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Cronaca

Omicidio di pordenone: riflettori puntati sulle “particolari” relazioni sociali dei due giovani fidanzati

Teresa-Costanza-Trifone-RagoneIl muro eretto dai carabinieri sulle indagini dei due “fidanzati di Pordenone” si fa sempre più spesso: un ammiratore o un’ammiratrice delusa, un corteggiatore o una corteggiatrice respinta, una vendetta mafiosa, giri di sostanze sospette in palestre o discoteche.

Vengono pian piano alla luce le prime crepe sulla vita privata del sottufficiale Trifone Ragone, 29 anni, e della subassicuratrice Teresa Costanza, 30, uccisi a colpi di pistola martedì sera nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone. E proprio su queste “ombre” si concentra l’attività degli investigatori.

Intanto l’autopsia, eseguita dagli anatomopatologi Giovanni Del Ben e Paolo Fiorentino, ha confermato la dinamica dei fatti già ipotizzata: Ragone è stato centrato da due colpi di pistola, la fidanzata da tre, tutti mortali e al capo.

È stato possibile recuperare, in perfetto stato, tutti i proiettili sparati, messi ora a disposizione del perito balistico Pietro Benedetti. Un elemento cruciale in mano agli investigatori che garantirà l’associazione del proiettile all’arma, con assoluta certezza, qualora la pistola calibro 7.65 venisse recuperata. Un’arma questa che, come affermano gli investigatori, potrebbe anche essere stata maneggiata da una donna; un’arma poco potente adatta allo scopo: uccidere a distanza ravvicinata con una freddezza quasi robotica. Un omicidio senza dubbio “accorto” visto che le telecamere del parcheggio puntavano sull’ingresso della palestra; proprio da questo elemento si potrebbe dedurre la presunta premeditazione del killer.

Nel corso dell’esame autoptico sono stati anche prelevati campioni organici a disposizione per successivi approfondimenti, come le analisi tossicologiche, qualora la Procura volesse disporle: in questo caso, le risposte non potranno essere fornite prima di alcune settimane.

La lente di ingrandimento si sta spostando sulla vita dei due giovani, che appare adesso sempre più torbida. La ragazza siciliana, uccisa, si esibiva come ragazza immagine. “Particolari” anche le relazioni sociali della coppia. Dalla ricostruzione delle testimonianze raccolte sino a ieri sarebbe emerso che il militare avrebbe frequentato altre ragazze e avrebbe fatto da accompagnatore di donne anche più mature di lui. Informazioni sulle quali gli inquirenti cercano riscontri in tabulati telefonici, chat e computer. La subassicuratrice, invece, avrebbe subìto “avances insistenti” da parte di due uomini, avances peraltro confidate al compagno “Riservato, ma molto geloso”, come rivelato dai conoscenti, tanto da indurlo con fermezza a mettere in guardia i presunti pretendenti. Ma non è nemmeno escluso che dietro il delitto vi sia la mano di una donna follemente innamorata e delusa nelle sue aspettative.
In questo turbinio non si esclude né la pista mafiosa, né la pista delle sostanze stupefacenti e dopanti. La coppia frequentava palestre e discoteche. Ambienti dove non si esclude possano essere venuti a conoscenza di giri di spaccio. Possono avere visto o saputo di giri illeciti? In questo quadro si inserisce una possibile esecuzione che ha il sapore dell’eliminazione di testimoni scomodi.

Ci si chiede, vista la mancata reazione dei giovani davanti al loro esecutore, se non abbiano avuto il tempo di reagire o se conoscevano il loro assassino. “E’ probabile che lo conoscessero o che non avessero motivo di sospettare”, afferma il procuratore titolare delle indagini. “In una città tranquilla chiunque, magari alla richiesta di una informazione, aprirebbe la porta o abbasserebbe il finestrino dell’auto”, conclude il pm.

Marcella Lattuca
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