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MUSE: le parole che diventano immagini

Il MUSE (Machine Understanding for interactive StorytElling) è un progetto realizzato nell’ambito delle scienze informatiche e dei processi naturali della comunicazione linguistica che puntava a sviluppare delle nuove tecnologie in campo scientifico.

Il progetto è stato finanziato dall’Unione Europea, che ha messo a disposizione i suoi fondi al servizio dello sviluppo tecnologico. Intrapreso nel 2012 ed è giunto a una conclusione nel 2015, esso si è svolto principalmente all’università di Lovanio, in Belgio, con la collaborazione di altri paesi membri.

Si tratta di un programma che mirava a trasformare le parole in delle immagini interattive, una storta di storie tridimensionali che coinvolgono lo spettatore e gli danno l’impressione di essere immerso egli stesso nell’immagine.

Questa sorta di “traduttore per immagini” funziona secondo una modalità metaforicamente simile a quella della scheda video dei computer, che trasforma un segnale elettrico nel segnale ottico e visivo che vediamo normalmente sullo schermo. Nel primo caso si ha un input di vario genere, che può essere una storia per bambini oppure del materiale di divulgazione medica per pazienti, il cui linguaggio viene processato dal MUSE e tradotto in conoscenza visiva che rappresenta le azioni, gli attori, la trama e l’ambiente circostante.

Queste immagini vengono poi messe in scena per assomigliare il più possibile a dei mondi tridimensionali, grazie ai quali la persona che ne fa uso, sia essa un bambino, un paziente che deve essere ricoverato in ospedale o una persona con un deficit cognitivo, di esplorare il luogo attraverso l’interazione digitale, le ricostruzioni ambientali e il gioco guidato.

Per fare in modo che un sistema del genere funzioni, il MUSE è dotato di una tecnologia grazie alla quale degli specifici target nel linguaggio naturale, come delle precise ed esplicite strutture di azione e comportamenti tipici delle persone, vengono combinate con i dati visivi del contesto acquisiti dal mondo reale. Nello storytelling interattivo questo strumento sviluppa delle storie virtuali che mescolano azione e oggetto rappresentato, diventando un ponte tra la parola e il mondo digitale.

Il MUSE è in grado, grazie alle sue avanzate tecniche tecnologiche di creare delle storie molto complesse anche partendo da informazioni incomplete e inconsistenti.

Inizialmente si è pensato a due possibili applicazioni per questo strumento: innanzitutto si è pensato di utilizzarlo per creare delle storie per bambini altamente immersive, che consentano ai più piccoli di sentirsi essi stessi parte della storia. Una seconda ipotesi è stata quella di usarlo per consentire ai pazienti di interagire con le terapie mediche e prepararli così per le operazioni chirurgiche e la successiva convalescenza.

Uno degli obiettivi a lungo termine, invece, è stato quello di abilitare questa traduzione linguaggio naturale-mondo virtuale ad essere usata in altri differenti campi, come per esempio comunicare informazioni complesse, che sarebbero difficili da comprendere in forma scritta, ai cittadini. Si potrebbe inoltre dare la possibilità a persone con problemi di mobilità di esplorare luoghi nei quali altrimenti sarebbe loro preclusa la possibilità di andare.

Il MUSE simboleggia un enorme passo avanti nel campo dell’informatica e potrebbe realmente essere la chiave per semplificare la nostra comunicazione.

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