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Operazione antimafia “Xydi”, Fondazione Caponnetto: “attenzionamento Borrometi, è peggio di una minaccia”

“Oggi la Dda di Palermo con i Ros dei carabinieri ha dato origine alla operazione “Xydi” con decreto di fermo di indiziato di delitto per 23 indagati.

Una operazione che ha colpito sia cosa nostra che la stidda. Dall’operazione emerge che i soggetti indagati hanno attenzionato il giornalista Paolo Borrometi che, per il suo impegno antimafia, crea fastidio a chi vuole inabissarsi. La Fondazione Antonino Caponnetto e l’Omcom (Osservatorio Mediterraneo Criminalità Organizzata e Mafia) esprimono il proprio totale appoggio al giornalista Paolo Borrometi ed alle sue inchieste e si pongono al suo fianco portandogli la propria totale solidarietà per questo attenzionamento che non va in alcun modo sottovalutato. L’attenzionamento è peggio di una minaccia”.

Lo dichiara Salvatore Calleri presidente della Fondazione Caponnetto che riporta un estratto delle intercettazioni rilevate nell’Ordinanza di fermo:

“CASTELLO rappresentava che la sua esigenza di recarsi a Licata o comunque di allontanarsi da Marzamemi derivava dalle attenzioni rivoltegli dal giornalista “BORROMETI” che voleva realizzare un film sulla mafia incentrato proprio su di lui:

CASTELLO: io, siccome me ne devo andare da Marzamemi…

BUGGEA: …parole incomprensibili…

CASTELLO: quale è?

BUGGEA: Giovanni… dice che c’è un giornalista …parole incomprensibili…

CASTELLO: si ma non è che gli ho detto niente a lui…

BUGGEA: no, mi ha detto…

CASTELLO: lui le legge queste cose su internet…

BUGGEA: “lo zio Simone” – dice – “c’è un giornalista che …parole incomprensibili…”

CASTELLO: ma ce ne sono articoli, minchia, … questo qui, BORROMETI… questo che è scortato, questo di… a parte il libro che ha fatto, lui ha fatto un post, pubblicato e riportato da La Sicilia di Catania… si mette e si fa i film… questo vuole fare un film e lo vuole fare sopra di me a quanto pare…

(…)

CASTELLO: che poi mi trattenevo … quello di Bagheria che è da 40 anni che è in carcere, solo che è uscito questo mese e se n’è venuto a Marzamemi, ora è da 21 anni che è là dentro, bello, sempre di fila e dice che si trova là a svernare, cose… e poi io che passeggio il cane, cose, cene nelle barche con imprenditori più grossi d’Europa, di tutto il mondo… uno che lo legge dice … “ma questo, ma che sta facendo? Di che cosa sta parlando? Un film… e mira… siccome ha fatto prima il libro ora mira a fare il film tipo SAVIANO… e io sono stato pure dall’avvocato… dice “che dobbiamo fare? Che dobbiamo fare?” Ho detto: “ca niente, che dobbiamo fare?” – dissi – “però teniamo presente…”. Dice “perchè, vede, se ci fai una querela e il pubblico ministero l’archivia” – dice – “non ce lo leviamo più di sopra…”. “No – gli ho detto – io non devo fare niente… lasciamo stare, vediamo gli eventi come vanno.” Ma è messo, io intanto, ora ci stanno dando questa possibilità perchè c’è qualcuno che gli dà qualche, qualche dritta da lì… perchè il fatto che questo sa che io passeggio il mio cane, cose… gliele possono solo dire… e c’è qualcuno, che secondo me, o per antipatia o…”

“A tal proposito giova evidenziare che l’evidente malumore di CASTELLO (determinato dalla circostanza che giornalisti impegnati sul fronte antimafia potessero condurre inchieste sulle sue occupazioni e stili di vita attuali) in realtà soltanto apparentemente traeva origine dal mero fastidio per l’ingerenza nella propria vita privata o per la violazione della privacy.

In realtà le preoccupazioni dell’uomo d’onore villabatese risiedevano nell’intenzione e dunque nella necessità di mantenere un profilo sempre basso che gli potesse assicurare, dopo la sua scarcerazione, proprio quell’ “inabissamento” che, come è noto, aveva costituito per il suo mentore mafioso Bernardo PROVENZANO una regola di vita, a tal punto da imporla a tutti coloro i quali si riconoscevano nella sua guida mafiosa.

E che una simile vicenda non riguardasse soltanto il singolo associato bersaglio delle inchieste, ma coinvolgesse le necessità dell’intera associazione di rimanere invisibile rispetto alle iniziative giudiziarie, si intuiva chiaramente dalla decisione del CASTELLO di richiedere ospitalità in altri paesi siciliani presso altre famiglie mafiose (quale era quella capeggiata dal BUGGEA). “

“Prendendo spunto dalla sovraesposizione che CASTELLO asseriva di correre a causa delle attenzioni del giornalista BORROMETI, BUGGEA – così dando sconcertante dimostrazione della capacità di ottenere notizie sulle indagini in corso – informava l’esponente mafioso palermitano del fatto che qualcuno aveva scritto una lettera anonima indirizzata all’Autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria e che riguardava il paese di Ravanusa”.

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