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Operazione “Passepartout”: la paura di essere intercettati, Nicosia cambiava macchina periodicamente

Emergono i primi particolari dopo l’operazione antimafia denominata “Passepartout” condotta dai militari dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che nella giornata di ieri ha portato all’arresto per cinque persone ritenuti appartenenti o comunque contigui alla famiglia mafiosa di Sciacca.

Si tratta di soggetti che, alcuni dei quali, non abbassavano mai la guardia, consci probabilmente di essere intercettati. Significativo pare essere infatti l’atteggiamento di Accursio Dimino, detto “Matiseddu”, già condannato per associazione mafiosa, quando – come ricostruito dai magistrati della Dda – parlando con Antonello Nicosia, ritenuto dagli inquirenti organico alla famiglia mafiosa saccense, avrebbe parlato di presunte questioni mafiose in linguaggio enigmatico all’interno dell’auto di quest’ultimo.

Auto che, secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Nicosia avrebbe cambiato periodicamente, più o meno ogni quaranta giorni, per i propri spostamenti.

Secondo una intercettazione degli investigatori, Nicosia avrebbe infatti rivelato nel giugno del 2018 di fare ricorso a questo stratagemma per “evitare l’installazione di microspie, dimostrando di conoscere molto bene modalità e tempi di attivazione delle intercettazioni”.

“Già ne ho un’altra ordinata – rivelava lo stesso Nicosia -…No… impazziscono… possono solo impazzire, monta e smonta, monta e smonta che minchia mi interessa”.

Un comportamento che – sempre secondo i magistrati della Dda – sarebbe servito ad evitare che i discorsi intrattenuti fra le persone indagate non potessero essere ascoltati da altri.

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