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Maxi incendio al deposito di rifiuti: quattro condanne e dodici rinvii a giudizio

Quattro condanne con il rito abbreviato e dodici rinvii a giudizio. È questo l’esito della prima fase giudiziaria dell’inchiesta sul vasto incendio che nel gennaio dello scorso anno devastò un deposito di rifiuti a Licata.

La sentenza è stata pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Agrigento. Per quattro imputati sono state inflitte pene complessive per oltre ventisette anni di reclusione: la condanna più pesante, pari a 14 anni, è stata comminata a uno degli imputati ritenuti tra i principali protagonisti della vicenda. Gli altri tre hanno ricevuto pene comprese tra quattro anni e quattro anni e otto mesi.

Contestualmente il giudice ha disposto il rinvio a giudizio per altri dodici imputati, che compariranno davanti alla prima sezione penale del tribunale agrigentino il prossimo 18 maggio per l’avvio del processo.

L’inchiesta ruota attorno al rogo che distrusse il centro di stoccaggio rifiuti, un incendio di enormi proporzioni che richiese settimane di lavoro ai vigili del fuoco prima di essere completamente domato. Le fiamme provocarono anche gravi conseguenze ambientali, con una densa nube di fumo e la diffusione di sostanze nocive nell’aria. L’emergenza costrinse l’amministrazione comunale di Licata ad adottare misure straordinarie, tra cui la chiusura temporanea delle scuole.

Secondo l’impostazione accusatoria, l’incendio sarebbe stato pianificato e poi materialmente appiccato da alcuni degli imputati. Agli indagati vengono contestate, a vario titolo, le responsabilità nell’ideazione e nell’esecuzione del rogo, aggravato dall’aver provocato un pericolo per la salute pubblica a causa delle sostanze tossiche sprigionate nell’atmosfera.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Agrigento, avrebbe inoltre fatto emergere un contesto più ampio di criminalità diffusa tra i territori di Campobello di Licata, Ravanusa e Licata. Oltre all’episodio dell’incendio, infatti, nel fascicolo figurano contestazioni che spaziano dall’estorsione ai furti aggravati, dal porto illegale di armi fino a un’accusa di tentato omicidio.

Le indagini partirono in modo quasi casuale, dopo l’intervento della polizia in un’abitazione a seguito di una lite domestica. Da quel primo episodio sarebbero emersi elementi che portarono gli investigatori a ipotizzare il coinvolgimento di alcune persone nel rogo del deposito di rifiuti.

Nel corso delle investigazioni i carabinieri eseguirono due distinte operazioni: inizialmente furono arrestate tre persone, mentre successivamente vennero disposte ulteriori misure cautelari nei confronti di altri indagati.

La vicenda giudiziaria è destinata ora a proseguire in aula, dove il processo dovrà accertare definitivamente responsabilità e ruoli nella complessa rete di reati ipotizzata dagli inquirenti. Nel frattempo resta ancora vivo il ricordo di quell’incendio che per settimane tenne con il fiato sospeso l’intero territorio licatese.