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Operazione antimafia “Assedio”: ecco le accuse ai sette arrestati

I Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento hanno eseguito nella giornata di ieri sette provvedimenti di fermo di indiziato di delitto emessi nei confronti di esponenti di vertice ed affiliati delle famiglie mafiose di Licata e Campobello di Licata.

L’importante blitz, ordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con il nome in codice “Assedio”, è stato eseguito da oltre 100 militari, supportati da un elicottero e da unità cinofile. Arrestato, per concorso esterno in associazione mafiosa, un consigliere comunale in carica del Comune di Licata. Filmati numerosi summit ed incontri segreti fra gli appartenenti al sodalizio mafioso. Accertata persino un’estorsione per lavori edili eseguiti in Germania. Numerose le perquisizioni effettuate.

La vasta operazione è il frutto di una complessa e prolungata indagine dei Carabinieri della Compagnia di Licata, iniziata nell’ottobre del 2017. L’inchiesta è stata svolta con le più sofisticate tecnologie di intercettazione telefonica ed ambientale, con sistemi di localizzazione satellitare e, soprattutto, con una instancabile attività di indagine vecchio stile, fatta di pedinamenti e servizi di osservazione.
Le telecamere dei Carabinieri hanno registrato numerosi incontri e riunioni segrete, evidenziando la completa ed attuale interconnessione tra tutti i componenti del sodalizio, nonché il legame a doppio filo con un rappresentante della famiglia mafiosa di Campobello di Licata.

Slot machines, ma anche i proventi dei parcheggi abusivi in località balneari quali Mollarella e poi ancora estorsioni, fino a coinvolgere anche un cantiere in Germania: sono questi i tratti salienti illustrati dai militari dell’Arma dei Carabinieri.

Ad essere sottoposti a fermo, sono stati: Vincenzo Bellavia; Angelo Graci, inteso Trappolina; Angelo Occhipinti, inteso Piscimoddu; Giuseppe Puleri, inteso Peppe; Giuseppe Scozzari; Raimondo Semprevivo; Giuseppe Salvatore Spiteri.

Nel dettaglio, queste le accuse mosse dalla Dda
Angelo Occhipinti inteso Piscimoddu di 65 anni: “quale promotore e organizzatore della famiglia mafiosa di Licata, per essersi occupato di garantire il costante coordinamento con gli altri associati, organizzando e partecipando a incontri e riunioni riservate con altri membri dell’organizzazione mafiosa finalizzati alla trattazione e alla risoluzione delle vicende di interesse mafioso e per avere gestito le principali dinamiche funzionali al controllo illecito del territorio quali: la riscossione delle cosiddette ‘messe a posto’, il controllo delle attività produttive, la composizione di contrasti tra privati facendo leva sulle capacità di intimidazione derivanti dall’appartenenza al sodalizio mafioso, con ruolo apicale”. Contesta anche l’aggravante: “per avere commesso il fatto mentre si trovava sottoposto alla sorveglianza speciale ed in ogni caso nei 3 anni successivi da quando ne era cessata l’esecuzione”.

Giuseppe Puleri, inteso “Peppe”, 39 anni: “per avere mantenuto contatti con gli esponenti di altre famiglia mafiose della provincia, partecipando a incontri riservati finalizzati alla trattazione di vicende di interesse per l’intera associazione nonché, intervenendo nella gestione delle illecite attività associative quali: la riscossione e l’impiego dei proventi derivanti dalle ‘messe a posto’ e la regolamentazione della dislocazione delle attività imprenditoriali dedite all’uso di macchine per il gioco d’azzardo”.

Vincenzo Bellavia, 34 anni: “della famiglia mafiosa di Licata, per avere mantenuto un costante collegamento anche con esponenti di altre famiglia mafiose, cui veicolava messaggi da e per conto del capo della famiglia, Angelo Occhipinti, e avere contribuito all’approvvigionamento ed alla gestione della cassa comune della famiglia mafiosa”.

Angelo Graci, inteso “Trappolina” di 31 anni, e Giuseppe Salvatore Spiteri di 45 anni: “della famiglia mafiosa di Licata, occupandosi della trasmissione di informazioni tra altri associati nonché partecipando a incontri destinati alla trattazione di questioni concernenti dinamiche associative e svolgendo mirata attività di sorveglianza delle strutture logistiche utilizzate dalla consorteria per gli incontri riservati”.

Giuseppe Scozzari, 46 anni: “perché, concorreva, senza prenderne parte, nell’associazione mafiosa, ponendo in essere, a fronte della promessa di voti elettorali garantitagli dall’associazione, le seguenti condotte: nell’esercizio delle sue funzioni di responsabile del servizio tecnico del presidio ospedaliero di Licata garantiva corsie preferenziali per l’accesso ai servizi dell’Asp a soggetti indicati da Occhipinti; nell’esercizio delle funzioni di consigliere metteva a disposizione il proprio peso politico all’interno del Comune per fare ottenere a Occhipinti e a Raimondo Semprevivola regolarizzazione amministrativa di un’area sottoposta a sequestro”.

Angelo Occhipinti e Raimondo Semprevivo di 47 anni: “perché, in concorso tra loro, con violenza e minaccia, costringendo (omissis) a consegnare 5 mila euro a Semprevivo, si procuravano un ingiusto profitto”.

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