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Regioni ed Enti Locali

Migranti. Lampedusa, mediterraneo. Le grandi strumentalizzazioni

“Sei anni fa la tragedia di Lampedusa.Un naufragio di una imbarcazione libica usata per il trasporto di migranti a poche miglia dal porto di Lampedusa”.

Ad intervenire sul fenomeno migrazione è il segretario della Usb, Aldo Mucci che aggiunge: “Il naufragio provocò 368 morti e circa 20 dispersi, numeri che la pongono come una delle più gravi catastrofi marittime nel Mediterraneo. I media di tutta Italia hanno riportato,con grande risalto la notizia della straziante morte.La coscienza della politica nazionale e internazionale passò immediatamente ai fatti.Dibattiti e incontri di ogni tipo,la facevano da padrone.Finalmente le coscienze di tutta Europa,hanno preso il posto delle opinioni.Bisognava dare una mano a quei poveri e disgraziati esseri umani. Pensavamo fosse finalmente finita”.

“Non è trascorso molto tempo – continua Mucci -. Due imbarcazioni, probabilmente due barconi di legno, sono affondate la scorsa notte cinque miglia al largo della costa libica. Il numero delle vittime è talmente alto che l’ONU non ha esitato a definire l’ennesimo naufragio di migranti come la «peggiore tragedia dell’anno nel Mediterraneo»: almeno 150 morti, tra i quali un numero ancora imprecisato di donne e bambini. “E’ ora di ripristinare il soccorso in mare – dice l’Europa -, mettere fine alla detenzione dei migranti e rifugiati in Libia e aumentare i percorsi sicuri per uscire dal Paese, e questo deve avvenire ora, prima che sia troppo tardi per molte altre persone disperate”.La politica dei porti chiusi non scoraggia quanti sono determinati a fuggire dall’inferno libico.Secondo l’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati. tra il 2015 e il 2018 sono annegate nel Mediterraneo 15.544 persone partite dalla Libia. Tortura, detenzione, sfruttamento e violenze sessuali rappresentano l’orrore quotidiano per tanti rifugiati e migranti in Libia. Invece che mettere fine a questi abusi, l’Europa sta aiutando la Libia a proseguire nelle violazioni. Fornendo alla Guardia costiera libica formazione e imbarcazioni per trasportare i migranti indietro nel paese, i leader europei contribuiscono a sofferenze inenarrabili. Rifiutando le persone traumatizzate ed esauste di attraccare nei loro porti, l’Europa mette a rischio la vita delle persone. Le soluzioni esistono e cambiare questo sistema non è impossibile. Amnesty International ha chiesto ai leader europei la formulazione di un serio piano riguardante gli sbarchi, la riforma del sistema e percorsi sicuri e legali che forniscano alternative alle persone che s’imbarcano in viaggi pericolosi. Mentre in Libia, dove oltre 10.000 persone, tra cui 2.000 bambini, sono attualmente arbitrariamente trattenute in condizioni terrificanti nei centri di detenzione, è necessario porre fine alla detenzione arbitraria e indagare sulle accuse di tortura e maltrattamenti, reimpostando la cooperazione con il paese in materia di migrazione e dando priorità alla protezione dei diritti umani”.

“Mi sovviene un monologo della cara e indimenticabile amica Franca Rame, in solidarietà con gli immigrati clandestini, ospiti del Centro Sociale Leoncavallo. “Per fortuna che gli slogan sono liberi: “Basta con gli abusivi, i criminali sloveni, slavi, croati, albanesi e negri!” “Clandestino torna al tuo paesino” “L’Italia agli italiani, fuori gli africani!” Poi tutti a gran voce, comprese le signore: “Macché tolleranza, macché democrazia, coi calci in culo li cacceremo via!” Correva l’anno 1999. Oggi, la grande sofferenza dei migranti continua nella indifferenza europea. Alcuni migranti,come dice il Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, preferiscono farsi ammazzare piuttosto che tornare in Libia. Viviamo un tempo,dove gli interessi hanno preso il posto della coscienza. Ma non disdegniamo di affollare le chiese,scambiandosi un segno di pace”, conclude Aldo Mucci.

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