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Piera Aiello con Ignazio Cutrò: “Un esempio per me e per tutti i Siciliani Onesti”

“Rivolgo il mio pensiero, in queste ore, ad un combattente, ad un Amico, Ignazio Cutrò; siciliano anche lui, ha deciso di RESTARE dopo aver denunciato i suoi aguzzini. Un esempio per me e per tutti i Siciliani Onesti”.

Lo afferma Piera Aiello, testimone di giustizia e parlamentare del Movimento 5 Stelle, che aggiunge:

“Nei giorni scorsi, è stato inflitto un durissimo colpo alla mafia agrigentina, pioggia di 41 bis per i boss di “Montagna” e “Nuova Cupola”; il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ha, infatti, firmato importantissimi provvedimenti, riconfermando la misura per i boss emergenti Giovanni Tarallo e Francesco Ribisi, catturati nell’operazione “Nuova Cupola” e rinchiusi in carcere dal 2012 dopo una condanna di oltre dieci anni. Il regime del 41bis è stato applicato anche a Francesco Fragapane, ritenuto a capo della mafia agrigentina; Calogerino Giambrone, reggente del clan di Cammarata e San Giovanni Gemini; Pasquale Fanara, esponente di spicco di Favara; Giuseppe Nugara, ritenuto a capo del clan di San Biagio Platani e Giuseppe Spoto, reggente della famiglia Bivona. Il provvedimento sarebbe in arrivo anche per Antonio Vizzì, a capo della famiglia di Raffadali”.

“Adesso – continua Piera Aiello – è il momento di occuparsi di Lui e della sua famiglia; sono in pensiero per lui. Leggo e rileggo alcuni passi tratti dalle intercettazioni del 6 febbraio 2014 tra Giuseppe Nugara, ritenuto a capo della famiglia di San Biagio Platani, ed un allevatore del posto, riferito al testimone di giustizia Ignazio Cutrò: “Appena lo Stato si stanca… che gli toglie la scorta poi vedi che poi…”. Era questo uno dei passaggi dell’intercettazione. Oggi Ignazio Cutrò è senza scorta, e da tempo porta avanti una battaglia affinché tutta la sua famiglia torni ad essere protetta e non solo la sua persona”:

“Ignazio, nei giorni scorsi, è tornato a far sentire la propria voce: “Ho appena appreso la notizia che il capomafia di San Biagio Platani Giuseppe Nugara, cioè la persona che intercettata dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta ‘Mafia della Montagna’, risulta essere destinatario in carcere della misura speciale del 41 bis insieme ad altri esponenti di spicco della mafia agrigentina fra i quali Giuseppe Spoto reggente della famiglia mafiosa di Bivona.
Il Ministro di Grazia e Giustizia ritiene che queste persone siano pericolosissime e pertanto ha disposto per loro il regime del carcere duro. E poi dicono che io e la mia famiglia non corriamo alcun pericolo. In tutto ciò assisto con sdegno e umiliazione al silenzio di quelle istituzioni che dovrebbero proteggerci”.

“Dove sono quegli organi dello Stato che dichiaravano che la famiglia Cutrò non aveva nulla da temere?- si è ancora domandato il testimone di giustizia – Perché non hanno il coraggio di dire che si sono sbagliati e che la mia famiglia va pienamente protetta? Hanno vergogna a dire che hanno preso una decisione sbagliata oppure non hanno proprio vergogna visto e considerato che, ancora oggi, tacciono spudoratamente? IO NON MI SONO GIRATO DALL’ALTRA PARTE QUANDO SI E’ TRATTATO DI DENUNCIARE, LORO INVECE HANNO VOLTATO LE SPALLE AD UNA ONESTA FAMIGLIA”.

“Mi sono recata personalmente da Ignazio la scorsa settimana, ho rivolto lui la mia solidarietà e la promessa che mi occuperò personalmente della sua situazione. E’ arrivato il momento di ridare dignità a Chi ha donato la propria vita allo Stato. Ignazio non sei solo!”, conclude Piera Aiello.

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