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Perfetti Sconosciuti: “l’emblema della convivialità”

perfetti sconosciuti 1La vita è l’unico vero teatro: composta da molteplici prove, dietro le quinte composite, prime e repliche complesse.

La nostra vita ha alcuni palcoscenici che ci proiettano in base al pubblico che si siamo scelti: la camera da letto, la cucina, il luogo di lavoro e quello dello svago. Un poker nel quale “siamo e non siamo” relativamente agli occhi che potranno giudicarci.
La cucina è l’Asso di Quadri: «Dimmi come e cosa mangi e t’inquadrerò!»

Il cineasta Paolo GENOVESE ha perfettamente scelto l’emblema della convivialità.
Ci offre per prima i rumori di fondo, gli attrezzi che vengono correttamente sistemati, il pubblico che comincia a individuare in quale personaggio si specchierà. Ci presenta i protagonisti che si preparano per raggiungere gli amici che offrono la cena e ce li presenta scorretti verso l’altro membro della coppia; dove questi appaiono sinceri, normalmente sinceri, siamo spinti a chiederci dove sta l’inganno.

Ecco come ci appaiono: Carlotta (Anna FOGLIETTA: [email protected] | NOI E LA GIULIA), a casa propria, non sta preparandosi per un altro appuntamento?; suo marito Lele (Valerio MASTANDREA: BORIS | OGNI MALEDETTO NATALE | LA FELICITÀ È UN SISTEMA COMPLESSO) non vorrebbe dedicarsi al momento che ricerca con l’identità dall’altra parte del suo telefono?; Cosimo (Edoardo LEO: ) e Bianca (Alba ROHRWACHER: ) sono affiatati, ma c’è una sorta di distacco con il gruppo di amici del marito. Eva (Kasia Smutniak: LA PASSIONE | ALLACCIATE LE CINTURE) e Rocco (Marco GIALLINI: TUTTA COLPA DI FREUD | LORO CHI? | SE DIO VUOLE) cucinano, tutto sembra ben orchestrato, non con l’approccio con la figlia adolescente Sofia (Benedetta PORCAROLI: TUTTO PUÒ SUCCEDERE); Peppe (Giuseppe BATTISTON: PANE E TULIPANI | LA VARIABILE UMANA | LA SEDIA DELLA FELICITÀ) è l’ultimo ad arrivare: impegni o non è tanta la voglia di unirsi? Sembra una scusa che la sua fidanzata si sia sentita male all’ultimo momento tanto da non poter uscire.

Eva è una psicologa e, come a costringere a presentarsi alla sua tavola un alibi per manifestare le proprie debolezze, è lei che propone di rendere scatole trasparenti le «scatole nere» che sono diventati gli smartphone: «Tanto noi non abbiamo segreti, no?» Come tirarsi indietro? Chi lo farebbe confesserebbe.

Nella luce della casa (la cui fotografia è a opera di Fabrizio LUCCI: IMMATURI | ANNA KARENINA | IL PROFESSOR CENERENTOLO), l’arredamento confortevole e rusticamente colto e collettivo, le portate (sopra a tutte, gli attori ricordano gli gnocchi ab libitum ciak dopo ciak), i calici, l’eclissi lunare, le candele, il grande tavolo che permetterà loro di affiancarsi e di fronteggiarsi sono il protagonista altro, quello dei legami. Una volta entrati nella scena di tutti, a casa degli amici, gli invitati non si siedono come fossero a casa propria (siamo ancora nella fase “ante-guerra”). Come potrebbero?

Eccoli – uomini e donne, in buona dose non più amici, non più amanti, non più famiglia – nelle scappatoie che celano paure e attese. Eccoli che si muovono su campi minati latenti. Ci vien dato sapere quali sono le cose che salteranno fuori, e quali personaggi salteranno dalla sedia, e quale emozione/intelletto dirigerà l’orchestra: l’estraneità!
Sono amici, sono coppie, sono (da subito per lo spettatore) perfetti sconosciuti.
In pochi bit di vita, i sotterfugi che sembrano avere donato aria pulita e ampie vedute di campi fioriti, nella stessa misura di vendette e ripicche ai coniugi, diventano sinonimo di smartphone: si, le vite… ogni protagonista vorrebbe che la propria vita diventasse smart/intelligente, ma al tavolo delle verità tali stratagemmi risultano, a conti fatti, senza alcuna gemma fertile!

