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Editoriali Spalla

Quanto ci manca Giovanni Bivona…

Era la primavera del 2003, c’erano le elezioni provinciali (e già questo, viste le vicissitudini future dell’ente, permette di parlare di una vera e propria altra era storica).

Non c’era ancora YouTube, non c’erano i social, quelli arriveranno qualche anno dopo. Il passaparola non era a suon di immagini aperte tramite link su chat, ma a suon di racconti: “U vidisti a chiddu? U vidisti di videu ca fici?”.

Più o meno erano queste le frasi che più si ripetevano ad Agrigento, perché tutti avevano visto sulle tv locali il video promozionale di Giovanni Bivona. Lui, barbiere di professione, era diventato popolare grazie alla trasmissione Opinioni di Lelio Castaldo, in onda su Teleacras.

Prima solo ad Agrigento, poi lì dove prendeva Teleacras e dunque anche a Palermo e nel resto della regione, successivamente grazie ai social il suo nome ed i suoi consigli di vita gireranno anche in tutta Italia. In quella primavera, Giovanni Bivona, venuto a mancare pochi anni fa, aveva deciso di candidarsi. Era stato inserito all’interno della lista Patto per la Sicilia, uno dei primi esperimenti autonomisti di attori ex democristiani, nell’epoca in cui era stato lanciato il partito “Nuova Sicilia” e qualche anno prima della nascita dell’Mpa di Lombardo.

Bivona era ignaro di queste dinamiche post democristiane e pseudo autonomiste, probabilmente ha accettato perché, nella sua genuinità spesso scambiata per altro dagli agrigentini, ci credeva. Ed il suo video promozionale, oggi si direbbe, era diventato “virale”.

L’inno italiano di sottofondo, lui che esce dal palazzo della provincia urlando “Sto arrivando” e poi l’immancabile frase “Grazie che ho bevuto”, un vero e proprio suo mantra, pronunciato mentre è in fila davanti la fontana di Bonamorone. Era un video semplice, ma ben articolato quello suo. Ed all’epoca però faceva molto ridere: la candidatura di Giovanni Bivona era ritenuta una provocazione, fatta apposta per piazzare qualcosa di surreale in un momento solitamente così “serioso” quale quello della campagna elettorale.

Ma la realtà di oggi ha superato, e di gran lunga, ciò che nel 2003 appariva surreale. Se Giovanni Bivona suscitava risate per via del suo personaggio, oggi si ride per coloro che invece vorrebbero apparire seri.

E la cosa ancora più tragicomica, è che per apparire seri ci si impegna: il risultato della risata finale non solo non è voluto, ma originariamente nemmeno contemplato. Si è ancora all’inizio di una campagna elettorale che si prevede molto tribolata e già sono stati visti video, annunci, slogan, foto e quant’altro di studiato per apparire seri. Ma, alla fine, il risultato ha compreso solo vistose od amare risate.

Ecco perché ci manca Giovanni Bivona: nel suo video niente di studiato, nessun copione recitato e quel “protestiamo” ripetuto più volte fino a sbattere i pugni sul muro che dava il segno di una reale insofferenza manifestata a suo modo davanti una telecamera.

Una genuinità che manca ed una risata che, a distanza di 16 anni, da comica diventa tragicomica costituiscono ulteriori motivi per chiedere, a tutti i futuri candidati, di evitare annunci o campagne elettorali studiate a tavolino, con tanto di esperti di marketing e comunicazione. Siate spontanei, perché tanto nessuno vi crederà e forse, alla lunga, la spunterà chi eviterà di spendere tempo e soldi per far ridere gli agrigentini. Facendo risparmiare ai cittadini, tra le altre cose, un’ennesima danza tra le macerie.

Mauro Indelicato – Infoagrigento.it

(Guarda il video – fonte Teleacras)

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