicata, continua ad avere una notevole potenzialità criminale, grazie ad un pregnante controllo del territorio e ad una significativa capacità d’infiltrazione e di condizionamento del tessuto economico, sociale e amministrativo.

La vicinanza con la provincia trapanese e i legami tra componenti agrigentine e soggetti vicini al latitante Matteo Messina Denaro concorrono a rendere fluida la situazione di una parte degli assetti territoriali mafiosi e della loro governance di vertice. In generale, comunque, la mafia agrigentina si connota per una significativa capacità di interazione con le consorterie mafiose delle altre province dell’isola – confermando così la struttura unitaria di Cosa nostra – e le realtà criminali di altre regioni. Inoltre, l’articolazione girgentina di Cosa nostra si distingue per una rilevante capacità di ricostituire e rimodulare velocemente i gruppi operativi e le famiglie.

 

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