L’espediente è narrativo; è auto-critico; è indicativo; il balletto a cui nessuno può tirarsi indietro… ogni giorno della propria vita!
Anche quando si affacciano in terrazza (dalla modesta metratura) non c’è boccata d’aria per i protagonisti. Non c’è quando i segreti diventano di tutti e occorre cavalcarli imbizzarriti!
Regista e sceneggiatori e attori montano personaggi dal ritmo comico moderato perché si vanno sempre più rivelando faglie precarie, non si deve ridere, ed io non definisco un film, una storia di questo tenore una “commedia”. Il ritmo è dato dalle bolle di sapone che esplodono contro chi dà per scontato un essere umano e la sua presenza secondo regole proprie.
Giallini/Rocco è sornione, il più adulto, tonante e felpato; Smutniak/Eva è retroattiva, una direttrice che vuole e non vuole esserlo (spesso lascia la propria bacchetta); Mastandrea/Lele è pregnante tanto è disperato disincantato leale davanti al crocevia, dimentico di difendere sé stesso quando esplode la bolla più gravida; Foglietta/Carlotta fine e disperatamente precisa, sapida la sua femminilità indebolita; Rohrwacher/Bianca (Alba ROHRWACHER: LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI | IL RACCONTO DEI RACCONTI | VIVA LA SPOSA) intelligente architetto di una donna; Leo/Cosimo (Edoardo LEO: NOI E LA GIULIA | SMETTO QUANDO VOGLIO) si offre a ogni suo collega, si piega a ogni rivelazione; Battiston/Peppe largisce il suo timbro brioso in una presenza ricercata, con sfuriata sofista.
Gli attori hanno lavorato insieme diverse volte. C’è sintonia, c’è solidità stilistica, c’è bravura! Plastici. Belli!

La coralità degli sceneggiatori (pur essendoci una sola donna: Paolo GENOVESE, Filippo BOLOGNA, Paolo COSTELLA, Paola MAMMINI e Rolando RAVELLO) non annacqua le situazioni o non ridonda i caratteri. Lo cogliamo subito il taglio essenziale del dettaglio, del dire in vece dello spiegare: i testi e le azioni sono quadrati, lo svolgersi delle scene hanno la determinazione della vestizione-svestizione! L’onere stilistico è, per natura della rivelazione, impietoso.
Grazie.
Quante cose capitano in questa cena: ma non le onde d’urto non arrivano dal pietismo e/o dalla drammaticità di una malattia celata.
Grazie.
Che vi sia tanto è una scelta doverosa: in un unico pasto è rappresentata la corretta rosa di segreti pruriginosi e ipocrisie dei desideri!
Grazie.
Tuttavia, il finale si immette a tutta velocità per una via parallela, inaspettata. Ci si chiede se il dolore dell’esser colti in fallo non può che produrre una eclissi di quanto non siamo disposti né capaci di sopportare e supportare e suturare.

Io ho visto che la luna, nella sua eclissi, ha svelato in ogni personaggio tutto ciò che, vulnerabilmente, è trasalito nei segreti cuori per un solo battito, finché la sfida di Eva è caduta e la cena è andata avanti con la normalità di cui s’è… ehm… di cui i protagonisti di PERFETTI SCONOSCIUTI sono opportunisticamente assuefatti.
La luna/Genovese ha riflesso cosa succederebbe, o è successo altrove, o sta succedendo… dentro e fuori ogni vita che orbita senza corrispondenza…

Prodotto da Marco BELARDI (fondatore e presidente della LOTUS PRODUCTION, società membro della LEONE FILM GROUP) per MEDUSA FILMS, il film è uscito l’11 febbraio e, con San Valentino a pochi giorni di distanza, ha avuto una accoglienza tale da surclassare (nel week-end di uscita) con incassi da record al botteghino i film di Tarantino e Stiller.
Il progetto PERFETTI SCONOSCIUTI, ne sono compiaciuto, sarà rappresentato nei teatro, di tutto il mondo.

Alzate gli occhi, anche nel teatro dei vostri segreti che una luna… Intorno a chi graviterete: luna o viltà?

Maurizio Cacciatore

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