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Cucina

Massimiliano Ballarò e la sua cucina dedicata ai presidi Slow Food

slow foodCucinare solo con prodotti tipici siciliani di alta qualità, tutti rigorosamente Presidi Slow Food. E’ quello che si è messo in testa lo chef Massimiliano Ballarò (in foto), 31 anni di Favara, che ha deciso di utilizzare per la cucina del ristorante per il quale lavora, solo prodotti di eccellenza, riconosciuti a livello internazionale.

Così ha preparato una “Carta menù” che comprende ben 26 Presidi siciliani Slow Food su quaranta presenti, che coinvolgono anche in Sicilia tanti piccoli produttori: agricoltori, pescatori, pastori, casari e fornai.
In Italia i Presìdi Slow Food sono identificati dal marchio “Presidio Slow Food” che viene riportato sulle etichette dei prodotti al fine di identificarli meglio sul mercato. I piatti di Massimiliano vanno dall’alaccia di Lampedusa alla fava cottoia di Modica e all’asino ragusano passando per il suino nero dei Nebrodi e i formaggi di capra girgentana senza dimenticare la cipolla di Giarratana, le lenticchie di Linosa le arance e le fragoline di bosco di Ribera. Tutti prodotti che a quanto pare hanno trovato grande consenso tra la clientela internazionale che transita giornalmente nel ristorante della Foresteria del “Baglio della luna”, ribattezzato dal patron Gianofrio Pagliarulo, “Accademia del buongusto”. Massimiliano Ballarò, allievo del maestro Totò Schifano, formatosi alla scuola alberghiera di Favara, dopo aver transitato in quel di Parigi, al Motor Show, da mesi è al lavoro per presentare al meglio la sua cucina con prodotti che arrivano freschi da tanti punti della Sicilia, quasi giornalmente.

E per finire in dolcezza un pasto all’ “Accademia”, Massimiliano ha in serbo una sorpresa: la “Pasta Elena di Favara”, una torta pandispagna, ricotta e granella di torrone che racconta di un dolce, voluto dai pasticceri favaresi Albergamo e Butticé, in onore della visita ad Agrigento della Regina Elena di Savoia, che pare abbia gradìto sia la dedica che il gusto. “Ancor oggi a distanza di oltre un secolo – spiega Massimiliano Ballarò – quel dolce, di una semplicità assoluta, rimane una bontà che difficilmente chi lo assaggia può facilmente dimenticare!

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